Dal 15 aprile fino al 20 luglio 2026 al Louvre

Michelangelo e Rodin, corpo a corpo

Auguste Rodin, L'âge d'airain (dettaglio), courtesy © Musée Rodin | Louvre, Paris, ph: Christian Baraja
 

Piero Muscarà

07/03/2026

Mondo - Michelangelo e Rodin nella stessa mostra, sembra quasi un paradosso. Da una parte il gigante del Rinascimento, l’artista che ha trasformato il marmo in un organismo vivente e che ha portato la rappresentazione del corpo umano a una tensione mai vista prima. Dall’altra il grande scultore della modernità, l’uomo che alla fine dell’Ottocento ha spezzato l’equilibrio della scultura accademica e restituito alla materia un’energia inquieta, nervosa, irregolare.

Tre secoli li separano. Eppure il Louvre di Parigi ha deciso di metterli uno di fronte all’altro nella esposizione Michel-Ange Rodin. Corps vivants che apre al grande pubblico il 15 aprile 2026. Il rischio, a prima vista, è evidente. Le mostre basate sui grandi nomi sono spesso esercizi di marketing culturale: accostamenti spettacolari pensati per attirare pubblico, più che per aprire nuove domande. Michelangelo e Rodin insieme funzionano perfettamente anche come titolo. Due icone universali. Due scultori che tutti riconoscono. Ma dietro questo confronto c’è una questione più sottile.

Auguste Rodin ha sempre dichiarato il proprio debito verso Michelangelo Buonarroti. Quando nel 1875 compie il suo viaggio in Italia, visita Firenze e Roma con un’attenzione quasi febbrile. Davanti a quelle due sculture "strappate dalla viva carne" dei Prigioni - lo Schiavo Ribelle e lo Schiavo Morente - destinati alla tomba di Giulio II rimane colpito da qualcosa che la scultura del suo tempo aveva ormai smarrito: l’idea che il corpo possa nascere dalla materia come una forza che tenta di liberarsi.

Quei corpi non sono semplicemente statue. Sono figure che sfuggono alla materia per reincarnarsi di fronte allo sguardo dello spettatore. Torcono le spalle, spingono con le braccia, emergono dal blocco di marmo come se stessero combattendo contro la materia stessa che le vuole intrappolare. È una visione radicale della scultura: non la costruzione di una forma perfetta, ma un processo di liberazione. Michelangelo non smetterà mai di pensare alla scultura in questi termini. Anche quando dipinge. Nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, completato nel 1541, la parete diventa una tempesta di corpi. Più di trecento figure ruotano nello spazio, si sollevano, precipitano, si contorcono in una tensione quasi cosmica. Il corpo umano non è più solo bellezza o armonia. È il luogo in cui si manifesta il destino dell’uomo.

Quando Rodin incontra questa visione capisce che la scultura, l'arte, deve cambiare direzione. Nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento domina ancora una tradizione accademica che privilegia superfici levigate, anatomie impeccabili, composizioni chiuse. Rodin, al contrario, cerca il movimento, la vibrazione, la tensione della forma. L’Età del bronzo, presentata nel 1877, quel bronzo sembra quasi respirare. Le figure della Porta dell’Inferno - come Adamo - si moltiplicano in un universo di corpi inquieti. Il Pensatore stesso, seduto e immobile, appare attraversato da una forza interna che lo fa contrarre su sé stesso.

Guardati da vicino, Michelangelo e Rodin condividono una stessa ossessione: il corpo come campo di energia. Ed è proprio su questo terreno che il Louvre ha deciso di costruire il confronto. Sculture, disegni e modelli metteranno in dialogo due modi di pensare la materia e la forma, cercando di capire se davvero la scultura moderna nasca anche da quella lezione rinascimentale.

Resta però una domanda aperta. Michelangelo e Rodin possono davvero essere messi uno accanto all’altro senza che uno dei due finisca per oscurare l’altro? Oppure il confronto rischia di ridurre tutto a un gioco di somiglianze e influenze?

È la sfida di questa mostra. E forse anche il vero interesse di andare a vederla nel grande museo parigino.

In un’epoca in cui le immagini scorrono veloci sugli schermi e le mostre si moltiplicano in una competizione permanente per l’attenzione del pubblico, il Louvre sembra voler proporre qualcosa di diverso: rallentare lo sguardo. Tornare a osservare il corpo umano come lo hanno interrogato due artisti che hanno posto la stessa domanda alla materia. Non è detto che la risposta sia la medesima. Ma il confronto promette di essere meravigliosamente inevitabile.

Per saperne di più: 
Michelangelo Rodin. Corpi viventi (Michel-Ange Rodin. Corps vivants) - al Louvre dal 15 aprile al 20 luglio 2026
Michelangelo Buonarroti - Biografia
Auguste Rodin - Biografia