La passione come progetto
Opera in mostra alla Biennale di Napoli 2005
26/09/2005
I Paesi coinvolti in questa dodicesima edizione della Biennale sono Paesi europei e Paesi dell’area meridionale del bacino mediterraneo: Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Finlandia, Former Yugoslavian Republic of Macedonia, Giordania, Grecia, Israele, Kosovo, Libano, Libia, Malta, Marocco, Nazione Rom, Palestina, Portogallo, San Marino, Serbia e Montenegro, Siria, Slovenia, Tunisia, Turchia.
Gli artisti giungono a Napoli dalle stupefacenti città e porti che storicamente legano la loro identità all'arte di questo mare. Trovano spazio le produzioni di importanti centri come: per la Francia, Aix en Provence, Marsiglia, Montpellier, Tolone; per la Spagna, Barcellona, Jerez, Madrid, Malaga, Murcia, Siviglia, Valencia; per l’Italia, Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, Lecce, Livorno, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pescara, Pisa, Prato, Roma, Torino, Venezia.
Si procede attraverso tentazioni, timori, contrasti e incontri, in un luogo dominato dal Vesuvio e dalle profondità del mare, dove il tumulto tra fertilità e distruzione si traduce sempre in passione, nella ciclica attesa dell'eruzione e nella mediterranea ricerca di una nuova esperienza. Attraverso i video, la musica, il teatro, l'architettura, le performances, il design e la gastronomia, i giovani artisti trasformano questa Biennale in una proposta di dialogo euromediterraneo.
Per Achille Bonito Oliva, curatore della manifestazione, “Il nomadismo sembra essere l’elemento che connota ogni passione come spostamento geografico, psicologico, fisico e mentale dell’individuo”, in un movimento che porta il soggetto fuori da sé e lo relaziona alla realtà esterna. In questo senso, il tema della Biennale punta allo sconfinamento e all’idea di viaggio inteso come approdo creativo e vitale. La manifestazione tende infatti alla interdisciplinarietà e alla multimedialità, un “meticciato linguistico” in cui i diversi linguaggi concorrono a delineare inedite forme espressive contemporanee.
Il critico propone inoltre una precisazione essenziale: Napoli sembra assumere la definizione di Goethe dell’ironia quale “passione che si libera nel distacco”. Sembra quindi che la città sia il teatro naturale di questa biennale non tanto perché esalti la passione come stato d’animo, quanto perché sembra indicare un modo di canalizzare la passione in termini di progetto culturale: “La passione, nelle sue articolazioni giocose o disperate, trova nelle forme delle diverse arti il distacco necessario per poter comunicare la propria intensità”.
Gli artisti giungono a Napoli dalle stupefacenti città e porti che storicamente legano la loro identità all'arte di questo mare. Trovano spazio le produzioni di importanti centri come: per la Francia, Aix en Provence, Marsiglia, Montpellier, Tolone; per la Spagna, Barcellona, Jerez, Madrid, Malaga, Murcia, Siviglia, Valencia; per l’Italia, Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Ferrara, Firenze, Forlì, Genova, Lecce, Livorno, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Pescara, Pisa, Prato, Roma, Torino, Venezia.
Si procede attraverso tentazioni, timori, contrasti e incontri, in un luogo dominato dal Vesuvio e dalle profondità del mare, dove il tumulto tra fertilità e distruzione si traduce sempre in passione, nella ciclica attesa dell'eruzione e nella mediterranea ricerca di una nuova esperienza. Attraverso i video, la musica, il teatro, l'architettura, le performances, il design e la gastronomia, i giovani artisti trasformano questa Biennale in una proposta di dialogo euromediterraneo.
Per Achille Bonito Oliva, curatore della manifestazione, “Il nomadismo sembra essere l’elemento che connota ogni passione come spostamento geografico, psicologico, fisico e mentale dell’individuo”, in un movimento che porta il soggetto fuori da sé e lo relaziona alla realtà esterna. In questo senso, il tema della Biennale punta allo sconfinamento e all’idea di viaggio inteso come approdo creativo e vitale. La manifestazione tende infatti alla interdisciplinarietà e alla multimedialità, un “meticciato linguistico” in cui i diversi linguaggi concorrono a delineare inedite forme espressive contemporanee.
Il critico propone inoltre una precisazione essenziale: Napoli sembra assumere la definizione di Goethe dell’ironia quale “passione che si libera nel distacco”. Sembra quindi che la città sia il teatro naturale di questa biennale non tanto perché esalti la passione come stato d’animo, quanto perché sembra indicare un modo di canalizzare la passione in termini di progetto culturale: “La passione, nelle sue articolazioni giocose o disperate, trova nelle forme delle diverse arti il distacco necessario per poter comunicare la propria intensità”.
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