SIMON GAON. MIND OVER MATTER

Simon Gaon, Wetlands at sunset, 2021

 

Dal 21 Gennaio 2022 al 04 Febbraio 2022

Sutri | Viterbo

Luogo: GALLERIA ALICE SCHANZER

Indirizzo: Piazza del Comune 43

Curatori: Annarita Rossi


“Essere o avere” e ancora, “spirito contro materia”, quasi uno slogan dell'intera corrente espressionista, sicuramente l’assunto, che qui nella Personale di SIMON GAON, “WIND OVER MATTER” si celebra come scelta e progetto da onorare.

Il progetto di manifestarsi artista autentico contro l'improntitudine del mondo, contro il main stream, per lasciarsi trasportare nella corrente impetuosa della creazione, unitamente al proprio spirito immutato, puro, tangibile. 

Scavare Bellezza, tenendola così fissamente nello sguardo, da farla sprofondare lentamente in questa forma di vita che la esclude, se questa dell’Artista è la vera voce.

Se questa voce singolare e bistrattata dal mondo delle merci è l'unica che possiede.

Perché l’Artista si riconosce nell’insopprimibile tensione verso la salvezza del mondo, spettacolo manifesto del mistero di tanta bellezza da implodere nel cuore.

Espressionismo!

Le due personali di Simon Gaon (Venezia, Sutri), aprono la strada ad un progetto il cui scopo è presentare al pubblico italiano la grandezza di questo artista già conosciuto e riconosciuto negli Stati Uniti d’America e in svariati paesi europei. Simon Gaon che viene definito Maestro Espressionista di Scuola Europea, di questa Scuola in epoca ormai lontana dalla sua genesi, ne rappresenta grandiosamente la maturazione e l’eccellenza.


Annarita Rossi

Testo critico di Marcello Chinca 

Segnato più dal temperamento che da un’analisi estetica preliminare, lo stile pittorico di Simon Gaon, non offre nessuno spazio ad un rimescolamento edulcorato della verità, in cui anche le pennellate di colore, che pare confluiscano tutte assieme, rendono al tema affrontato, una caratura quasi iconoclasta, dando all’espressione pittorica un’immediatezza straordinaria.
È come se Simon nell’atto del dipingere si sottraesse a qualsiasi esitazione, abolendo il disegno preliminare, avviandosi verso una pittura d’ispirazione, eseguita di getto, operazione che sorprende, disorienta, come un responso cifrato, mai diretto, in cui il risultato che si erge vivido è sorgente in profondità come prodotto inconscio.
Tutto qui è trasmesso alla visione degli uomini come uno spazio colmo di vita, uno spazio di umanità rivisitato e giustificato e ciò anche nella perdizione delle strade notturne di New York, Amsterdam o Amburgo, nel bisogno di chi è costretto a lavorare di notte, nel mercimonio della prostituzione o dello spaccio, nell'indolenza rassegnata degli homeless.

Ogni angolo della Terra, ogni volto, ogni sembiante, che sia umano o animale, ha per lui la medesima importanza nel logos imperscrutabile del divino, ognuno possiede in sé la sua funzione nel Creato, ogni forma vivente, assorbita che sia dentro il dramma del vivere, s’impone al punto di congiunzione verso la Creazione ma al contempo quale sutura della sua incompiutezza, simbolo di fragilità, perciò il rappresentabile per Simon è sempre questione cruciale.

C’è in Gaon una certa affinità con l’espressionismo tedesco (ad esempio Kirchner e Nolde), con Kandinsky prima maniera, ma anche con gli Abstracts (Jasper Jones, De Kooning), per lo stesso senso di emergenza e allarme nella tela, per lo spessore della vernice e non di meno, per il movimento di colori che turbinano su e giù, imponendo uno spazio dinamico che circonda tutto ciò che respira. Ma i suoi riferimenti diretti sono certamente Van Gogh, Kokoschka e Soutine di cui è da sempre un'ammiratore fervente.

Vengono proposte ferrovie di New York, metropolitane o le Alpi austriache, immagini di gatti, cani, ritratti e autoritratti, fiori, ma ogni paesaggio, ogni natura morta, ogni figura vivente,  si presenta come una forma che appare solo in modo transitorio, pronta ad andare oltre, evanescente come vapore, debole come un gatto inerme in autostrada.  Salvaguardare questa forma alla testimonianza è esattamente ciò che si prefigge Simon Gaon: rendere visibile l’emarginato, il fuori casta,  il mazzo di fiori, il paesaggio marino, per renderlo parte della storia, consacrarlo per sempre.

A volte pare che i soggetti ritratti, provino vergogna, o siano solo confusi dalle leggi segrete del desiderio, il desiderio che guida e influenza ogni forma di società o comunicazione. 

Ciò che emerge in generale dall'opera pittorica di Simon Gaon rilascia come un senso di precaria armonia, un’equilibrio instabile e momentaneo perché lo si possa percepire realmente confortante, rimane nella tela una sorta di minaccia che persiste in modo oscuro, che inquieta chi osserva, che lo interroga.

Questo artista eccelso, esprime nell’essenza: da una parte l’inquietudine dello scardinamento che è il vivere dentro un Mondo privo di fede e ideologie, allo stesso tempo: una volontà irriducibile e coriacea che prolifera il suo detto, che mai demorde, che davvero, incredibilmente, contro ogni pronostico, può governare le cose.

Aspetti che fanno assimilare Simon Gaon alla grande corrente del sogno americano, da Walt Whitman a Hermann Melville, come Henry David Thoreau, onore che fa di Simon uno dei protagonisti della pittura americana del XX e XI secolo.
 
                     Io credo che una foglia d’erba non valga affatto
                     meno della quotidiana fatica delle stelle.
                     E la formica è ugualmente perfetta, come un granello di sabbia,
                     come l’uovo di uno scricciolo,
                     E la piccola rana è un capolavoro pari a quelli più famosi,
                     E il rovo rampicante potrebbe ornare i balconi del cielo.
                     E la giuntura più piccola della mia mano qualsiasi meccanismo può deridere.
                             Tutto vale, tratto da “Song of Myself”
                              Walt Whitman
 
Riflessioni dell’Artista

L’Arte è diventata un affare molto riduttivo che conta sempre meno rispetto ai sentimenti dei vecchi maestri e ancora meno rispetto a ciò che sentiva Van Gogh, alle idee e agli elementi che compongono un dipinto. Dalla mia parte cerco di riportare l’arte al punto in cui aveva una profondità e un senso emozionale che non sia solamente operazione grafica o arte concettuale. Quando visito i musei e ammiro oltre 6000 anni di storia registrata mi confermo che l’arte ha sempre a che vedere con i sentimenti umani. A quei tempi il dipingere era fatto di composizione, disegno, colore, concetti, e movimento ecc. I Punjabi presero uno di questi elementi e crearono l’arte. Non mi rattristo per lo stato dell’arte per me stesso, quando visito il museo, e guardo ai grandi artisti della storia che unirono tutti questi elementi. Il sentimento rimane chiaramente l’elemento più importante: ciò che era valido per Rembrandt e per Tiziano.

Simon Gaon ( New York 1943), è Maestro pittorico di rilevanza artistica internazionale, si forma alla High School of Art and Design di New York City  e subito dopo la laurea, vince nel 1962 la prestigiosa borsa di studio Art Students League, premio  per un soggiorno studio in Europa. 
Ed è qui che nei dieci anni successivi, Simon Gaon si formerà artisticamente, risiedendo nelle città di Parigi, Berlino, Bruxelles, Amsterdam e per un intero anno a Venezia insieme ad Arthur Bresler (1927–1975) che fu di Simon maestro e mentore, così come ebbero sulla sua pittura grande influenza il lascito di: Soutine, Kokoschka, Turner, Wilhelm Lowith, e naturalmente quello immenso di Van Gogh. 
Sarà proprio in quegli anni che Gaon verrà incoraggiato dallo stesso Oskar Kokoschka a proseguire nel suo percorso artistico, valutandolo come artista di autentico talento.  
Con cinquant’anni di attività ininterrotta nel mondo dell’arte e mostre personali nei maggiori Musei e Gallerie americane ed Europee, nonchè massimo esponente degli Street Painters di New York, non è esagerato considerare Gaon come l’ultimo grande Maestro dell’Espressionismo.

OPENING 21 GENNAIO 2022 ORE 18.30

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