A Parigi il "Romanticismo nero", a Ravenna l'arte dei folli
Musée d'Orsay, Parigi |
Carlos Schwabe (1866-1926) La Morte e il becchino 1900 Acquarello, gouache e mina di piombo Cm 76 x 56 Parigi, museo d'Orsay, conservato presso il dipartimento delle Arti Grafiche del museo del Louvre
08/03/2013
Fu lo scrittore e storico dell'arte italiano Mario Praz, nel 1930, a parlare per primo di "Romanticismo nero", scovando il lato oscuro che si celava dietro l'apparente trionfo della ragione delle espressioni artistiche della seconda metà del XVIII secolo. Non a caso, in Inghilterra, questo fu il periodo della fioritura della letteratura gotica, quella che si nutriva di storie macabre e misteriose. Un gusto, quello per il soprannaturale, il demoniaco e il grottesco che invase anche l'universo delle arti visive con Goya, Géricault, Delacroix, William Blake e Johann Heinrich Füssli e che si spinse ben oltre i confini di quella particolare epoca storica, per arrivare fino al Novecento, ed investire correnti artistiche come il surrealismo di Dalì e Magritte e il linguaggio cinematografico. Una mostra, che, ispirandosi ad un racconto del 1844 di Edgar Allan Poe, Angel of the Odd, si intitola "L’angelo del bizzarro. Da Goya a Max Ernst (1770-1940)", propone ora al Musée d'Orsay di Parigi, fino al prossimo 9 giugno, duecento opere che raccontano le mille sfumature del "romanticismo dark".
In contemporanea, in Italia, al Mar, Museo d'Arte della Città di Ravenna, fino al prossimo 16 giugno, la mostra "Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat", curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l’Accademia di Brera, racconta la creatività borderline indagando sul "disagio della realtà" con opere di Bacon, Dubuffet, Basquiat, Tancredi, Chaissac, Wols, per stabilire confronti sull'ambiguo confine tra la creatività degli alienati e il disagio espresso dall'arte ufficiale dell'ultimo secolo; sul disagio del corpo con lavori Recalcati, Moreni, Fabbri, Perez, De Pisis, Zinelli, alcuni protagonisti del Wiener Aktionismus e del gruppo Cobra come Jorn e Corneille, nelle cui opere è protagonista il corpo, che diviene l'estensione della superficie pittorica oppure oggetto stesso sorprendenti trasformazioni; sui ritratti dell'anima" con opere di Ghizzardi, Kubin, Ligabue, Moreni, Rainer, Sandri, Van Gogh, Jorn, Appel, Aleshinsky, Viani; su "la terza dimensione del mondo" che espone spettacolari sculture art brut, inediti di Gervasi e grandi manufatti di arte primitiva e infine sul "sogno rivelatore della natura delle cose" con una selezione di dipinti di surrealisti di Dalì, Ernst, Masson, Brauner, che rappresentano l'universo onirico, con una serie di lavori di Klee, che fu tra i primi a intravedere similitudini tra i disegni dei bambini, dei primitivi e degli alienati con l'arte moderna, per via del rifiuto di qualsiasi convenzione.
Nicoletta Speltra
In contemporanea, in Italia, al Mar, Museo d'Arte della Città di Ravenna, fino al prossimo 16 giugno, la mostra "Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat", curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l’Accademia di Brera, racconta la creatività borderline indagando sul "disagio della realtà" con opere di Bacon, Dubuffet, Basquiat, Tancredi, Chaissac, Wols, per stabilire confronti sull'ambiguo confine tra la creatività degli alienati e il disagio espresso dall'arte ufficiale dell'ultimo secolo; sul disagio del corpo con lavori Recalcati, Moreni, Fabbri, Perez, De Pisis, Zinelli, alcuni protagonisti del Wiener Aktionismus e del gruppo Cobra come Jorn e Corneille, nelle cui opere è protagonista il corpo, che diviene l'estensione della superficie pittorica oppure oggetto stesso sorprendenti trasformazioni; sui ritratti dell'anima" con opere di Ghizzardi, Kubin, Ligabue, Moreni, Rainer, Sandri, Van Gogh, Jorn, Appel, Aleshinsky, Viani; su "la terza dimensione del mondo" che espone spettacolari sculture art brut, inediti di Gervasi e grandi manufatti di arte primitiva e infine sul "sogno rivelatore della natura delle cose" con una selezione di dipinti di surrealisti di Dalì, Ernst, Masson, Brauner, che rappresentano l'universo onirico, con una serie di lavori di Klee, che fu tra i primi a intravedere similitudini tra i disegni dei bambini, dei primitivi e degli alienati con l'arte moderna, per via del rifiuto di qualsiasi convenzione.
Nicoletta Speltra
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