Un'opera giovanile del genio di Vinci

Un capolavoro degli Uffizi: L'Annunciazione di Leonardo

Leonardo da Vinci, Annunciazione, 1472 circa, Olio su pannello, 98 x 217 cm, Firenze, Gallerie degli Uffizi
 

Samantha De Martin

17/03/2020

Firenze - “Non mi legga chi non è matematico” ammoniva Leonardo nel suo Trattato della pittura. Ed in effetti anche nella tavola dell’Annunciazione, uno dei suoi maggiori capolavori, è possibile cogliere non pochi riferimenti alla geometria e all’architettura da parte del genio che conferiva alle sue figure “il moto et il fiato”.
Un leggero vento, scaturito dal planare dell’Arcangelo Gabriele di fronte alla Vergine, sembra investire l’osservatore e le pagine del libro che Maria sta leggendo proprio quando l’angelo le si presenta dinnanzi.
In quest’opera, realizzata nel 1472, quando aveva vent’anni ed era attivo nella Bottega del Verrocchio, Leonardo si allontana volutamente dall’iconografia tradizionale dell’Annunciazione, per collocare il tema sacro, il dialogo tra Maria e l’Angelo, in un’ambientazione naturalistica, decisamente terrena.



Cosa rappresenta la scena?
Davanti a un palazzo rinascimentale, in un rigoglioso giardino recintato, l’Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti alla Vergine rivolgendole il saluto. Maria - seduta con grande dignità davanti a un leggìo sul quale è poggiato un libro - gli risponde. La natura occupa, in questa tavola, uno spazio rilevante, quasi a voler sottolineare come il miracolo dell'Incarnazione divina coinvolga, oltre che un'umana come Maria, l'intero creato. I fiori e le altre specie vegetali che si affastellano nel prato e nello sfondo sono descritti minuziosamente e sembrano studiati con una precisione lenticolare.
Oltre il muretto e i cipressi, simili a colonne, quasi a dividere matematicamente la scena, si intravedono sullo sfondo un fiume con anse e barche, e alte montagne punteggiate da torri. La luce è chiarissima, come mattutina, e ingentilisce i contorni delle figure, preannunciando lo "sfumato".

Che cosa ha in mano l’Arcangelo Gabriele?
L’Arcangelo offre a Maria un giglio, simbolo di purezza e castità.

Cosa sta facendo la Vergine?
Quando L’Arcangelo giunge a farle visita, Maria ha la mano destra appoggiata sul libro come se volesse evitare che si chiudesse (magari per il vento provocato dall'atterraggio), mentre la sinistra è alzata in segno di accettazione del suo destino. L’ampio mantello azzurro che le copre le gambe e ricade anche sul seggio, conferendo alla scena un forte senso di plasticità ed esalta la forma nascosta delle gambe. La testa di Maria è ridipinta.



Dov’è ambientata la scena?
La scena rappresentata da Leonardo è ambientata in un hortus conclusus (un "giardino recintato") forma tipica di giardino medievale, legato soprattutto a monasteri e conventi. Il maestro sceglie il giardino recintato come ambientazione per alludere al ventre di Maria, alla purezza della Vergine.

Cosa si intravede dalla piccola porta alle spalle di Maria?
Se si osserva con attenzione, alle spalle della Vergine, c’è una piccola porta attraverso la quale si intravede la camera da letto di Maria.

Quali sono gli elementi “terreni” a cui fa ricorso Leonardo?
La tradizionale scena sacra è posta dall’artista in un’ambientazione naturalistica e terrena. L’Angelo ha una corporeità concreta, suggerita dall’ombra proiettata sul prato e dai panneggi che presuppongono studi dal vero. L’artista lo raffigura in una posizione classica, come appena planato con le sue ali battenti, nel momento poco prima di richiudersi, che ricordano quelle di qualche poderoso rapace. Leonardo, rappresentando il peso della veste sull’erba, sembra quasi voler raffigurare l’istante esatto in cui l’Angelo atterra di fronte alla Vergine, facendo quasi percepire a chi osserva lo spostamento d'aria. L'impostazione della posizione è classica leonardesca, considerando il panneggio, a pieghe ampie e morbide. Giorgio Vasari racconta che talvolta l'artista realizzava modelli in argilla delle figure, le avvolgeva in morbidi manti bagnati nel gesso e quindi riproduceva pazientemente l'andamento del panneggio.
La posizione delle mani dell’Angelo è naturale: la destra è benedicente, e la sinistra a reggere il giglio. Lo sguardo è rivolto fisso verso Maria, nell'atto dell'annuncio.
Il Maestro, con una resa straordinaria, distende sulla tavola una luce crepuscolare che plasma le forme, rende omogenea la scena e mette in risalto le sagome scure degli alberi sul lontano paesaggio dello sfondo, dominato dai toni sfumati cari all’artista.



Cosa rappresenta Leonardo di fronte alla Vergine?
Maria si trova dietro un altare in marmo scolpito su cui è appoggiato il leggìo. In questo altare decorato con motivi classici, che trovano riscontro in un monumento del Verrocchio, la Tomba di Giovanni e Piero de' Medici nella sagrestia Vecchia di San Lorenzo, si percepiscono gli insegnamenti del Maestro di Leonardo.
Tra i riccioli superiori, che riecheggiano l'ordine ionico, è teso un festone con foglie frutta e fiori, sormontato da una conchiglia tra nastri svolazzanti, simbolo della "nuova Venere", cioè Maria, e della bellezza eterna.

Cosa sta leggendo la Vergine?
Prima della visita dell’Angelo, Maria stava leggendo il libro delle Sacre Scritture, simbolo delle profezie del Vecchio Testamento (in particolare in questo caso è rappresentato un passo di Isaia), che si avverano con l'atto di accettazione di Maria. Di estrema raffinatezza è il velo semitrasparente sotto il libro.

Cosa si intravede a una visione molto ravvicinata?
Se ci si avvicina al dipinto si possono intravedere le impronte digitali del ventenne Leonardo che usava talvolta sfumare il colore con i polpastrelli per ottenere effetti di sfumatura e amalgama. Questa tecnica si riscontra sulle foglie dei festoni alla base del leggìo e sulle dita della mano destra della Vergine.

Un apparente errore di prospettiva
Alcuni critici imputarono alcune anomalie prospettiche presenti nell’Annunciazione alla giovane età di Leonardo. Ma lo storico dell’arte Antonio Natali confuta la tesi dell’esistenza di un errore di prospettiva nel dipinto per sostenere la necessità di un obbligato punto di vista. Significa che Leonardo aveva realizzato il suo capolavoro perché fosse ammirato da un punto di vista privilegiato. Il Maestro aveva forse previsto la tavola per un “fornimento ligneo”, cioè per una stanza foderata di legno e impreziosita da opere come questa.
Se la si guarda frontalmente, si percepiscono una serie di distonie prospettiche, come l’angelo che sembra scivolare anziché inginocchiarsi o il braccio destro della Madonna, apparentemente più lungo del sinistro. Se invece ci spostiamo ponendoci alla destra della tavola, notiamo che tutto si ricompone.

Dove si trova oggi L’Annunciazione di Leonardo?
La tavola è conservata nella Sala 35 delle Gallerie degli Uffizi. Nel museo fiorentino è arrivata nel 1867 dalla sagrestia della chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, fuori porta San Frediano a Firenze.
Del dipinto non si conoscono né la collocazione originaria, né la committenza.

Che cosa hanno in comune l’Annunciazione, Guernica di Picasso e il Partenone?
Secondo l’architetto Franca Manenti Valli, che offre dell’Annunciazione una lettura in chiave matematico-simbolica, Leonardo sceglie per la sua tavola la stessa proporzione che, attraverso i secoli, connota la planimetria del Partenone e la tela di Guernica.
Inscrivendo sulla base della tavola una semicirconferenza di cui la base è il diametro, si ottiene un unico quadrato i cui lati verticali corrispondono alla bocca dell’angelo e a quella della Vergine. La geometria in questo caso viene applicata a una finalità espressiva: porre al centro della scena il dialogo tra Maria e l'angelo.
Gli studi della Valli individuano, tra le diverse parti della tavola dell’Annunciazione, relazioni regolate dal rapporto aureo e dimensionate secondo i numeri della progressione di Fibonacci.

Qual è la grande novità di quest’opera?
L'impostazione spaziale, anziché essere data dalla prospettiva geometrica quattrocentesca, è resa piuttosto dal digradare progressivo dei colori, soprattutto nello sfondo. Leonardo si servì infatti della prospettiva aerea, tecnica che prevedeva la misura delle distanze in profondità secondo la densità e il colore dell'atmosfera interposta.
La luce chiarissima che rende ancora più raffinati i contorni delle figure, dissolvendone i bordi con sottili gradazioni di colore che si fondono impercettibilmente preannuncia lo "sfumato".


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