In mostra a Milano fino al 26 luglio
I Dormienti di Paladino sbarcano a Palazzo Citterio
Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio - La Grande Brera, 2026. Foto Lorenzo Palmieri
Francesca Grego
15/05/2026
Milano - A prima vista ricordano i corpi inermi degli abitanti di Pompei ed Ercolano, sorpresi nel sonno dall’eruzione del Vesuvio e così consegnati alla storia. In realtà a ispirare i Dormienti di Mimmo Paladino è un’immagine molto più recente: i disegni tracciati dallo scultore Henry Moore nei ricoveri di guerra inglesi durante il secondo conflitto mondiale, dove persone rannicchiate sembrano dormire e sognare incuranti del pericolo. Nella Sala Stirling, scenografico ipogeo brutalista di Palazzo Citterio, il loro significato torna a essere aperto: immobili e silenziosi come attori su una scena teatrale, i Dormienti appaiono in una penombra quasi stregata, in ipnotico dialogo con l’architettura che li ospita. I visitatori sono invitati a muoversi liberamente nello spazio tra soste e meditazioni, suoni e silenzi orchestrati da Brian Eno per lo storico allestimento alla Roundhouse di Londra nel 1999, un anno dopo il debutto assoluto dell’opera.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio - La Grande Brera, 2026. Foto Lorenzo Palmieri
Da allora, i Dormienti hanno percorso l’Italia e il mondo, dando vita a uno spettacolo ogni volta nuovo: le 32 sculture in terracotta, tutte provenienti dalla stessa matrice, vengono assemblate e allestite diversamente in relazione al luogo che le accoglie, in una ricerca sullo spazio-architettura che caratterizza il lavoro di Paladino fin dal 1970. Ma nella mostra milanese, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in collaborazione con l’Archivio Paladino, c’è qualcosa di più. Una stanza nascosta, quasi “uno scrigno segreto” adiacente alla Sala Stirling, promette di condurci all’origine del processo creativo di Paladino. Quindici grandi disegni inediti eseguiti nel ‘73 ricordano la ricerca da parte dell’artista venticinquenne di una via alternativa al concettuale e al minimalismo. Conservati da sempre nello studio di Paladino a Paduli (BN), queste opere su carta raccontano quanto il disegno sia - oggi come allora - fondamentale anche nella concezione di opere ambientali come i Dormienti, e come il mito sia rimasto per il maestro una costante fonte di ispirazione.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio - La Grande Brera, 2026. Foto Lorenzo Palmieri

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio - La Grande Brera, 2026. Foto Lorenzo Palmieri
Da allora, i Dormienti hanno percorso l’Italia e il mondo, dando vita a uno spettacolo ogni volta nuovo: le 32 sculture in terracotta, tutte provenienti dalla stessa matrice, vengono assemblate e allestite diversamente in relazione al luogo che le accoglie, in una ricerca sullo spazio-architettura che caratterizza il lavoro di Paladino fin dal 1970. Ma nella mostra milanese, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in collaborazione con l’Archivio Paladino, c’è qualcosa di più. Una stanza nascosta, quasi “uno scrigno segreto” adiacente alla Sala Stirling, promette di condurci all’origine del processo creativo di Paladino. Quindici grandi disegni inediti eseguiti nel ‘73 ricordano la ricerca da parte dell’artista venticinquenne di una via alternativa al concettuale e al minimalismo. Conservati da sempre nello studio di Paladino a Paduli (BN), queste opere su carta raccontano quanto il disegno sia - oggi come allora - fondamentale anche nella concezione di opere ambientali come i Dormienti, e come il mito sia rimasto per il maestro una costante fonte di ispirazione.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio - La Grande Brera, 2026. Foto Lorenzo Palmieri
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