Serena Vestrucci. I draw a den where to be animals
Serena Vestrucci. I draw a den where to be animals, La Fenice Gallery, Venezia
Dal 25 Ottobre 2014 al 20 Dicembre 2014
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: La Fenice Gallery
Indirizzo: Corte del Tagiapiera, San Marco
Orari: da giovedì a domenica 14-18
Curatori: Cecilia Tirelli, Biancamaria Milo
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 041 5232333
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.lafenicegallery.com
La Fenice Gallery è lieta di presentare la prima personale di Serena Vestrucci a Venezia. I draw a den where to be animals, è il titolo dell'intervento pensato appositamente per lo spazio espositivo; nel suo insieme un corpo unico di opere inedite.
Il principio di indagine diventa espressione e manifestazione del percorso esistente tra il ruolo dell’artista e l’opera, come prodotto finale, conseguenza tra l’idea e struttura della sua realizzazione. Liberarsi dall’oggetto amplia i piani di significato nella volontà che il processo artistico rimanga visibile anche nella proposta, quindi in ‘mostra’. La forma come processo naturale. Inventare sistemi che scelgono al posto nostro perchè capaci di una propria autonomia, detta anche la scelta del materiale e la forma dell’operare come prolungamento dell’opera stessa.
La struttuta così pensata appare centrale nel rapporto che i singoli elementi instaurano tra loro. Diviene evidente la volontà necessaria di una riflessione: quando si produce una visione le stesse cose sino ad allora osservate appaiono trasformate. Tutto ciò si sviluppa sia con l’intuizione sia attraverso il pensiero razionale. L’atteggiamento dell’artista non è mai diventato opera in modo tanto diretto.
Così Nani da giardino sono una famiglia di sette sculture realizzate ognuna con materiali differenti, dalla carta al pongo, alla plastica, alla stoffa. Trucco sono due tele di cotone truccate con ombretti e fard. bEntrambi i lavori occupano lo spazio e non sono completamente visibili, uno chiude parzialmente l'ingresso e ha bisogno di esser osservato con più passaggi, mentre impedisce l'accesso alla fruizione dell'altro, che si può spiare solo attraverso una fessura. L'installazione della mostra crea così il disegno di una tana immaginaria in cui viene dichiarata l'incapacità dei lavori di lasciarsi guardare, la loro impossibilità a darsi completamente in un unico momento, nel tentativo di evitare il loro stesso mettersi in mostra.
Sono situazioni come dice l'artista in cui far semplicemente accadere qualcosa, ma se sino ad ora il supporto permetteva di rendere oggettiva una realtà stratificandone l’immagine, l’intervento di Serena ne rovescia il ruolo, mettendo in evidenza il lavorio della sua trama. Il quesito posto attraverso un passaggio minimo, innesca, senza prevederne il risultato un’esistenza potenzialmente senza fine: un disegno che si muove, per spostamenti.
Il principio di indagine diventa espressione e manifestazione del percorso esistente tra il ruolo dell’artista e l’opera, come prodotto finale, conseguenza tra l’idea e struttura della sua realizzazione. Liberarsi dall’oggetto amplia i piani di significato nella volontà che il processo artistico rimanga visibile anche nella proposta, quindi in ‘mostra’. La forma come processo naturale. Inventare sistemi che scelgono al posto nostro perchè capaci di una propria autonomia, detta anche la scelta del materiale e la forma dell’operare come prolungamento dell’opera stessa.
La struttuta così pensata appare centrale nel rapporto che i singoli elementi instaurano tra loro. Diviene evidente la volontà necessaria di una riflessione: quando si produce una visione le stesse cose sino ad allora osservate appaiono trasformate. Tutto ciò si sviluppa sia con l’intuizione sia attraverso il pensiero razionale. L’atteggiamento dell’artista non è mai diventato opera in modo tanto diretto.
Così Nani da giardino sono una famiglia di sette sculture realizzate ognuna con materiali differenti, dalla carta al pongo, alla plastica, alla stoffa. Trucco sono due tele di cotone truccate con ombretti e fard. bEntrambi i lavori occupano lo spazio e non sono completamente visibili, uno chiude parzialmente l'ingresso e ha bisogno di esser osservato con più passaggi, mentre impedisce l'accesso alla fruizione dell'altro, che si può spiare solo attraverso una fessura. L'installazione della mostra crea così il disegno di una tana immaginaria in cui viene dichiarata l'incapacità dei lavori di lasciarsi guardare, la loro impossibilità a darsi completamente in un unico momento, nel tentativo di evitare il loro stesso mettersi in mostra.
Sono situazioni come dice l'artista in cui far semplicemente accadere qualcosa, ma se sino ad ora il supporto permetteva di rendere oggettiva una realtà stratificandone l’immagine, l’intervento di Serena ne rovescia il ruolo, mettendo in evidenza il lavorio della sua trama. Il quesito posto attraverso un passaggio minimo, innesca, senza prevederne il risultato un’esistenza potenzialmente senza fine: un disegno che si muove, per spostamenti.
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