François Reboul. Beyond Chaos / From Chaos to Freedom
Dal 1 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Spazio SV e Atelier François Reboul
Indirizzo: Sedi varie
Orari: Spazio SV dal 4 al 10 maggio 2026, dalle 10 alle 18 dall’11 maggio al 22 novembre, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 chiuso il lunedì; all’Atelier François Reboul su prenotazione a info@francoisreboul.com
Curatori: Vittoria Brachi
Costo del biglietto: ingresso gratuito
E-Mail info: info@spaziosv.com
Il progetto, articolato tra Spazio SV - ex scoletta San Zaccaria - e l’atelier dell’artista, riunisce la nuova serie di lavori avviata nel 2020, incentrata su una rilettura personale dell’espressionismo astratto. Attivo tra Venezia e la Provenza, Reboul si confronta con la tradizione della Scuola di New York attraversandone i codici con uno sguardo critico che ne mette in discussione i presupposti, riattivandone le possibilità e restituendo alla pittura una dimensione processuale, costruita nel gesto.
In esposizione quaranta dipinti che seguono una progressione evidente, sia nelle dimensioni sia nella densità della materia pittorica. Le superfici, spesso ruvide e segnate, rendono visibile il lavoro del pennello. Il quadro non nasconde il proprio farsi ma lo espone, come afferma Vittoria Brachi, curatrice della mostra, “ogni elemento pittorico, ogni strato della tela è la testimonianza del passaggio dell’artista con il suo pennello, del colore acrilico sul supporto che scivola o, viscoso, rimane impastato su se stesso formando elementi tridimensionali che brillano o sporgono dalla superficie del quadro”.
I formati verticali insistono sulla frontalità e sull’assenza di profondità illusionistica. Non c’è un vero sfondo: tutto avviene in superficie. È qui che il colore agisce, attraverso accostamenti intensi che sembrano trattenere una memoria lontana della tradizione veneziana, da Tintoretto a Tiepolo.
All’interno di questa struttura apparentemente rigorosa, la pittura di Reboul introduce elementi di instabilità. Le immagini oscillano tra astrazione e figurazione: una parte delle sue opere mostra corpi, spesso femminili, che affiorano e si disfano nella materia, fino quasi a perdere consistenza. Un altro elemento che distingue il suo lavoro rispetto alla genealogia dell’espressionismo astratto è l’introduzione di una tensione chiaroscurale. Linee scure - nere o blu - attraversano le superfici, costruendo margini, suggerendo profondità, articolando uno spazio che non rinuncia del tutto a una dimensione tridimensionale.
La pittura diventa così un campo di forze in cui convivono livelli diversi: scomposizione e ricomposizione, controllo e perdita, gesto e struttura. In questo equilibrio instabile, Reboul si avvicina a una dimensione quasi surrealista, dove l’immagine emerge per frammenti, come da un processo inconscio.
Per l’artista, l’astrazione non è un esercizio formale, ma una pratica necessaria: «l’astrazione è una forma di libertà». Il gesto pittorico diventa allora un modo per interrompere il flusso del pensiero, per fissare sulla tela una tensione immediata, non mediata. Le opere restituiscono così una serie di “situazioni visive”: campiture e linee generano movimenti, suggeriscono traiettorie, attivano nello sguardo dello spettatore un continuo processo di riconoscimento e perdita. In alcuni lavori emergono configurazioni che sfiorano la figura, senza mai stabilizzarsi.
Anche quando il riferimento al corpo si fa più esplicito, Reboul evita ogni intento descrittivo. Volti e anatomie restano allo stato di traccia: segni minimi, quasi elementari, a cui è il colore a conferire intensità emotiva. Più che costruire immagini, la pittura di Reboul sembra portarle al limite della loro formazione, in una zona ambigua dove il visibile è ancora in fase di definizione.
François Reboul è un artista francese che vive e lavora tra Venezia e la Provenza. Fin dalla giovane età interessato all’arte moderna, individua nell’espressionismo astratto e nella Scuola di New York i riferimenti principali della sua ricerca. Determinante è il viaggio negli Stati Uniti nel 1960, che lo mette in contatto diretto con la scena artistica americana. Rientrato in Francia, intraprende però una carriera come medico oncologo tra Europa e Stati Uniti, mantenendo nel tempo un legame con gli ambienti culturali e sviluppando parallelamente una pratica fotografica, alimentata da lunghi viaggi in Asia e Sud America. È solo durante il primo lockdown che torna alla pittura, scegliendo di dedicarsi interamente alla propria vocazione originaria. Da allora sviluppa una pratica quotidiana, dando forma a un corpus di opere incentrato su una rilettura personale dell’espressionismo astratto.
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