Al Museo Archeologico Nazionale di Firenze fino al 2 febbraio 2020
Gli egizi e l'aldilà: 100 reperti raccontano il viaggio dell'anima secondo gli antichi
Sarcofago di Padimut, 1069-656 a.C, Firenze, Museo Archeologico Nazionale, sezione “Museo Egizio”
Samantha De Martin
17/07/2019
Firenze - Dai magazzini al pubblico, con l’obiettivo di racchiudere in suggestivi reperti la concezione che gli antichi Egizi avevano dell’aldilà.
Tornano nella loro sede originaria, negli spazi per mostre temporanee del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove rimarranno fino al 2 febbraio 2020, gli oltre cento reperti appartenenti alle collezioni della sezione “Museo Egizio” di Firenze - caratterizzata da oltre 15.700 oggetti, che vanno dall’epoca preistorica all’epoca copta - selezionati per raccontare il significato che i vari oggetti, abitualmente deposti nelle tombe insieme al defunto, avevano nella società dei faraoni.
Il sarcofago di Padimut, con la sua ricchissima decorazione, mai esposto e mai studiato prima della mostra, affianca, nel percorso espositivo, la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di statua di dignitario che indossa una veste persiana, testimonianza del periodo in cui l’Egitto fu assoggettato al potente impero persiano (525 - 404 a.C.). La cassetta per ushabti (piccole statue del corredo funebre) di Nekhtamontu (1550 - 1070 a.C.) incontra le tavole d’offerta e quegli oggetti della vita quotidiana, tra gioielli e utensili di vario tipo, che avrebbero dovuto ricreare nella tomba la perduta esistenza del defunto.
Il progetto della mostra dal titolo “Mummie. Viaggio verso l’immortalità" era nato nel 2000 da un’idea di Maria Cristina Guidotti, che ne è anche la curatrice scientifica, in occasione di uno studio sulle mummie della sezione “Museo Egizio” del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, eseguito dall’Università di Pisa. Dopo aver viaggiato a lungo in Europa, per poi sbarcare in Cina, nel 2018, l’esposizione ritorna nella collezione del “Museo Egizio” di Firenze - la seconda in Italia dopo quella di Torino - formatasi soprattutto nel corso del XIX secolo, in seguito alla famosa spedizione franco-toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion.
Il percorso è suddiviso in due sezioni: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla “mummificazione” del corpo del defunto, la seconda destinata ad accogliere gli oggetti che accompagnavano il morto nella tomba. Per gli antichi egizi, infatti, la morte rappresentava un momento di passaggio a un’altra forma di esistenza che continuava nell’aldilà.
Leggi anche:
• Mummie. Viaggio verso l'immortalità
Tornano nella loro sede originaria, negli spazi per mostre temporanee del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove rimarranno fino al 2 febbraio 2020, gli oltre cento reperti appartenenti alle collezioni della sezione “Museo Egizio” di Firenze - caratterizzata da oltre 15.700 oggetti, che vanno dall’epoca preistorica all’epoca copta - selezionati per raccontare il significato che i vari oggetti, abitualmente deposti nelle tombe insieme al defunto, avevano nella società dei faraoni.
Il sarcofago di Padimut, con la sua ricchissima decorazione, mai esposto e mai studiato prima della mostra, affianca, nel percorso espositivo, la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di statua di dignitario che indossa una veste persiana, testimonianza del periodo in cui l’Egitto fu assoggettato al potente impero persiano (525 - 404 a.C.). La cassetta per ushabti (piccole statue del corredo funebre) di Nekhtamontu (1550 - 1070 a.C.) incontra le tavole d’offerta e quegli oggetti della vita quotidiana, tra gioielli e utensili di vario tipo, che avrebbero dovuto ricreare nella tomba la perduta esistenza del defunto.
Il progetto della mostra dal titolo “Mummie. Viaggio verso l’immortalità" era nato nel 2000 da un’idea di Maria Cristina Guidotti, che ne è anche la curatrice scientifica, in occasione di uno studio sulle mummie della sezione “Museo Egizio” del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, eseguito dall’Università di Pisa. Dopo aver viaggiato a lungo in Europa, per poi sbarcare in Cina, nel 2018, l’esposizione ritorna nella collezione del “Museo Egizio” di Firenze - la seconda in Italia dopo quella di Torino - formatasi soprattutto nel corso del XIX secolo, in seguito alla famosa spedizione franco-toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion.
Il percorso è suddiviso in due sezioni: la prima dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla “mummificazione” del corpo del defunto, la seconda destinata ad accogliere gli oggetti che accompagnavano il morto nella tomba. Per gli antichi egizi, infatti, la morte rappresentava un momento di passaggio a un’altra forma di esistenza che continuava nell’aldilà.
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