Attenzione. Per decisione del Governo tutti i musei e le mostre in Italia sono chiusi al pubblico dal 5 novembre al 3 dicembre 2020.

Mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura a Napoli. Le informazioni sulla mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura, i curatori, gli orari di ingresso, il costo dei biglietti, i numeri per prenotare, il comunicato stampa sulla mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura del museo Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli.

Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Mappa

Scheda Mostra

Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura

Luca Giordano


  • Luogo: Museo e Real Bosco di Capodimonte
  • Curatori: Stefano Causa e Patrizia Piscitello
  • Città: Napoli
  • Provincia: Napoli
  • Data inizio: 08 Ottobre 2020
  • Data fine: 10 Gennaio 2021
  • Costo del biglietto: Intero 10 € 2 ridotto per visitatori di età compresa tra 18 e 25 anni 2 € | Gratuito per i minori di anni 18 e per i titolari di Artecard
  • Telefono per informazioni: +39 081 7499111
  • E-Mail info
  • Sito ufficiale

Comunicato Stampa:


“Luca resuscita l’antico esempio del Veronese, trasfondendolo in un’atmosfera moderna di oro puro, in polvere iridata, e che indusse il disegnatore De Maria a parlare d'una "scuola ereticale, che faceva traviare dal dritto sentiero, con la dannata libertà di coscienza": tanto era l'empito di libera pittura che vi sormontava”
Ferdinando Bologna, Napoli, 1958

La mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello, è un'idea di Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte e di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais di Parigi, dove si è svolta la prima esposizione dal titolo Luca Giordano. Le triomphe de la peinture napolitaine (14 novembre 2019 al 23 febbraio 2020) che, insieme alla mostra su Gemito, ha completato “la stagione napoletana” dell'autunno 2019 nel cuore della capitale francese.

“In questa seconda tappa, a Napoli – afferma il direttore Sylvain Bellenger - Giordano ci viene raccontato come non lo è mai stato prima, diversamente da Parigi. Sebbene Giordano abbia contato molto per i francesi, non lo si poteva presentare allo stesso modo ai napoletani, che sono abituati a incontrarlo frequentemente, a volte senza riconoscerlo, nel loro museo o nelle loro chiese. I curatori hanno saputo ricollocare la particolarità del grande pittore e anche pensarlo nel contesto delle chiese napoletane, poiché in fondo è a Napoli e soprattutto nello spazio delle architetture barocche, più ancora che nei musei, che Giordano si mostra in tutta la sua dimensione e dà prova del mestiere e della visione che porterà fino in Spagna, con i rapimenti trionfanti e gioiosi che rendono il monastero dell’Escorial un luogo un po’ meno austero”

La mostra, dedicata a Ferdinando Bologna, realizzata in collaborazione con l'associazione Amici di Capodimonte onlus, si articola in dieci sezioni con oltre novanta opere, molte delle quali provenienti da importanti musei e istituzioni estere (Louvre, Prado, Patrimonio Nacional, Fondazione Santamarca e molte altre) e italiane (Palazzo Abatellis, Pinacoteca nazionale di Bologna, Musei civili di Vicenza) e, in particolare, napoletane (Complesso dei Girolamini, Curia di Napoli, Museo e Certosa di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo del Tesoro di San Gennaro, Pio Monte della Misericordia, Società italiana di Storia Patria e molti altri). L'allestimento in sala Causa, a cura di Roberto Cremascoli con Flavia Chiavaroli (Cor Arquitectos) conserva gli spazi della mostra Caravaggio Napoli ma ne ribalta il senso: dai vicoli di Napoli si passa ai salotti seicenteschi con una nuova sequenza espositiva che diventa un susseguirsi di “stanze delle meraviglie”. La mostra termina con un'installazione multimediale interattiva progettata e realizzata da Stefano Gargiulo (Kaos Produzioni) con l'intento di mostrare alcuni dei luoghi e delle opere affrescate dall’artista a Napoli: nella chiesa di San Gregorio Armeno, di Santa Brigida, alla Certosa di San Martino e nei Girolamini. Un vero e proprio invito rivolto al visitatore a proseguire la visita nella città di Napoli, alla ricerca delle opere di Luca Giordano nelle principali chiese e luoghi culturali cittadini.

Luca Giordano nasce a Napoli il 18 ottobre 1634. Appena ventenne, tra il 1654 e 1655, realizza due dipinti per la chiesa di San Pietro ad Aram e la pala del transetto della chiesa di Santa Brigida. Nei primi anni si muove nel solco di Jusepe Ribera, il maestro che gli resta dentro e che sarà come una guida per la sua vorace capacità di apprendimento, grazie alla quale assimila le esperienze di Tiziano, Lanfranco, Cortona e Rubens. Fondamentali i viaggi giovanili a Roma, Venezia e Firenze. Proprio a Firenze, Giordano mette a punto un progetto di decorazione illusionistica e continua degli spazi che a Napoli non aveva mai attecchito: nella cappella Corsini della chiesa del Carmine, e soprattutto negli affreschi di Palazzo Medici Riccardi. Le committenze per le maggiori chiese e per l’alta aristocrazia napoletana e spagnola aprono la strada al lungo soggiorno a Madrid, nell’ultimo decennio del ‘600. Resta in Spagna per circa dieci anni, lavorando con un’alacrità senza confronti e producendo una sterminata quantità di tele e di affreschi, tra residenze reali e chiese sotto l'alto patronato della Corona. Nel 1694, la consegna delle chiavi dello Studio del Palazzo da parte del Sovrano Carlo II lo consacra capo dei pittori della corte. Giordano trascorre gli ultimi anni di vita a Napoli, lavorando per la Certosa di San Martino e per le chiese dei Girolamini e di Donnaregina. Muore nel 1705, ed è sepolto nella chiesa di Santa Brigida di Napoli.

Luca Giordano è senz'altro il più grande pittore napoletano del ‘6oo, oltre che il più prolifico con migliaia di disegni, dipinti e affreschi al punto da guadagnarsi l'appellativo di “Luca fa presto”. È l’ultimo dei maestri napoletani da esportazione: da giovane soggiorna a Roma, dove osserva e disegna tutto, da Raffaello a Caravaggio, ma il suo sogno è eguagliare i maestri del Rinascimento veneto, Tiziano e Tintoretto passando per Veronese, che ha imparato ad amare attraverso Ribera e Mattia Preti. A Napoli è il primo a liquidare gli eroici furori della pittura caravaggesca con una scrittura spregiudicata e colorata. Insofferente dei limiti della cornice amplia la scelta dei soggetti che, tra gli amici del Caravaggio, si limitava a una rosa tutto sommato ristretta. “Giordano reinventa il barocco romano in una versione aggressiva e come scatenata: Rubens, Cortona e Bernini stanno sempre alle spalle. Ma si capisce che per saltar meglio ha preso la rincorsa lunga scegliendosi, tra i maestri, Tiziano e Veronese” affermano i curatori Stefano Causa e Patrizia Piscitello.

Dalla fine degli anni Sessanta, Giordano riesce a farsi un nome sul mercato difficile e concorrenziale della città dei dogi. In seguito la fama di Giordano si espande così rapidamente oltre i confini del Vicereame spagnolo che il pittore è chiamato a Firenze, dove giunge per la prima volta nel 1682. Grazie ai suoi viaggi, Giordano diventa il pittore napoletano più importante e conosciuto, tanto che nel 1692 viene chiamato a dar prova del suo talento in Spagna, dove si fermerà per dieci anni. Sarà nominato pittore del re e realizzerà un’incredibile quantità di quadri e di affreschi.

“Poco più che cinquantenne (età che per l’epoca era vecchiaia piena) si trasferisse in Spagna, diventando pittore di corte e decorando pareti su pareti tra Madrid e l’Escorial. Giordano diventa il maggiore pittore spagnolo tra Velazquez e Picasso” affermano i curatori.

Tutti i ricercatori moderni si sono interessati a Giordano. Roberto Longhi (1890-1970), lo ammirava molto, ha scritto su di lui alcune pagine fondamentali, ma la prima monografia importante su Luca Giordano arriva solo del 1966, ma già si compone di tre volumi. Giordano è stato studiato inoltre dai compianti Ferdinando Bologna (1925-2019) e Raffaello Causa (1923-1984). La mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura offre un ulteriore contributo alla conoscenza dell'artista, restituendo alla virtuosità il suo prestigio e al grande artista napoletano il posto che gli spetta nell’universo dei pittori.

Negli spazi espositivi della sala Causa, al Museo e Real Bosco di Capodimonte, sarà possibile ristudiare capolavori provenienti dalla pinacoteca stessa, insieme a opere delle principali raccolte italiane ed europee. L'allestimento dell'architetto Roberto Cremascoli fa riprecipitare Giordano in un arredo barocco liberandolo dai vincoli di un museo moderno. Giordano si vedrà documentato nelle fasi salienti del suo lavoro che, per familiarizzarsi con il suo linguaggio proteiforme, è messo in dialogo con alcuni suoi maestri, dei compagni di strada e dei contemporanei che provarono a eguagliarne lo stile o, più saggiamente, se ne distanziarono (Jusepe de Ribera, Lanfranco, Pietro da Cortona, Mattia Preti, Micco Spadaro, Andrea e Lorenzo Vaccaro, Pacecco de Rosa, Giuseppe Recco, Giuseppe De Maria e altri). Alcuni dei più vividi riflessi di Giordano si ritroveranno in artisti a lui affini, che sperimentarono però tecniche diverse: dalla pittura su vetro alle ceramiche alle nature morte.

L'allestimento in sala Causa

L'allestimento della mostra Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura al Museo Real Bosco di Capodimonte è curato da COR arquitectos (Roberto Cremascoli, Edison Okumura, Marta Rodrigues) con Flavia Chiavaroli e occupa gli spazi della sala Causa, stesse professionalità che avevano già lavorato all'allestimento della mostra Caravaggio Napoli (12 aprile-14 luglio 2019), nel quale furono 'ricostruiti' i vicoli di Napoli. Ora la 'messa in scena' della città di Caravaggio diventa quella di Luca Giordano, dai vicoli si passa ai salotti, si trasformano gli stessi spazi definendo una nuova sequenza espositiva. Dall’interpretazione dei salotti seicenteschi napoletani nasce un percorso tra le sale che diventa un susseguirsi di “stanze delle meraviglie”, Wunderkammer con quadreria, carta da parati e boiserie di color rosso scuro: ambienti in grado di raccontare l’atmosfera vissuta dal grande pittore napoletano. I materiali di finitura sembrano consumati dal tempo come la carta da parati che simula la tappezzeria antica. Ogni “sala-salotto” ha una carta con lo stesso disegno, ma di tonalità diverse. Le sale introduttive e quelle finali, con la ricostruzione della Cappelletta Girolamini, saranno dipinte con colorazioni di tonalità “bruciata” riprese dalla natura. Lo spazio dell’allestimento diventa una stratigrafia del racconto espositivo.

Un diversità di allestimento – pur negli stessi spazi espositivi – che sottolinea la differente cifra stilistica fra Caravaggio e Luca Giordano. Lo sottolineano bene i curatori Causa e Piscitello: “Caravaggio non ha disegnato (non nel senso accademico del termine), e men che mai affrescato; Giordano invece è autore di alcuni dei fogli più strepitosi del ‘6oo oltre ad aver dipinto, letteralmente, chilometri di affresco. Caravaggio ha il diavolo in corpo del vero e procede dalla pittura alla natura; Giordano fa il percorso inverso. La Pittura gli interessa mille volte di più. D’altronde, mentre Caravaggio era ciò che si dice un cattivo ragazzo; Giordano è un integerrimo padre di famiglia. Per viaggiare viaggiò: ma spinto dall’odore dei soldi. Gli spostamenti di Caravaggio disegnano l’itinerario di un fuggiasco; quelli di Giordano sono un modello di strategia autopromozionale. I panni dell’artista maledetto gli avrebbero solo rallentato il passo”.