Dal 1° aprile all’11 luglio ai Musei san Domenico

Forlì e gli Uffizi insieme per Dante: una mostra racconta il poeta attraverso sette secoli di arte

Jean-Auguste-Dominique Ingres (Montauban, 1780 - Paris, 1867), Paolo e Francesca sorpresi da Gianciotto, 1819, Olio su tela, 50.3 x 40.7 cm, Angers, Musée des Beaux-Arts
 

Samantha De Martin

16/02/2021

Forlì-Cesena - Una mostra corale, dove “l’arte racconta l’arte” e il “visibile parlare” di Dante prende colore e suggestione attraverso le interpretazioni di oltre 300 capolavori, dal Due al Novecento, è pronta a celebrare i 700 anni dalla morte del poeta.
Nella Forlì che nel 1302 accolse il soggiorno del “Ghibellin fuggiasco” presso gli Ordelaffi, un percorso dal titolo Dante. La visione dell’arte, nato dalla collaborazione tra Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e le Gallerie degli Uffizi - che ha prestato per l’occasione una cinquantina di opere tra dipinti, sculture e disegni - si appresta a raccontare l’Alighieri come non lo abbiamo mai visto.

Da Giotto a Previati: un viaggio lungo sette secoli nel segno di Dante

Dal 1° aprile all’11 luglio la mostra, allestita negli spazi dei Musei san Domenico, accompagna gli ospiti attraverso un arco temporale lungo sette secoli, nel quale, per la prima volta, l’intimo rapporto tra Dante e l’arte viene interamente analizzato e ricostruito grazie a quegli artisti che si sono cimentati nella sfida di tradurre in immagini la potenza visionaria del padre della lingua.
Nato da un’idea di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, il progetto, a cura di Antonio Paolucci e Fernando Mazzocca, si propone di esplorare a 360 gradi la figura del poeta nel settimo centenario della sua morte.


Gaetano Previati, Il sogno, 1912, Olio su tela, 165 x 225 cm, Svizzera, Collezione privata

In mostra un inedito ritratto di Andrea del Castagno fresco di restauro

In questo racconto “totale” per immagini, la prima fortuna critica del poeta, illustrata attraverso le prime edizioni della Commedia e di alcuni dei più importanti Codici miniati del XIV e XV secolo, cede il posto allo straordinario dialogo tra i disegni di Zuccari e Michelangelo, al celebre ritratto realizzato da Andrea del Castagno, mai mostrato al pubblico e appena restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure, e ancora al Giudizio Universale di Beato Angelico, ai contributi di Giotto, Cimabue, Rosso Fiorentino.

“Non mancheranno la mitografia risorgimentale ottocentesca che fa di Dante un “pater patriae”, e poi il Novecento grafico, i lavori che ripercorrono la figura del poeta, rapportata al magistero degli antichi, l’iconografia virgiliana, i gradi poeti, come il Seneca bronzeo, tutto concentrato nella drammaticità delle sue scelte etiche, in arrivo dal Museo Archeologico di Napoli” anticipa Gianfranco Brunelli.


Beato Angelico, Giudizio Finale, 1425-1430, tempera su tavola, 210 x 105 cm Firenze, Museo di San Marco

In questo itinerario visivo della Commedia, nella sezione dedicata alla “perduta gente”, spetta a Jean-Auguste-Dominique Ingres, con la sua opera Paolo e Francesca sorpresi da Gianciotto, in prestito dal Musée des Beaux-Arts di Angers, elevare Francesca a eroina romantica. Ma l’Ottocento farà capolino anche dai lavori di Nicola Monti, Pio Fedi, Giuseppe Sabatelli, Raffaello Sorbi e negli Episodi della Divina Commedia di Vogel von Volgestein, mentre il Novecento si insinua nel Sogno di Gaetano Previati e in Giuda Icariota di Sascha Schneider.

La soggettività corale del Purgatorio affonda invece nel ricordo di Pia de’ Tolomei, protagonista di una pittura che tenta di raffigurare il tema del patimento storico proiettato verso una salvezza perfettamente racchiusa nella Trasfigurazione di Lorenzo Lotto.

Una stanza dedicata al Canto XXXIII

A chiudere il percorso sarà la stanza dedicata al XXXIII canto, dove Filippo Lippi dialogherà con il Paradiso di Tintoretto, e con una copia della Pietà di Michelangelo.
A dividersi la scena con Dante sarà anche San Domenico, presente nell’itinerario espositivo attraverso un olio e tempera su tela di Sandro Botticelli, in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo, a ricordare che il 2021 è anche l’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della morte del santo.

Ad aprire i loro scrigni danteschi, accanto agli Uffizi, in occasione della mostra, saranno altre illustri istituzioni, dall’Ermitage di San Pietroburgo alla National Gallery di Sofia, dalla Staatliche Kunstsammlungen di Dresda ai Musei Vaticani.


Dante Gabriel Rossetti, Il saluto di Beatrice, 1880-1882, Olio su tela, 91,4 x 154,3 cm, Toledo (Ohio), Museum of Art

Eike Schmidt: "Non c'é poeta nella storia più "rappabile" di Dante”

Con uno stile magniloquente e antologico, l’esposizione condurrà il visitatore alla scoperta della crescente leggenda di Dante attraverso i secoli.
“In questo periodo - commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt - è importante ritrovare in Dante non solo un simbolo di unità nazionale, ma anche un conforto spirituale e un riferimento culturale comune. La mostra sarà un’occasione per ripensare al padre della lingua italiana e offrirà materia per riflettere sull’importanza che l’opera dantesca - con i suoi versi, i personaggi e gli eventi da lui narrati - riveste ancora nei nostri tempi. Il mio augurio, presentando questa mostra, é che questa estate le spiagge della Romagna possano risuonare di tanti magnifici rap a tema dantesco. Non c'é poeta nella storia più "rappabile" di Dante".



Henry James Holiday, Dante Alighieri, 1875 circa, matita, acquerello e gomma arabica su carta, 49,5 x 63,5 cm, collezione privata c/o Christie’s

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