Italia Germania. Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer

© Albertinum | GNM, Staatliche Kunstsammlungen Dresden | Theodor Rehbenitz (copia da Johann Friedrich Overbeck), Italia und Germania, 1835. Olio su tela, 95 x 105 cm. Albertinum | Galerie Neue Meister, Staatliche Kunstsammlungen Dresden I Ph. Jürgen Kar

 

Dal 12 Novembre 2026 al 2 Maggio 2027

Luogo: Basilica Palladiana

Indirizzo: Piazza dei Signori

Orari: Tutti i giorni 10:00 – 18:00; chiuso lunedì. Lunedì 28 dicembre, ore 10:00 – 18:00 Lunedì 5 gennaio, ore 10:00 – 18:00 Lunedì 29 marzo, ore 10:00 – 18:00 Lunedì 26 aprile, ore 10:00 – 18:00

Curatori: Gabriella Belli e Valerio Terrarol

Costo del biglietto: Intero: € 15 Ridotto: € 13/12 Gratuito Minori di 6 anni, giornalisti accreditati (esibizione del tesserino in regola con l’iscrizione all’ordine), guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, persone con disabilità e 1 accompagnatore per chi presenti necessità, 1 accompagnatore per gruppo, 2 accompagnatori per ogni gruppo scolastico, Tessera ICOM – International Council of Museums in corso di validità

Sito ufficiale: http://www.mostreinbasilica.it


La grande mostra che apre il ciclo triennale è un progetto della Città di Vicenza insieme ai Musei cittadini, al Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, alla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e a Marsilio Arte.
L'esposizione è realizzata con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia, in occasione dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
Vede la collaborazione speciale del Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la partecipazione del Museo Casa di Goethe di Roma e del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno.
Main Partner è Intesa Sanpaolo. Main Sponsor sono Gruppo Magis, Mercedes-Benz e Trivellato; con la partecipazione della Camera di Commercio di Vicenza, in partnership con il Gruppo SAVE.
Media Partner: RAI, Il Giornale di Vicenza, TVA. Mobility Partner: Gruppo FS. Con il supporto di Confindustria Vicenza, Fondazione Cariverona, Fondazione PL24, Gemmo, Gruppo ICM.

Curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli, l’esposizione traccia una fitta trama di viaggi, incontri, influenze e confronti che hanno trasformato il linguaggio dell’arte e la visione culturale dell’Europa. Sono più di 150 le opere presentate in questa occasione con importanti prestiti provenienti dai principali musei italiani e internazionali tra i quali, oltre al MART di Trento e Rovereto, alla Casa di Goethe e al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, anche le Gallerie degli Uffizi di Firenze, i Musei Vaticani, i Musei Civici di Venezia, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, le Collezioni Statali d’Arte di Dresda, il Museo MKM Küppersmühle per l’Arte Moderna di Duisburg,  le Collezioni Statali di Pittura di Monaco di Baviera, il Museo Von der Heydt di Wuppertal, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano, il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Museo d’Arte della Carolina del Nord di Raleigh, e diverse collezioni private.
Per la prima volta in Italia arrivano tre straordinari capolavori: il Bambino che fa le bolle di sapone di Heinrich Maria Davringhausen dal Museo Leopold Hoesch di Düren, insieme al Paesaggio in autunno di Karl Schmidt-Rottluff e ai Bambini sulle scale di Georg Schrimpf, entrambi provenienti dalle Collezioni d'Arte di Chemnitz (Museo Gunzenhauser).

Attraverso un percorso articolato in 12 sezioni tematiche, la mostra racconta come — al di là delle vicende politiche e dei drammi della storia — la cultura e l’arte abbiano saputo costruire ponti e superare le barriere nazionali. L’opera d’arte viene indagata come un vero e proprio «sistema satellitare»: un organismo complesso capace di intercettare messaggi, raccogliere eredità passate e rispondere con tenacia ed etica alle pressioni, alle crisi e alle ricostruzioni della società europea.
A guidare idealmente questo itinerario è la figura di Johann Wolfgang von Goethe, scelto come “spirito guida” ed emblema di quell'incontro con l'Italia inteso non solo come memoria del classico, ma come profonda rigenerazione etica, interiore e artistica.

Le radici tra Settecento e Ottocento: il mito dell’Italia e le sue declinazioni
Il racconto prende avvio sul finire del Settecento, quando l’Italia diviene la meta d’elezione per artisti e intellettuali tedeschi alla ricerca delle radici dell’Antichità e del Rinascimento. Il celebre Viaggio in Italia (1786–1788) di Johann Wolfgang von Goethe consacra l’Italia come luogo di rinascita spirituale e “seconda nascita”.
In questo clima nasce a Roma la comunità dei Nazareni (Overbeck, Pforr, Cornelius), che scelgono di restituire alla pittura una dimensione morale d’ispirazione tre-quattrocentesca (ispirandosi alla tradizione di Beato Angelico, Perugino, il primo Raffaello e Dürer). In dialogo con l’esperienza dei Puristi italiani (come Tenerani e Minardi), la loro ricerca sancisce un rinnovato legame affettivo e ideale tra le due nazioni, incarnato da capolavori allegorici come Italia e Germania.
Accanto a questa vicenda si sviluppa il confronto sul classicismo europeo espresso dall'opera di Antonio Canova e del danese-nordico Bertel Thorvaldsen. Sul finire del XIX secolo, con l’affermarsi del Simbolismo e delle Secessioni, gli scambi si intensificano: la sensibilità panica e mitologica di Arnold Böcklin e la Griffelkunst (l’arte dello stilo e del segno inciso) di Max Klinger diventeranno punti di riferimento decisivi per la nascita della pittura metafisica di Giorgio de Chirico e per i simbolisti italiani come Giulio Aristide Sartorio e Leo Putz.

Avanguardie a confronto: Futurismo ed Espressionismo
Con l’inizio del Novecento si inaugura una “linea disobbediente” che mette a rischio i canoni tradizionali della pittura. Nel 1912 e nel 1913, le storiche mostre organizzate da Herwarth Walden nella galleria Der Sturm a Berlino (tra cui il celebre Erster Deutscher Herbstsalon) vedono il confronto diretto tra il Futurismo italiano e l’Espressionismo tedesco.
Artisti come Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini e Luigi Russolo incrociano le loro ricerche con i maestri della Brücke e del Blaue Reiter come per esempio Emil Nolde, Karl Schmidt-Rottluff, Otto Dix, Carlo Mense, Heinrich Campendonk. Nonostante le differenti matrici — la tensione verso il dinamismo e la modernità urbana per i futuristi, lo scavo interiore e il dramma esistenziale per gli espressionisti — questo cortocircuito visivo ridefinisce radicalmente il linguaggio dell'arte moderna europea.

Tra le due guerre: Realismo Magico, Neue Sachlichkeit e l’Astrazione del Milione
Negli anni Venti, di fronte ai traumi della Prima guerra mondiale, si assiste in entrambi i Paesi a un ritorno alla figurazione raggelata e ad una meditata ricostruzione della realtà. Da un lato la Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività) tedesca di Otto Dix, Georg Schrimpf, Christian Schad, Heinrich Maria Davringhausen affonda lo sguardo nell’inquietudine e nel degrado sociale della Repubblica di Weimar; dall’altro il Realismo Magico italiano di Felice Casorati, Antonio Donghi, Gino Severini, Cagnaccio di San Pietro, Edita Broglio, Ubaldo Oppi trasfigura il quotidiano in una quiete sospesa e atemporale.
Parallelamente si apre la stagione dell’astrazione geometrica: dopo la chiusura del Bauhaus nel 1933 voluta dal regime nazista, Milano diviene un presidio fondamentale di resistenza culturale. Attorno alla Galleria Il Milione e alla figura dell’architetto Alberto Sartoris, le opere dei maestri messi al bando in Germania — Vasilij Kandinskij, Josef Albers, Willi Baumeister — dialogano con la prima generazione di astrattisti italiani (come Mauro Reggiani, Mario Radice, Luigi Veronesi, Fausto Melotti, Lucio Fontana). In quegli anni, la purezza della linea e della forma geometrica rappresenta una scelta etica e un atto radicale di libertà di fronte alla retorica dei regimi.
 
Dopo il 1945: Espiazione, Informale e il riscatto con ZERO e Azimuth
Dopo il dramma della Seconda guerra mondiale e la cesura dei totalitarismi, l'arte reagisce facendosi strumento di responsabilità morale e memoria critica. La presa di coscienza delle tragedie della storia si traduce nelle opere esplicite di Jenny Wiegmann Mucchi, Marino Marini, Leoncillo, negli assemblages berlinesi di Emilio Vedova e nelle azioni dissacranti dell’Azionismo viennese (come di Rainer, Nitsch, Brus) e nelle denunce di Anselm Kiefer e Gerhard Richter.
Nel dopoguerra, il dialogo riparte attraverso l’astrazione e l’Informale, sancito nel 1958 dalla mostra Pittori tedeschi e italiani contemporanei con artisti tra i quali Afro, Tancredi Parmeggiani, Piero Dorazio, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Alberto Burri, Emilio Vedova, Piero Dorazio, Karl Fred Dahmen, Ernst Wilhelm Nay, Fritz, Winter, Emil Schumacher, Bernard Schultze, Peter Brüning.
Alla fine degli anni Cinquanta si compie una nuova svolta per "azzerare" il linguaggio artistico: il gruppo ZERO di Düsseldorf (tra i quali di Heinz Mack, Otto Piene, Günther Uecker) stabilisce uno stretto sodalizio con la scena milanese nata attorno alla rivista e galleria Azimuth di Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Nanda Vigo sotto la guida ideale di Lucio Fontana. Sostituendo pennelli e colori con luce, spazio, fuoco, chiodi e superfici monocrome (Achrome ed estroflessioni), questi artisti creano una rete internazionale cinetica e concettuale decontaminata dalle scorie del passato.

Memoria, identità, contemporaneità: da Beuys alle Neo-avanguardie
La riflessione politica, sociale ed ecologica trova il suo apice nella figura di Joseph Beuys, che intreccia con l’Italia (in particolare l’Abruzzo con la celebre azione La Difesa della Natura) un legame profondo e biografico. Le sue intuizioni sulla scultura sociale e sulla tutela del pianeta trovano dirette rispondenze nel lavoro degli artisti dell'Arte Povera come Merz, Penone, Anselmo, teorizzata da Germano Celant.
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, la pittura riconquista la scena con la riaffermazione della figurazione neo-espressionista e del nomadismo culturale: i Neue Wilden tedeschi come Georg Baselitz, Markus Lüpertz, Rainer Fetting, Helmut Middendorf e successivamente Neo Rauch con la Scuola di Lipsia dialogano strettamente con i protagonisti della Transavanguardia italiana, definizione coniata da Achille Bonito Oliva, quali Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Nicola De Maria.
 
Epilogo: «Cerco un paese innocente»
Il percorso espositivo si chiude idealmente nella sala finale ponendo la domanda escatologica “a che cosa serve l'arte?”. Tre giganti della pittura del secondo Novecento — Emilio Vedova, Georg Baselitz e Anselm Kiefer — affrontano il tema della memoria storica, del dolore e della responsabilità culturale dell'Europa.
Dal grande tondo di Vedova Chi brucia un libro brucia un uomo (1993) alla potente tela If I die, leave the balcony open di Kiefer — ispirata alla poesia Despedida di Federico García Lorca (“Se muoio, lasciate il balcone aperto”) —, l’arte dimostra la sua capacità di tenere aperto quel “balcone” sulla storia, impedendo che nel buio affondi l’ultima speranza.
 
Accompagna la mostra un ampio catalogo edito da Marsilio Arte, con un saggio di apertura di Luca Crescenzi, i testi dei curatori Gabriella Belli e Valerio Terraroli, cui seguono i contributi di Luca Massimo Barbero, Elisabetta Barisoni, Antonio d’Avossa, Flavio Fergonzi, Kay Heymer, Lucia Mor, Francesco Tedeschi, Alessandra Tiddia, Denis Viva e Alessandro Zangrando.
 
Le prossime tappe della trilogia

Italia Francia
2027
La seconda mostra della trilogia sarà dedicata ai rapporti artistici tra Italia e Francia con un’attenzione particolare all’Ottocento, secolo decisivo per la nascita della pittura moderna, prendendo le mosse dalla presenza nel nostro Paese di Nicolas Poussin e Claude Lorrain, inventori di una pittura di paesaggio densa di riferimenti al mondo classico, ma già avvolta da atmosfere pittoresche.
Uno dei momenti simbolici di questo dialogo è la storica mostra del 1874 nello studio del fotografo Nadar, alla quale partecipa anche l’italiano Giuseppe De Nittis. Con gli Impressionisti la pittura esce definitivamente dagli studi accademici per confrontarsi con la luce e la vita moderna. Gli scambi tra i due Paesi erano però già molto intensi grazie al mercato internazionale promosso dalla Goupil & Cie, che contribuì alla diffusione di numerosi artisti italiani nel collezionismo francese: tra questi Boldini, De Nittis, Michetti, Corcos, Morelli e Mancini.
Un capitolo centrale metterà a confronto la Scuola di Barbizon, con figure come Jean-François Millet e Jean-Baptiste-Camille Corot, i Macchiaioli toscani e la Scapigliatura lombarda, rappresentata da Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Un ruolo importante in questo dialogo sarà quello dei mercanti Vittore Grubicy de Dragon e Alberto Grubicy, che favorirono la circolazione di nuove ricerche sulla luce e sul colore; per non parlare dei rapporti tra Medardo Rosso e Auguste Rodin, origine della scultura del Novecento.
Il percorso proseguirà con il confronto tra il Pointillisme francese – con Georges Seurat, Paul Signac e Henri-Edmond Cross – e il Divisionismo italiano di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli e Gaetano Previati.
Un passaggio fondamentale alla fine dell’Ottocento sarà affidato al confronto tra Paul Cézanne e Segantini, figure che aprono la strada alla pittura del nuovo secolo, dal Cubismo al Futurismo. Il dialogo continuerà poi tra la Metafisica di Giorgio de Chirico e il Surrealismo di André Breton, con artisti come André Masson, Hans Arp e Yves Tanguy in dialogo con Savinio.
Figure di passaggio tra le due culture saranno Enrico Prampolini e Alberto Magnelli, protagonisti delle prime ricerche astratte in dialogo con le coeve esperienze francesi.
La mostra si concluderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra l’Informale francese – con Jean Fautrier, Jean-Paul Riopelle e Hans Hartung – e quello italiano, rappresentato da Burri, Vedova, che molto guarderà alla Francia in questi anni, Morlotti e Afro.
 
Italia Spagna
2028
La terza mostra allargherà lo sguardo fino all’età moderna, ricostruendo i rapporti tra Italia e Spagna dal tardo Cinquecento al Novecento.
Il percorso affronterà i rapporti della pittura spagnola con la lezione di El Greco, formatosi a Venezia accanto alla pittura di Tiziano e Tintoretto, e con la rivoluzione naturalistica di Caravaggio, la cui influenza segna profondamente la pittura spagnola del Seicento, da Diego Velázquez a Jusepe de Ribera.
Nel corso del XVII e XVIII secolo gli scambi si intensificano: artisti italiani come Luca Giordano e Giambattista Tiepolo lavorano in Spagna, mentre Francisco Goya soggiorna in Italia. Un ruolo di collegamento tra i due mondi artistici è svolto anche da Francisco Preciado de la Vega, attivo a lungo a Roma.
Tra Ottocento e primo Novecento Roma e Venezia diventano luoghi privilegiati di incontro per artisti spagnoli come Mariano Fortuny y Mandrazo, Ignacio Zuloaga e Joaquín Sorolla, protagonisti anche delle prime Biennali veneziane.
Il Novecento sarà dominato dalla figura di Pablo Picasso, che nel 1917 arriva in Italia insieme a Jean Cocteau per collaborare con Sergej Djagilev e i Ballets Russes, entrando in contatto con artisti come Giacomo Balla e Fortunato Depero.
Le ricerche di Salvador Dalí e Joan Miró, Juan Gris, affiancati da autori come Julio González e Pablo Gargallo, dialogheranno con la pittura e scultura italiana del tempo, mentre il surrealismo troverà un punto di contatto con la visione di de Chirico e Savinio.
Il percorso si chiuderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra il ciclo Per la Spagna di Emilio Vedova e artisti come Antoni Tàpies e Manolo Millares, Eduardo Chillida, presente nel 1962 alla mostra curata da Giovanni Carandente, Sculture nella Città nell’ambito del V Festival dei Due Mondi di Spoleto, fino alle esperienze degli anni Sessanta con il gruppo Equipo Crónica e artisti come Manolo Valdés e Eduardo Arroyo, in dialogo con la scena italiana di Festa e Schifano.
 



SCARICA IL COMUNICATO IN PDF