In attesa del film Banksy – L’arte della ribellione, al cinema dal 26 al 28 ottobre

Banksy: gli interventi più clamorosi dell'artista di Bristol

Banksy, Girl With Balloon, 2002, Stencil, Acrilico su carta | Courtesy of Teatro Arcimboldi Arte
 

Samantha De Martin

19/10/2020

Il suo ultimo zampino, in ordine di tempo, è apparso martedì scorso sul muro di un parrucchiere di Nottingham.
Questa volta la protagonista in bianco e nero è una bambina intenta a giocare con un hula hoop costruito con la gomma di una bicicletta.
Banksy colpisce ancora e lo fa con il garbo dell’artista che utilizza lo strale della provocazione e dell’irriverenza per arrivare al cuore e sorprendere appassionati e critici con cifre e successi da capogiro che strappano una riflessione e un sorriso malinconico ad ogni suo intervento. L’ultimo successo, in termini di cifre, è rappresentato dalle 65.138 presenze alla mostra di Ferrara, Un artista chiamato Banksy, aperta al pubblico dal 30 maggio al 27 settembre 2020 a Palazzo dei Diamanti e chiusa con numeri decisamente inaspettati, in barba allo stress test imposto dall’emergenza sanitaria in corso.


Banksy, Love Is In The Air (Flower Thrower), 2003, Serigrafia su carta, 50 x 70 cm, Collezione privata

Tutti gli interventi dell’artista in un film

In attesa di ripercorrere al cinema la vita dello street artist più famoso al mondo con Banksy – L’arte della ribellione - il primo film a far luce sull’intera storia di Banksy, diretto da Elio España, prodotto da Spiritlevel Cinema e distribuito da Adler Entertainment, in arrivo nelle sale il 26, 27 e 28 ottobre - ripercorriamo alcuni degli interventi più clamorosi del genio di Bristol.

Dai primi lavori come giovane artista underground fino alla consacrazione ad artista più famoso del ventunesimo secolo, nonostante la sua identità ancora avvolta nel mistero, le opere di Banksy ascoltano il polso della società per tradurlo in immagini iconiche. Scimmie intelligenti, pronte a prendere il posto degli uomini, topi, poliziotti in tenuta anti sommossa ma ingentiliti da simpatici smile, gatti, bambini e membri della famiglia reale. Ecco il popolo che affolla i lavori del genio che ha trasformato il movimento della Street Art in forma d’arte mainstream, modificando la concezione stessa dell’arte.

Frutto del suo background a Bristol e di un periodo particolarmente tumultuoso ed effervescente dal punto di vista politico e culturale, il pioniere della street art ha sorpreso il mondo con interventi eclatanti, a partire dai suoi esordi.


Banksy in Messico, dal film Banksy - L'Arte della Ribellione I Courtesy of Adler Entertainment

Tra gli animali vivi di Turf War
The Mild Mild West di Banksy è il primo intervento di street painting che l’artista realizzò nel 1999 a Bristol e che riscosse un successo straordinario.
Per assistere alla prima mostra in galleria nel Regno Unito bisognerà invece attendere, nel 2003, Turf War, un’incursione in un magazzino nell'East London con animali vivi dipinti, tra maiali con i colori della polizia, pecore in "strisce da campo di concentramento", una mucca con la faccia di Andy Warhol e uno scimpanzé in tenuta da regina Elisabetta II.

Come si evince da quasi tutti i suoi blitz, è la scelta del luogo a configurarsi fondamentale per gli interventi delllo street artist, permeati da una forte critica sociale e politica. A giugno del 2018 l'artista ha scelto ad esempio la lamiera di una porta di sicurezza del Bataclan - il teatro parigino colpito da un attacco terroristico senza precedenti - per rendere omaggio alle oltre 80 vittime con La “ragazza in lutto”. L’opera è stata rubata un anno dopo la realizzazione per finire nella soffitta di un vecchio casale in Abruzzo, ed essere poi riconsegnata alla Francia e al locale.


Banksy, Flying Copper,  2008, 70 x 100 cm | Foto: © Dario Lasagni

Metti un Bansky tra un Picasso e un Monet
Chi lo ha detto che gli interventi di Banksy sono solo en plein air? I suoi blitz iniziano nei primi anni 2000 tra le sale dei principali musei al mondo dove il vandalo più celebre dell’arte piazza i suoi lavori addirittura accanto ai capolavori di Monet e di Picasso. Come ha fatto Banksy a esporre i propri quadri al Moma e al Metropolitan Museum di New York? Semplicemente entrando e appendendoli alle pareti, mentre alcuni suoi collaboratori inscenano una rissa per distrarre i custodi.
Oltre al Moma e al Met, ci sono anche il Museo di Brooklyn e quello di Scienze Naturali tra i luoghi che hanno accolto le incursioni dell’artista, quadri attaccati al muro a dispetto di guardiani e inservienti. Quello al Museo di Scienze Naturali è un collage. Ad un vero scarafaggio l'artista ha aggiunto due ali di un cacciabombardiere con quattro missili in miniatura.

E poi c’è il Met, dove lo street artist fa entrare You have beatiful eyes, una sorta di omaggio a René Magritte che ritrae una donna in costume settecentesco, con il viso coperto da una maschera a gas. L'opera esposta in gran segreto al Moma (un barattolo contenente una zuppa di pomodoro), ritrovata, pochi giorni dopo l’incursione, in uno degli ascensori del museo appena riaperto, è invece un omaggio ad Andy Warhol.

Furto con ricatto... e il Pensatore perde il cappello
Una vicenda particolarmente divertente è quella che ruota intorno a The Drinker, una caricatura moderna de Le Penseur di Auguste Rodin, battuta all’asta dopo un rocambolesco furto con tanto di riscatto chiesto all’artista.
L’opera, alta più di due metri, era apparsa, nel marzo del 2004, in una piccola piazza al largo di Shaftsbury Avenue, a Londra, ma venne rubata dal “terrorista d’arte” Andy Link che, dopo il furto, se la piazzò in giardino. Lo stesso Link avrebbe contattato Banksy per ricevere un “riscatto” di 5000 sterline.
Ma l’artista rifiutò, rispondendogli che avrebbe anche potuto bruciare la sua statua con una tanica di benzina da 2 sterline. Dopo tre anni, ignoti sottrassero la scultura dal giardino di Andy Link che denunciò il furto alla polizia. I ladri, come beffa, lasciarono nel suo giardino solo il cono segnaletico. Che ci fosse o meno lo zampino dell’artista non è dato saperlo. 


 L'intervento di Banksy a Betlemme, 2017 | Via Wikimedia Commons

Banksy e l’albergo con “la peggiore vista del mondo”

Nel 2017 Banksy progetta e arreda un vero e proprio albergo a Betlemme, con vista sul muro fatto costruire da Israele per separare la città palestinese dai territori di Gerusalemme Est. Si chiama Walled Off Hotel ed è l’albergo con la "peggiore vista del mondo". Nella camera numero 3 gli ospiti dormono in un letto sotto un'opera che ritrae un palestinese ed un israeliano impegnati in una battaglia di cuscini.
I protagonisti delle nove opere lungo il perimetro del muro sono invece per la maggior parte bambini che tentano di aggirare la barriera aggrappati a palloncini, o di forare il perimetro con paletta e secchiello. In alcuni punti si limitano a guardare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci resi con la tecnica del trompe-l'oeil.

Due anni dopo, nel 2019, Banksy ritorna a Betlemme con un’altra opera installata al Walled-Off Hotel. Questa volta si tratta di un piccolo presepe esposto su un tavolino, ai cui piedi sono stati disposti alcuni pacchi dono. In realtà si tratta di un presepe di guerra, intitolato La cicatrice di Betlemme, che mostra una mangiatoia posta davanti a blocchi di cemento perforati da quello che appare come un colpo di mortaio, ma anche una stella. Sulla parete, due parole: "amore" e "pace".

"La prima opera creata durante un'asta dal vivo"
Il Guardian non aveva avuto dubbi: "Banksy ha fatto quello che potrebbe essere lo scherzo più audace nella storia dell'arte con uno dei suoi lavori più conosciuti" aveva scritto il quotidiano britannico a poche ore dalla distruzione della celebre Girl With Balloon, andata letteralmente in frantumi, nel 2018, pochi secondi dopo essere stata battuta all’asta da Sotheby's a Londra per ben 1.04 milioni di sterline.
"Going, going, gone…" aveva sghignazzato poco dopo quel genio di un artista postando su Instagram un'immagine dell'opera ridotta a strisce da un tritadocumenti nascosto al suo interno, ed azionato in sala tra gli sguardi sbigottiti dei presenti.

Girl with Balloon è una serie di stencil graffiti, iniziata a Londra nel 2002, che ritrae una ragazza con la mano tesa verso un palloncino rosso a forma di cuore portato via dal vento. L’artista ha più volte utilizzato questo soggetto, con diverse varianti, per supportare le sue campagne sociali, come quella del 2005 sulla barriera della Cisgiordania, nel 2014 a supporto della crisi dei rifugiati siriani e anche durante le elezioni britanniche del 2017. Quella volta, il palloncinio a forma di cuore, rapito dal vento, raffigurava la bandiera britannica.

L’intento di Banksy è sempre lo stesso: trasporre temi atroci di grande attualità in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte, trasformando il tessuto urbanistico delle città in luogo di riflessione. Per questo conferisce ai suoi stencil un'estetica diretta e facilmente comprensibile "simile a quella di un manifesto pubblicitario", che li restituisce alla fruizione di chiunque.
Tra questi temi si colloca anche quello dei migranti, sul quale l’artista accende i riflettori durante l’inaugurazione della 58esima Biennale di Venezia, realizzando, la notte dell'8 maggio 2019, il murale Naufrago bambino a sostegno dei migranti bloccati in mare da una politica di chiusura dei porti molto discussa dal governo italiano.
Raffigura un ragazzo che, emergendo dall’acqua di un canale, indossa un giubbotto di salvataggio e alza al cielo un razzo segnaletico che emana un fumo denso e rosa.


Banksy, Naufrago bambino | Foto: © Zeno Striga

A Venezia un pittore ambulante di nome Banksy 
Con un altro intervento a Venezia l’artista scende in campo a sostegno dei comitati che chiedono la fine del passaggio delle grandi navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. L'intervento è del 2019 e si intitola Venice in Oil, allusione alla tecnica di realizzazione, ma anche all'inquinamento prodotto dalle grandi navi. Travestito da pittore ambulante in impermeabile lungo e con un gran cappello adagiato sul viso, Banksy espone, sul suo cavalletto, ben nove tele ad olio che rappresentano in stile settecentesco una nave da crociera che con le sue mostruose dimensioni blocca la vista dei fragili monumenti della città. Ma viene puntualmente allontanato dai vigili urbani perché sprovvisto di licenza. E poi non sembra essere un ospite particolarmente gradito della Biennale!


Banksy, Venice Oil | Foto: © Dunk via Flickr

L’omaggio ai "supereroi" impegnati nella lotta al COVID-19
L’artista scende in campo a fianco dei medici e del personale del servizio sanitario britannico impegnati nella lotta al nuovo coronavirus, affidando la propria gratitudine all’opera intitolata Game changer apparsa nei pressi del pronto soccorso dell'ospedale di Southampton, nell’Inghilterra meridionale, in accordo coi vertici dell'istituto.
Un bambino prende da una cesta piena di supereroi quello con le sembianze di un’infermiera con tanto di mascherina con cui si mette a giocare.

Dalla strada al mare: una nave per i migranti
Reca infine la firma di Banksy l’acquisto in gran segreto di una nave e il finanziamento di una missione per soccorrere i migranti in difficoltà nel mare fra la Libia e l'Italia. Ad agosto scorso la Louise Michel, dal nome da un'anarchica femminista francese del XIX secolo, decorata con i graffiti dell'artista britannico, ha sottratto alla morte 130 migranti, tra donne e bambini. 


Banksy, Game Changer, 2020 


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