Il film Tintoretto. Un ribelle a Venezia al cinema il 25, 26 e 27 febbraio

La Venezia di Tintoretto: tra chiese e sestieri sulle tracce dell'artista ribelle

Una veduta di Venezia. Dal film Tintoretto. Un Ribelle a Venezia © Sky Italia s.r.l. | Courtesy of Sky Arts Production Hub 2019
 

Samantha De Martin

11/02/2019

"Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia" scriveva Jean Paul Sartre guardando alla storia del Rubusti come al ritratto dell’artista vivente dipinto dalla sua città natale.
E in effetti seguirlo tra i sestieri e le calli di quella che Lord Byron considerava un capolavoro che emerge dall'acqua "come al tocco della bacchetta di un mago" al docile annuire delle gondole, è come sfogliare le pagine di una biografia potente.

Lo si vede correre frenetico tra vicoli e ponti nei giorni della grande peste, lo si incontra a Rialto a comprare i colori o a chiedere lavori ai possibili committenti. Simile a una grande mostra diffusa, Venezia rinnova tutti i giorni quel cursus honorum sulla scena dell'arte che ha reso immortale “il terribile” e quei suoi personaggi ritratti nelle opere con la loro eccentrica e moderna coreografia esistenziale.
Tutta la città è la scenografia ammaliante di un regista sapiente che ha affidato al pennello il compito di portare in scena la gestualità di mercati e osterie, sul grande palcoscenico dell’esistenza.

Nella sua città natale, madre e matrigna, diffidente verso quella pittura così stravagante e talvolta sconveniente, frutto di una mano “ribelle”, Tintoretto riuscì a guadagnarsi il suo posto in maniera non sempre leale, vendendo i suoi lavori a basso prezzo, o addirittura regalandoli pur di impadronirsi di una fetta di mercato, talvolta con mosse astute che rivelano il suo talento da teatrante.

Dalla casa del pittore, nel sestiere di Cannaregio, alla Chiesa della Madonna dell’Orto, che custodisce le spoglie dell’artista - oltre ad alcuni dipinti per la cui realizzazione il pittore chiese un pagamento che poteva coprire a malapena le spese dei materiali - la mappa dei luoghi “tangibili” nella città della laguna offre lo spunto per un tour sulle tracce dell’artista, dalla nascita all’apoteosi.
A fungere da bussola in questa mappa scolpita lungo la città è il film Tintoretto. Un ribelle a Venezia, prodotto da Sky Arte, che arriverà al cinema il 25, 26, 27 Febbraio. Questo progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema e per la stagione 2019 arriva nelle sale italiane in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it. e con ARTE.it come digital media partner.

Al 3399 di Fondamenta dei Mori in Cannaregio, una lapide posta sulla facciata di un edificio gotico ammonisce il viaggiatore: “Non ignorare, viandante, l’antica casa di Jacopo Robusti detti il Tintoretto. Di qui per ogni dove si diffusero innumerevoli dipinti, mirabili pubblicamente e privatamente, magistralmente realizzati con fine ingegno dal suo pennello”. Nonostante la casa sia oggi di proprietà privata e pertanto non visitabile, vale la pena farci un salto anche solo per ammirare da fuori l’altorilievo di Ercole appoggiato alla clava.

Restiamo nel sestiere di Cannaregio, dove il pittore abitò a partire dal 1547, per raggiungere la Chiesa di San Marziale celebre per la pala realizzata nel 1549 con San Marziale in gloria con i santi Pietro e Paolo. 
Affacciata sul Canal Grande, la Chiesa di San Marcuola ospita l’Ultima cena (1547). Da questo dipinto, sublime per i gesti degli apostoli, dinamicamente collegati tra loro, in un silenzioso dialogo enfatizzato da un uso “irreale” della luce, il viaggio nella Venezia di Tintoretto prosegue alla volta della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’Oro dove campeggia il Ritratto del procuratore Nicolò Priuli, stretto nel suo pesante mantello nero bordato di pelliccia.

Ad una vicenda curiosa, incentrata su una delle tante opere di persuasione fatta dal pittore per assicurarsi l'esecuzione della pala, è invece legata l’Assunzione della Vergine, un’opera sfarzosa, visibile oggi nella Chiesa di Santa Maria Assunta (nota come Chiesa dei Gesuiti). I padri della chiesa dei Crociferi avrebbero voluto affidarne la realizzazione a Paolo Veronese, ma Tintoretto promise loro "che l'havrebbe fatta su lo stile medesimo di Paolo, si che ogn'uno l'havrebbe creduta di sua mano, che ne ottenne lo impegno". Ed in effetti, l’opera, concepita inizialmente per l'altare della cappella maggiore della distrutta chiesa dei Crociferi, presenta, soprattutto nel tono più chiaro e nella brillantezza sfarzosa dei colori, evidenti richiami allo stile del Caliari. Eppure la concitata trama gestuale degli apostoli, la Vergine "risucchiata" in alto da un vortice di nubi addensate e una miriade di angeli e angioletti, fra i riflessi accesi delle luci e il panneggio sinuoso delle vesti, sono inequivocabili segni della mano di Tintoretto .

Lasciamo Cannaregio per raggiungere il sestiere di Castello. Qui il tocco di Tintoretto illumina il Viaggio di Sant’Orsola con le vergini, fiore all’occhiello della Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, ed è evidente nella Chiesa di San Zaccaria che accoglie La Natività del Battista (1556-1559 circa) e ancora ne L’Arcangelo Michele che abbatte Lucifero alla presenza di Michele Bon (1581) nella Chiesa di San Giuseppe di Castello.
Il dinamismo racchiuso nella figura di Girolamo e la turbinosa apparizione della Vergine resi con un serrato alternarsi di luci e ombre rendono l’Apparizione della Vergine a San Girolamo (1580), realizzata per l'altare della sala dell'Albergo della Scuola di San Fantin - attuale sede dell'Ateneo Veneto - un’opera abbagliante.

Ed eccolo Tintoretto a piazza San Marco dove giovanissimo, sotto le Procuratie Vecchie, dava una mano ai decoratori di mobili. A pochi metri da qui, nel Salone Sansoviniano della Biblioteca nazionale marciana un altro suo intervento si riscontra nelle cinque tele dei Filosofi.

Ma è a Palazzo Ducale, sede e il simbolo del governo della Repubblica di Venezia, che Tintoretto riesce a conquistarsi, grazie a un tenace impegno, un ruolo tra i pittori incaricati della decorazione delle sue sale, le più importanti e prestigiose della città. Tintoretto partecipò molto attivamente, con la sua bottega, alla decorazione dell’edificio conseguente al grave incendio del 1577. Un percorso “sulle tracce” del Tintor conduce il visitatore dall’Atrio quadrato - con un dipinto del maestro che raffigura sul soffitto Girolamo Priùli - alla Sala delle Quattro Porte. Nella Sala dell’Anticollegio si ergono le quattro allegorie delle virtù del buon governo della Repubblica. Il percorso continua in Sala del Collegio, che, di Tintoretto, espone alle pareti quattro grandi dipinti devozionali di dogi, mentre altri due sono nella vicina Sala del Senato. La stanza del Maggior Consiglio, la più grande e maestosa di Palazzo Ducale, è dominata dall’immensa tela con il Paradiso, realizzata tra il 1588 e il 1592 da un Tintoretto ormai settantenne con il figlio Domenico, mentre il soffitto della sala degli Inquisitori è abbellito con tele eseguite tra il 1566 e il 1567. Tintoretto ha raffigurato nel fregio tutti i dogi escluso Marin Falier. Al suo posto c’è un drappo nero con l’iscrizione in latino che recita: "Questo è il posto di Marin Falier decapitato per i suoi crimini".

Proseguendo il tour veneziano sulle tracce dell’artista si arriva alla Chiesa di Santo Stefano con le sue quattro tele: Resurrezione, l'Ultima Cena, Cristo lava i piedi agli apostoli e l'Orazione nell'orto.

Un’altra Lavanda dei piedi abbellisce la Chiesa di San Moisè. Più complessa e articolata rispetto a quella in Santo Stefano, l’opera ritrae, sopra una piattaforma a gradini, l’inusuale scena del Cristo intento a lavarsi le mani dopo aver lavato i piedi ad uno degli apostoli. L’ultimo tocco di Tintoretto a San Marco si rintraccia nella Chiesa di Santa Maria del Giglio, nei quattro evangelisti ritratti dall’artista dietro l’altare maggiore.

Ma è nella Scuola Grande di San Rocco, il tempio dell’arte di Tintoretto , che si colgono i vertici assoluti della sua abile mano, in quel ciclo pittorico più imponente e straordinario presente a Venezia e realizzato dal suo pennello.


Immagine tratta dal film Tintoretto - Un Ribelle a Venezia, Scuola Grande di San Rocco, Venezia | © Sky Italia s.r.l. | Courtesy of Sky Arts Production Hub 2019


“Mai sono stato così totalmente schiacciato a terra dinanzi a un intelletto umano, quanto oggi davanti a Tintoretto” scriveva Ruskin al padre, dopo averne visitato le sale. Alla decorazione degli ambienti di questa confraternita nata nel 1478, con finalità di culto e di carità, il maestro lavora dal 1564 al 1588 circa, per oltre 24 anni, realizzando oltre 60 episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. La prima opera, il soffitto con San Rocco in gloria della Sala dell’Albergo, viene donata da Jacopo nel 1564. Secondo un aneddoto raccontato da Vasari, nel maggio del 1564, la Scuola decise di far eseguire a proprie spese la decorazione del soffitto bandendo un concorso tra i migliori pittori presenti a Venezia (Paolo Veronese, Salviati, Zuccaro e lo stesso Tintoretto) che, entro un mese, avrebbero dovuto presentare alla Scuola i loro disegni. Tuttavia il Robusti avrebbe anticipato tutti collocando il dipinto con San Rocco in gloria al centro del soffitto e suscitando “scalpore e malcontento tra i committenti che non gli avevano ancora assegnato l’opera. Il pittore rispose loro che quello era il suo modo di disegnare e che se non avessero voluto pagare, avrebbe comunque regalato loro il suo intervento. Venne così siglato uno straordinario “patto d’arte” tra pittore e Scuola, che diede vita ad uno dei più straordinari e coerenti cicli pittorici dell’arte veneziana. Seguono, nei due anni successivi, la decorazione della sala, con la Crocifissione e altri episodi della passione di Cristo. Più tardi Tintoretto riceverà l’incarico di decorare il soffitto della Sala Capitolare, con episodi della vita di Mosè, attorniati da altre storie del Vecchio Testamento. A partire dal 1577 l’artista si offre di completare la decorazione della sala eseguendo i dieci dipinti delle pareti la pala d’altare, impegnandosi a consegnare ogni anno per la festa del patrono tre quadri grandi, facendosi carico delle spese dei colori, e chiedendo in cambio un vitalizio annuo di 1000 ducati.
La monumentale impresa pittorica viene completata nell’estate del 1581, mentre la pala dell’altare con l’Apparizione di San Rocco, dipinta con l’aiuto del figlio Domenico, viene consegnata nel 1588. Nell’Annunciazione della Sala Terrena la Madonna è, invece, rappresentata come una ragazza di campagna e l'Angelo sembra letteralmente fare breccia nel muro.

Sempre nella Scuola Grande di San Rocco, fino al 24 Febbraio, si potranno ammirare da vicino le Due Marie appena restaurate e in partenza per la National Gallery of Art di Washington DC. Sarà proprio il film Tintoretto. Un ribelle a Venezia a svelare al pubblico alcuni dettagli relativi all’intervento.

Restando nel sestiere di San Polo e Santa Croce, basta entrare nella chiesa di San Cassiano (dove incontriamo la Discesa di Cristo al Limbo, la Crocifissione e la Resurrezione), in quella di San Polo, di San Silvestro, e nelle chiese di San Simeone Profeta e Santa Maria Mater Domini per proseguire il viaggio nell’arte dell’illustre veneziano.

Spostandosi in Dorsoduro, le Gallerie dell’Accademia offrono notevoli dipinti di Tintoretto provenienti da Confraternite, chiese e magistrature. Oltre al Trafugamento del corpo di San Marco e al Miracolo del Saraceno, spicca il Miracolo dello schiavo, capolavoro deflagrante realizzato nel 1548 per la Scuola Grande di San Marco, che impose Jacopo all’attenzione della città.


Jacopo Tintoretto, Il miracolo di San Marco, 1548, olio su tela, 541 x 415, Venezia, Gallerie dell’Accademia

Con l’uomo sottoposto a tortura perché sorpreso a pregare sulla tomba di San Marco che scende dall’alto sugli ignari presenti, la folla rapita da una gestualità concitata, la scena si trasforma nel palcoscenico di un teatro. Prima di lasciare Dorsoduro vale la pena di fare un salto in altri tre luoghi di Tintoretto: la Chiesa di Santa Maria del Carmelo che ospita una Presentazione di Gesù al Tempio, la Chiesa di Santa Maria della Salute con le Nozze di Cana (1561), la Chiesa di Santa Maria del Rosario (dove è custodita la Crocifissione) e quella dei Santi Gervasio e Protasio, dove si possono ammirare l’Ultima cena e le Tentazioni di Sant’Antonio.

Il viaggio a Venezia alla scoperta dei luoghi del maestro apprezzato per la sua grande energia espressiva, le visioni agitate, drammatiche, tormentate che intensificano fino al parossismo il pathos dell'esistenza, l’utilizzo ardito della prospettiva e gli audaci contrasti di luce e ombra, termina sull’isola di San Giorgio Maggiore.
È nel presbiterio dell’edificio progettato da Andrea Palladio che lo ritroviamo con l’Ultima cena, La raccolta della manna e la Deposizione nel Sepolcro, realizzate nel 1594, poco prima di morire, quando l'artista aveva circa 75 anni. Si spegnerà il 31 maggio dello stesso anno, dopo una febbre durata due settimane. Alla Deposizione sembra fare eco il Giudizio Universale, sebbene realizzato 30 anni prima per la Chiesa della Madonna dell’Orto, e che, con il suo “aggrovigliato ammasso di carne” sembra segnare l'ultimo atto della vita del pittore. Tra i numerosi personaggi del suo teatro ricompare probabilmente, nella parte bassa della tela, Tintoretto stesso, l'uomo dai capelli ricci e gli occhi spalancati, come in attesa del giudizio divino. Quello degli uomini lo ha redento per sempre, consacrando i suoi dirompenti pennelli all’olimpo dell’arte.


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