David Simpson
David Simpson, Studio La Città, Verona
Dal 15 Dicembre 2012 al 16 Febbraio 2013
Verona | Visualizza tutte le mostre a Verona
Luogo: Studio La Città
Indirizzo: via Lungadige Galtarossa 21
Orari: da lunedì a venerdì 9-13/ 15-19; sabato su appuntamento
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 045 597549
E-Mail info: lacitta@studiolacitta.it
Sito ufficiale: http://www.studiolacitta.it
Lavori recenti e opere passate in una rassegna completa allo Studio la Città di Verona.
Simpson adopera per i suoi monocromi una pittura acrilica con delle proprietà interferenziali. La pittura è composta da titanio biossido rivestito di particole di mica. Simpson tende a mescolare i colori complementari, ma ammette che anche l'arancio e il blu funzionano bene insieme. Ai pigmenti interferenziali mescola dell'acrilico nero perché ritiene che intensifichi il colore. I pigmenti interferenziali creano degli effetti ottici simili a quelli dell'iridescenza.
Se si osservano i quadri da una certa angolatura si riceve una serie di sensazioni coloristiche; se si cambia posizione se ne riceve un'altra. Mentre ci si sposta avanti e indietro - e i quadri invitano a farlo - l'esperienza cambia. Anche i cambiamenti della luce interferiscono drammaticamente con l'esperienza ottica, e il gioco della luce attraverso la superficie della tela è sottilmente cinetica. Simpson ha esplorato le varie possibilità dell'astrazione sin dai primi anni '50 e ha avuto grande successo nel mondo dell'arte. Nel 1963 fu scelto dalla curatrice del museo d'arte moderna di New York, Dorothy Miller, per far parte della sua serie leggendaria di mostre collettive d'arte contemporanea americana. (Reinhardt fu un altro degli artisti scelti.) E nel 1964 fece parte della famosa mostra di Clement Greenberg Post Painterly Abstraction al museo d'arte della contea di Los Angeles. Allora Simpson dipingeva quadri astratti derivati dal paesaggio poi, negli anni '70, si dedicò ad un'astrazione riduttiva anche se sempre riferita al paesaggio. Ma fu solo con la scoperta, nel 1987, di un nuovo mezzo acrilico che riuscì finalmente e con successo ad abbracciare il radicalismo del monocromo. A. Madesani
Simpson adopera per i suoi monocromi una pittura acrilica con delle proprietà interferenziali. La pittura è composta da titanio biossido rivestito di particole di mica. Simpson tende a mescolare i colori complementari, ma ammette che anche l'arancio e il blu funzionano bene insieme. Ai pigmenti interferenziali mescola dell'acrilico nero perché ritiene che intensifichi il colore. I pigmenti interferenziali creano degli effetti ottici simili a quelli dell'iridescenza.
Se si osservano i quadri da una certa angolatura si riceve una serie di sensazioni coloristiche; se si cambia posizione se ne riceve un'altra. Mentre ci si sposta avanti e indietro - e i quadri invitano a farlo - l'esperienza cambia. Anche i cambiamenti della luce interferiscono drammaticamente con l'esperienza ottica, e il gioco della luce attraverso la superficie della tela è sottilmente cinetica. Simpson ha esplorato le varie possibilità dell'astrazione sin dai primi anni '50 e ha avuto grande successo nel mondo dell'arte. Nel 1963 fu scelto dalla curatrice del museo d'arte moderna di New York, Dorothy Miller, per far parte della sua serie leggendaria di mostre collettive d'arte contemporanea americana. (Reinhardt fu un altro degli artisti scelti.) E nel 1964 fece parte della famosa mostra di Clement Greenberg Post Painterly Abstraction al museo d'arte della contea di Los Angeles. Allora Simpson dipingeva quadri astratti derivati dal paesaggio poi, negli anni '70, si dedicò ad un'astrazione riduttiva anche se sempre riferita al paesaggio. Ma fu solo con la scoperta, nel 1987, di un nuovo mezzo acrilico che riuscì finalmente e con successo ad abbracciare il radicalismo del monocromo. A. Madesani
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