Luca Barberini. Calle de le Fenice 1958 | Speciale edition Venezia + Collettiva

Luca Barberini, Folla, 2009 (part.)

 

Dal 10 Dicembre 2017 al 31 Dicembre 2017

Venezia

Luogo: Wunderkammer9

Indirizzo: San Marco 1958 Calle de la Fenice

Curatori: Adolfina De Stefani con la collaborazione di Maria Vittoria Baravelli

E-Mail info: adolfinadestefani@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.cittadellarte.org


Comunicato Stampa:
Sabato 9 dicembre 2017 alle ore 18.00 a WUNDERKAMMER9 viene presentata l’opera site specific dell’artista Luca Barberini Calle de le Fenice 1958 | Speciale edition Venezia e la collettiva con Mirella Bettella, Graziella Mario, Alessandra Gusso, Francesca Lunardo, Kate Kalniete, Sergio Marchioro, Maristella Martellato, Sandra Marzorati, Agustina Perez Pellegrini, Myriam Siragusa, Luciana Zabarella, Fanny Zava a cura di Adolfina De Stefani con la collaborazione di Maria Vittoria Baravelli presentazione critica a cura di Barbara Codogno.
Calle della Fenice 1958 - Special edition Venezia è l’ultimo progetto site specific dell’artista Luca Barberini.
Luca Barberini artista contemporaneo conosciuto per la sua traduzione innovativa del mosaico ha ideato per l’occasione “Calle della Fenice “ Special Edition Venezia il cui titolo è chiaro riferimento alla strada in cui la galleria è ubicata, proprio alle spalle del celebre teatro.

Il concept del progetto nato nell’anno 2013 a Ravenna con “Via di Roma 136” si sviluppa attraverso la creazione di condomini immaginari in cui in ogni finestra l’artista inscena attimi di vita quotidiana o presunti tali, intrisi di riferimenti culturali estremamente attuali per la città che si cerca di rappresentare.

Dopo Via di Roma, Luca Barberini arriva a Venezia nell’anno della sua 57* Esposizione Internazionale d’Arte.

Scrive la giornalista e critica d’arte Barbara Codogno:
tra le immagini per me più seducenti della storia dell'arte c'è proprio un mosaico. E si trova a Venezia.
Si tratta di uno dei fantastici mosaici trecenteschi del Battistero della Basilica di San Marco a Venezia e raffigura Salomé che danza. Sopra alla porta del Battistero, la vediamo ballare in un sensuale vestito rosso con maniche piumate, mostrando il suo macabro trofeo: la testa tagliata di Giovanni il Battista, esposta su di un piatto dorato.
A Venezia, in zona del Ghetto ebraico, c'è ancora un'antichissima fornace che sforna tessere pregiate. Le sue tessere conquistarono l'Esposizione Universale di Parigi, dove il campionario di smalti e ori musivi colpì anche Antoni Gaudí: per la sua Sagrada Familia l'artista usò solo le tessere di questa fornace veneziana, celebre per il numero sconfinato di tonalità e sfumature.
La storia del Mosaico ha origini antichissime, si annovera tra le prime forme artistiche, assieme alla scultura. Pensiamo all'incommensurabile stendardo di Ur che i Sumeri realizzarono nel 3000 a.C.
Molto spesso erroneamente considerato nella sua declinazione decorativa e artigianale, il Mosaico è invece una raffinatissima forma d'arte che costella e impreziosisce la storia dell'arte e che nella sua declinazione contemporanea, specialmente nella rivisitazione concettuale nipponica, si manifesta in opere di raffinatissima bellezza. Pensiamo a Gino Severini, che fu amico di Picasso e Braque, e che grazie al mosaico mise insieme in maniera innovativa e originalissima futurismo e cubismo. Dal mondo greco a quello romano, da quello asiatico e indiano a quello islamico, il Mosaico è forma espressiva artistica che incanta e seduce. Utilizzato da nomi importanti dell'arte come ad esempio Mirò o come Kokoschka, che scelse di lavorare con il Gruppo Mosaicisti di Ravenna diretto da Sergio Cicognani per la realizzazione della decorazione per la chiesa di Sankt Nikolai di Amburgo.
E veniamo quindi a Ravenna. Cuore pulsante, capitale del mosaico. Qui si trovano i mosaici bizantini più belli al mondo. E qui, a Ravenna lavora anche Luca Barberini. L'artista, ravennate d'azione, riprende la tradizione artistica del mosaico con esiti folgoranti, essendo segnalato da Bernice Steinbaum, personaggio cult degli Stati Uniti durante il concorso Mosaic Art Now per l'opera Folla che poi fu stata acquistata acquisita dal Mar museo d'arte della città di Ravenna per collocarla nella sua collezione permanente.
Barberini, classe 1981, è artista del suo tempo e come tale decodifica le temperature dell'esistere qui e ora. Per farlo usa il suo linguaggio, che è appunto il mosaico. Un mosaico che diventa attualissimo, contemporaneo, stravagante, decisamente pop. Un approccio alla materia e alla tecnica che dimostra una grande maestria esecutiva ma soprattutto evidenzia l'aderenza al reale di Barberini, la sua capacità ironica, anche la sua critica sociale.
Folla è senz'altro opera emblematica in tal senso, così come lo sono White Collars o Navi. Perché cos'è il mosaico se non la creazione del tutto attraverso la parcellizzazione estrema, la riduzione ad atomo, un nucleo di colore isolato che in uno sprofondamento di visione crea l'illusione magica di fondersi con tutti gli altri atomi per creare, dalla somma dei tanti particolari, quell'universale complessità che noi riconciamo, finalmente, come “immagine”.
E in questa prospettiva, traslando la modalità compositiva in un concetto, cos'è la vita, la società, se non l'insieme isolato di tante umanità, tra loro monocromatiche, difficilmente in sintonia, quasi mai nella frequenza dello scambio?Eppure tutte insieme costituiscono appunto quell'agglomerato informe, quella massa che siamo noi: folla del mondo.
La riflessione di Barberini, seppur profonda, si gioca sempre sul filo sottile dell'ironia che gli è consentita appunto dal materiale, il mosaico. Valga per tutti l'opera Flower Bones, dove su sfondo nero è riprodotto uno scheletro con tessere di mosaico colorate e che richiamano lo stile sudamericano delle calaveras. Le ossa dello scheletro diventano fiori. Ma sono fiori di pietra. Un ossimoro continuo, un cortocircuito, un gioco che svela l'acrobatica stilistica e concettuale dell'artista, mai con unicità di senso.
In una prospettiva di tridimensionalità del mosaico nasce Condominium, opera nella quale la vita quotidiana realizzata grazie alle tessere del mosaico va ad abitare una struttura architettonica che l'autore costruisce appositamente. Qui non c'è solo la dimensione pop, c'è l'elevazione tridimensionale che esce assolutamente dagli schemi desueti di archiviazione programmatica dell'uso del mosaico.
Ancora una volta Barberini fa un salto e attualizza il mosaico all'interno non solo di una dimensione contemporanea e concettuale ma anche dimensionale.
Veniamo a Venezia, dove per questa mostra l'artista propone una rivisitazione al suo Condominium ma proponendo una riflessione e un omaggio a Venezia. Del resto la Galleria Cittadellarte è in uno dei luoghi più importanti di Venezia, vicino al Teatro La Fenice. E in qualche modo anche l'opera di Barnberini propone una riflessione sulla teatralità con quest'opera composta di tante opere, assolutamente in linea con il mosaico. Una teatralità che è quella a cavallo tra il quotidiano - proponendo scene di vita - e la maschera - proponendo quegli stereotipi incarnati dalla stessa venezianità.
Barberini non rinuncia quindi all'aspetto ironico e irriverente, consegnando al futuro un'idea del mosaico destinata a lasciare il segno e a suggerire nel pubblico, e nei collezionisti, quell'ulteriore tassello che incornicia il talento di Barberini.
Scrive Maria Vittoria Baravelli: nel progettoCalle della Fenice seguendo l’architettura tipica della città, l’artista ha ricreato le iconiche finestre ad arco a sesto acuto. Dalle più semplici alle più elaborate, dalle più grandi alle più piccole, Luca ha dato luogo a diversi mondi possibili. Ma visto che la realtà a volte è davvero più sorprendente di ogni immaginazione, il visitatore potrà trovare riferimenti veri della Venezia di quest’anno. Perché l’artista un po’ come un fotografo, un po’ come un turista ed amatore si è mosso per la città lagunare cercando scorci, interni, Musei e padiglioni della Biennale che lo ispirassero. Ed ecco che emerge un palazzo nobiliare sui generis in cui si riuniscono sotto uno stesso tetto riferimenti diversissimi gli uni dagli altri; dalla capitale mostra di Damien Hirst Tresure from the Wreck of the Unbelievable , alle antiche maschere veneziane della tradizione, dai sontuosi lampadari delle sale da ballo, a perfetti sconosciuti un po’ alticci che girovagano con una balena d’oro. Per arrivare alle finestre del piano terra in cui i temprati condomini sono muniti di maschera e boccaglio, perché a volte ahimè, a Venezia, c’è l’acqua alta!
Luca Barberini, nasce a Ravenna nel 1981, è cresciuto artisticamente nel contesto musivo di Ravenna. Si è diplomato all'Istituto Statale d'Arte "Gino Severini" nel 1999. Nel 2005, dopo altre esperienze lavorative ed educative, fonda Koko Mosaico con Arianna Gallo. Nel tempo lo studio ha permesso a Luca di conoscere e collaborare con artisti come Domingo Zapata, Ale Giorgini, Gianluca Costantini e Valerio Adami. Gli ha anche permesso di sviluppare la sua personale esplorazione artistica portandolo a spingere i limiti delle tecniche del mosaico e raggiungere una spiccata originalità e forza espressiva. Un manifesto al suo stile, Folla (Folla) è stato acquistato dal Museo d'Arte della Città di Ravenna. Nel 2015 partecipa al Simposio Internazionale di Mosaico con l'Accademia d'Egitto di Roma, all'Estero con la Civica Galleria d'Arte e aYokohama Azamino in Giappone, a Paray-le- Monial in Francia, ha tenuto la sua prima mostra personale " Storie su cittadini al di sopra di ogni sospetto "a Ravenna alla NiArt Gallery, ha vinto il Premio Internazionale GAeM -" Young Artists and Mosaic "e ha tenuto una mostra personale a Taipei, Taiwan. Nel 2014 ha partecipato a Eccentrico Musivo: Young Artists and Mosaic, a cura di Linda Kniffitz e Daniele Torcellini, al Museo d'Arte della Città di Ravenna, Blanc & Noir, Tour Saint Nicolas a Paray-le-Monial, Francia. L'anno prima, 2013, la mostra permanente di arte low-cost, Via di Roma 136 fu inaugurata nel suo studio Koko Mosaico.
Nella collettiva :
Mirella Bettella L’artista espone da molti anni in Italia e all’estero. Rappresenta l’animo umano con tutte le sue contrarietà. In questa sua ultima ricerca intitolata I NODI manipola materiale leggero come la stoffa per creare sculture monocromatiche tridimensionali.
Mauro Diener nasce il 23 Ottobre 1960 a Rovereto (TN).
Frequenta il liceo artistico a Verona, successivamente l'Accademia di Belle Arti a Firenze e Venezia.
Durante gli studi lavora presso uno studio di architettura a Verona e si dedica alla pittura ed al design di mobili e volanti sportivi per auto.
Inizia poi a lavorare per un noto laboratorio scenografico veneziano, nel settore scultura, per teatro e parchi a tema;
dal '94 collabora con un altro laboratorio di scenografia di Verona dove si realizzano opere in materiale cementizio per parchi di divertimento, parchi acquatici, locali pubblici e privati in Italia e all'estero.
Attualmente altre collaborazioni fra le quali con uno studio naturalistico che crea ambientazioni e diorami per gli zoo, in Italia e Germania.
Da qui i "telefoni", comunicazione a tema presenti in galleria.
Graziella Mario Quello che si nasconde sotto una pittura figurativa decisamente esplosiva e cromatica, ma anche malinconica e burrascosa, sono tutte quelle tecniche della pittura che danno la misura di come l'artista conosca bene le fantastiche possibilità del cromatismo e le usi con disinvoltura. I colori decisi, l'uso del primo piano, il suo occhio fotografico dei ricordi, l'erotismo dei corpi, portano al risultato di attrarre l'attenzione sui suoi dipinti come la più suadente delle pitture ad olio. Alessandra Gusso Interessata prevalentemente alla ricerca pittorica e del segno, è volta a comunicare sensazioni e sentimenti di un vissuto che, interiorizzato, trasforma l’espressività del gesto in sentimento diretto, dove tutti gli elementi coinvolti si traducono in segni e colori dai tratti rapidi e ritmici.
Francesca Lunardo L’artista esprime la sua poetica artistica con la materia ceramica, trovando un equilibrio con se stessa. Vivace e nello stesso tempo delicata nella scelta del cromatismo che con il calore varia inaspettatamente i risultato. Questa esperienza le fa acquisire padronanza della materia e le permette di trasferire in essa tutta la sua carica espressiva.
Kate Kalniete L’ambiente veneziano la porta a considerare maggiormente il cromatismo rispetto al segno monocromatico che già la caratterizzava. Le visioni lagunari risultano quindi con sprazzi di colori luminosi che squarciano le aree più cupe delle sue creazioni.
Frequenta la scuola secondaria di arte e scienze umanistiche a Kuldiga, Lettonia, con la qualifica in arte ambientale. Consegue il diploma di arte presso l’Accademia di Riga (Lettonia). Sempre nella stessa ha avuto esperienza all’interno di una compagnia di Design “Ebastandarts”. Espone in varie Nazioni e Città tra cui Germania, Venezia, Parigi, Bath, Edimburgo, Glasgow, Basel, Zurigo, Lucera, Graubünden in Svizzera.
È stata vincitrice di differenti premi tra cui: un primo posto alla “Young Artists Pottery Exhibition”.
Sergio Marchioro E’ presente con le due grandi installazione nel giardino dello spazio espositivo.
Maristella Martellato La chiave della sua tecnica è così caratterizzata dalla scelta di diversi materiali che riesce a tormentare la tela e a sconvolgere le tradizionali figure del corpo umano, considerando il corpo nella sua totalità, soggettivamente vissuta come esperienza di forze molteplici.
Sandra Marzorati
Agustina Perez Pellegrini Nata a Buenos Aires, alimenta la sua passione per l’arte tessile e la lavorazione artigianale dei tessuti fin da piccola. Formatasi al Centro Argentino di Studi di Moda, si trasferisce a Madrid, dove inizia a collaborare con le realtà di disegno indipendente della città. Partecipa attivamente al movimento di Mail Art.
Recentemente ha presentato in connubio con l’artista liibaan all’Oratorio di Villa Simion l’ultimo progetto di MAIL ART dal titolo URBANAGRICOLTURA e MISA MAILART una raccolta di opere di piccole dimensioni provenienti da diversi luoghi italiani e stranieri.
Myriam Siragusa Partendo dal supporto bidimensionale, il gesto pittorico dell’artista si è impossessato, nel corso degli anni, dello spazio e degli oggetti. Nel suo ultimo progetto ARTeORTO-Atélier Selvatico l’artista dipinge con gli ortaggi, e con la pittura interviene nella strutture caratterizzanti la Permacultura. In questa nuova dimensione l’interesse e la sensibilità per le questioni ambientali, sociali, politiche e di salute, nel senso olistico del termine, trovano integrazione nell’atto creativo.
Luciana Zabarella Artista poliedrica tende il suo impegno creativo verso la manipolazione di differenti materiali: carta, ceramica, vetro, ed espressioni artistiche: performance, installazioni, land art
Fanny Zava L'amore per le avanguardie pittoriche del primo Novecento l’ ha spinta ad intraprendere un “viaggio onirico” penetrando nel lavoro degli Artisti che considera gli intramontabili Maestri ispiratori. Scelto un tema ricorrente per ciascuno di loro, ha accostato parti di più opere aventi elementi in comune, assemblandole in un'unica immagine grazie alla tecnica del fotocollage. Queste composizioni ideali le hanno hanno permesso di “entrare” nella loro dimensione con la presenza virtuale delle foto e di “visitarla” nei panni dell'osservatore appassionato!

In permanenza in Galleria opere di Manu Brunello e Andrea Tagliapietra.

Manù Brunello“I linguaggi artistici di Manù Brunello si sono incontrati e fusi nella ricerca di estrarre e svelare la luce dentro alla struttura stessa restituendola condensata in una forma. La connessione è tale che si smarrisce il limite percettivo, e così la vista farà fatica talvolta a discernere tra tecnica reale e tecnica raffigurativa.” Donatella Tambini
Andrea Tagliapietra Il suo lavoro si sviluppa sull’indagare di ciò che l’essere umano porta dentro. Percepire e mettere in evidenza il disagio spesso nascosto dietro la formale apparenza; lo spettro dell’esteriorità, l’inappartenenza all’involucro-corpo, o ad una “Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine” (Eugenio Montale). Spirito sognante e garbato di viaggiatrice, Sandra Marzorati racconta la città. Lo fa con approccio inconsueto rivelandoci come dovrebbe essere: un luogo in cui le possibilità di connessione e soprattutto di comunicazione non lascino l’uomo condannato alla solitudine. Si pone di fronte, in modo antitetico, al pensiero espresso da Eugenio Montale. vita che ha una taglia diversa, troppo grande o troppo piccola, in cui non ci si sente a proprio agio. L’artista sostiene che il rapporto che può esistere con lo spettatore consiste nel metterlo davanti ad uno specchio in cui può ritrovare una parte di sé, delle analogie debitamente celate. Osservare per osservarsi. 

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