Dal 12 settembre al 28 ottobre

Da Alighiero Boetti a Pistoletto: New York celebra l'arte povera

Alighiero Boetti, Mappa, 1988, 221 x 121 cm © 2017 Artists Courtesy Kunstmuseum Basel and Sammlung Goetz. Photo: Wilfried Petzi, Munich
 

Samantha De Martin

30/08/2017

Mondo - Festeggiamenti newyorkesi in grande stile per i cinquant'anni del movimento dell'Arte povera.
La galleria Hauser & Wirth omaggia l'Italia con un'ampia rassegna a cura di Ingvild Goetz, che porta sulle sponde dell'Hudson una panoramica completa di uno dei grandi movimenti artistici del Novecento, visto con gli occhi di uno dei suoi più significativi collezionisti.

Sono oltre 150 le opere che, dal 12 settembre al 28 ottobre, presenteranno Oltreoceano alcuni lavori datati tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Novanta, firmati dai grandi interpreti del movimento che trova negli stracci, nel legno, nella plastica, negli scarti industriali i degni sostituti dei tradizionali materiali cari all'arte.

C'è la Colomba della pace di Pino Pascali accanto all'Impermeabile o all'Igloo di Mario Merz e all'Etrusco di Michelangelo Pistoletto, c'è l'imponente Piede di Luciano Fabro oltre alla Mappa di Alighiero Boetti - realizzata con tessuti e ricami tradizionali in collaborazione con le donne afghane impiegate presso Royal School of Needlework di Kabul, e ispirata a uno dei viaggi dell'artista in Afghanistan - ci sono l'Unghia con le foglie di alloro e le Patate di Giuseppe Penone a fare da cornice a un appuntamento che si preannuncia di forte impatto.

La mostra si accompagna a una pubblicazione edita da Hauser & Wirth Publishers dal titolo Prima di tutto preferisco il pensiero. Arte povera vista da Ingvild Goetz, che presenta materiali d'archivio inediti, importanti per capire la nascita e l'evoluzione del movimento, oltre a nuovi saggi commissionati dai curatori Douglas Fogle e Chiara Vecchiarelli.

L'esposizione di New York sarà anche un'occasione per apprezzare, oltre a dipinti, sculture e installazioni meno conosciute, un'ampia gamma di rari materiali d'archivio, oltre a 400 monografie, cataloghi e pubblicazioni legate al movimento che ha abbracciato il mistico, celebrato il mitologico e l'arcaico, distribuendo tutti gli aspetti della vita nell'arte, usando, come spiegò Michelangelo Pistoletto, “tutte le forme, i materiali, le idee e i mezzi”.
E sarà proprio l'Orchestra di stracci, economici e colorati, di Pistoletto ad accogliere i visitatori, all'ingresso della galleria, aprendo un percorso che prosegue con l'opera senza titolo di Jannis Kounellis che ha trasformato lo studio dell'artista in un'esperienza teatrale.

Lo spettatore scivola poi tra la serie Fibonacci di Mario Merz, si imbatte nella Torsione in cemento, pelle e legno di Giovanni Anselmo, apprezzando il superamento dell'idea tradizionale secondo la quale l'opera d'arte occupa un livello di realtà sovratemporale e trascendente.
Una bella esperienza artistica a contatto con gli illustri esponenti di quella che il critico Germano Celant aveva chiamato “arte povera”.

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