Come trattenere l'energia che ci attraversa. Paesaggi
Silvia Mariotti, Aria buia 2015 – 2020, stampa inkjet carta cotone su dibond
Dal 8 Marzo 2021 al 30 Aprile 2021
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzetto Tito
Indirizzo: Dorsoduro 2826
Enti promotori:
- Città di Venezia
- Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa
Telefono per informazioni: +39 041 5207797
E-Mail info: [email protected]
Negli ultimi tempi abbiamo imparato a guardare alla natura come ad una forza che ci attraversa, invade le nostre vite e può decidere della nostra morte. Lo sguardo del sentire comune è minacciato, perché una parte della scienza e dell’arte, in continuità con l’estetica classica, ci ha raccontato che possiamo misurare e controllare gran parte dei fenomeni del nostro ecosistema. Ma così non accade, non accade sempre. Alla razionalità del vedere il mondo dalla cornice, si associa la scoperta delle radici, della materia, della chimica a cui apparteniamo, inesorabilmente: ciò che ci attraversa ci può trafiggere.
Così, l’affaccio umano al paesaggio si nutre di composizioni e sguardi stranianti, in cui gli elementi primari, luce e acqua, si trasformano in fenomenologie fatte di ombre e concrezioni, paradossi della materia, rappresentazioni metamorfiche di suoni e immagini. La natura si percepisce con veli di inquietudine e tensione, sgomento e malinconia. E tutto accade nel sentire inaspettato ciò che il pensiero solitamente dimentica e coglie come estraneo, soprattutto quando è autisticamente impegnato nella costruzione sociale, nella crescita del sapere tecnologico, nella preoccupazione dello sviluppo economico.
Il progetto espositivo Come trattenere l'energia che ci attraversa riunisce rappresentazioni che inducono i nostri sensi e la mente a ri-pensare, ri-misurare la nostra connessione con la natura. Immaginato per capitoli, con opere che si aggiungono e modificano l’allestimento nel corso del tempo, racconta della fragilità e precarietà di questo legame. Visioni senza corpi umani, ma che rimandano al fantasma della nostra mente, che si sente organismo, ma di questa origine fatica a darsi una misura. I tentativi proposti manifestano una intima inquietudine, uno spiazzamento e una lateralità lirica.
La mostra si sviluppa e si articola con il movimento delle opere, una crescita che produce collegamenti, differenze e legami. Lo spazio espositivo diviene un terreno instabile e aperto, ricco di varianti e significati, fino ad un completamento, ad un possibile accordo finale.
L’iniziativa non prevede inaugurazioni, ma un allestimento lento e diluito, la possibilità di assistere a questo processo dal vivo, in presenza, se possibile, oppure on line, grazie ai materiali prodotti dal display delle opere. Ogni paesaggio una relazione, un incontro, una riflessione nel luogo che accoglie il lavoro.
Dieci interventi di artisti emergenti e affermati, molti appartenenti ad una storia anche recente dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, con i linguaggi che vanno dalla scultura alla pittura, dalla fotografia all’installazione audio e al video.
Ad oggi sono allestiti i lavori di Fabio Roncato, Silvia Mariotti, Francesco Jodice, Silvano Tessarollo, Marina Ballo Charmet. La prossima settimana i contributi al progetto di Maria Teresa Sartori e Davide Quayola.
Così, l’affaccio umano al paesaggio si nutre di composizioni e sguardi stranianti, in cui gli elementi primari, luce e acqua, si trasformano in fenomenologie fatte di ombre e concrezioni, paradossi della materia, rappresentazioni metamorfiche di suoni e immagini. La natura si percepisce con veli di inquietudine e tensione, sgomento e malinconia. E tutto accade nel sentire inaspettato ciò che il pensiero solitamente dimentica e coglie come estraneo, soprattutto quando è autisticamente impegnato nella costruzione sociale, nella crescita del sapere tecnologico, nella preoccupazione dello sviluppo economico.
Il progetto espositivo Come trattenere l'energia che ci attraversa riunisce rappresentazioni che inducono i nostri sensi e la mente a ri-pensare, ri-misurare la nostra connessione con la natura. Immaginato per capitoli, con opere che si aggiungono e modificano l’allestimento nel corso del tempo, racconta della fragilità e precarietà di questo legame. Visioni senza corpi umani, ma che rimandano al fantasma della nostra mente, che si sente organismo, ma di questa origine fatica a darsi una misura. I tentativi proposti manifestano una intima inquietudine, uno spiazzamento e una lateralità lirica.
La mostra si sviluppa e si articola con il movimento delle opere, una crescita che produce collegamenti, differenze e legami. Lo spazio espositivo diviene un terreno instabile e aperto, ricco di varianti e significati, fino ad un completamento, ad un possibile accordo finale.
L’iniziativa non prevede inaugurazioni, ma un allestimento lento e diluito, la possibilità di assistere a questo processo dal vivo, in presenza, se possibile, oppure on line, grazie ai materiali prodotti dal display delle opere. Ogni paesaggio una relazione, un incontro, una riflessione nel luogo che accoglie il lavoro.
Dieci interventi di artisti emergenti e affermati, molti appartenenti ad una storia anche recente dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, con i linguaggi che vanno dalla scultura alla pittura, dalla fotografia all’installazione audio e al video.
Ad oggi sono allestiti i lavori di Fabio Roncato, Silvia Mariotti, Francesco Jodice, Silvano Tessarollo, Marina Ballo Charmet. La prossima settimana i contributi al progetto di Maria Teresa Sartori e Davide Quayola.
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