A Parma dall'8 all'11 novembre, la XIV edizione della mostra internazionale di alto antiquariato

Tra i capolavori del Settecento e l'Arturo Martini "ritrovato" Gotha si reinventa e guarda all'arte contemporanea

Arturo Martini, Leone, 1935-36
 

Samantha De Martin

23/10/2018

Parma - Con due opere di Arturo Martini recentemente riscoperte, sessanta gallerie internazionali e alcuni capolavori del Settecento parmense, Gotha si prepara ad aprire i battenti con uno sguardo nuovo che ammicca alla fotografia e all’arte contemporanea.
Rinnovamento è infatti la parola d’ordine dell’edizione numero quattordici della mostra internazionale di alto antiquariato e arti, che dal 1994 ospita a Parma le più esclusive proposte presentate da alcune selezionate gallerie antiquarie italiane ed estere. E così Fiere di Parma dall'8 all'11 novembre si prepara ad accogliere una sorta di percorso museale lungo tre secoli di storia, tra simboli dell’arredo che hanno attraversato i salotti dei collezionisti di tutto il mondo, affiancati da fotografie, sculture, opere di videoarte, installazioni.

Tra le novità di quest’anno si inseriscono le due collaterali che avranno come protagonisti i capolavori “riscoperti” di Arturo Martini e l’architetto francese Ennemond-Alexandre Petitot.

“Mostre volutamente lontane a livello stilistico - spiega Ilaria Dazzi, brand manager di Gotha - ma che rappresentano la ricerca di un dialogo continuo tra modernità e antichità, tra presente e passato, senza perdere di vista il legame con Parma, città dalla quale parte l’ispirazione del rinnovato Gotha”.

La prima esposizione, dal titolo “Tesori del settecento: tre opere donate all’Accademia di Parma”, ruota attorno alla figura di Petitot, architetto francese che, combinando fantasia tardo-barocca, modernità classica e razionale segnò profondamente la città. A curare il percorso sarà l’Accademia delle Belle Arti, fondata dallo stesso architetto, che porterà in mostra tre quadri donati all’Accademia: il Ritratto di Ennemond-Alexandre Petitot e il Ritratto del nipote di Petitot attribuiti a Johann Zoffany, e Veduta interna del tempio alla dea Mnemosine di Evangelista Ferrari.

A queste tre tele intime tele, emblematiche dell’arte settecentesca tutta “parmense”, si contrapporrà, in un gioco di prospettive, una seconda mostra dedicata al Novecento e ad uno dei suoi massimi interpreti. “Leone e Leonessa 1935-1936. Due sculture ritrovate di Arturo Martini” svela dunque per la prima volta al pubblico le due opere originali “riscoperte” dello scultore trevigiano, valore complessivo 150mila euro.

L’atrio dell’Università Bocconi è presidiato da due celebri sculture di Martini. Modellati in grès ceramico verde, il Leone e la Leonessa si trovano all’ingresso dell’edificio fin dalla sua inaugurazione, il 21 dicembre 1941. A lungo si è pensato che quelli presenti nell’atrio di via Sarfatti fossero gli unici esemplari delle sculture, fino a quando Paolo Aquilini, direttore del Museo della seta di Como, e il critico Roberto Borghi non ne scoprirono gli originali in una villa alle porte di Lecco. Simili per certi versi ai leoni stilofori delle cattedrali romaniche, ma anche ad alcuni animali immaginari delle fiabe, queste opere che oscillano tra il richiamo dell’arcaico e il gusto del fantastico, tra la densità simbolica del mito e la grazia espressiva dell’infanzia, saranno esposte in occasione di Gotha.

“I Leoni - spiega il critico d’arte Roberto Borghi - sono tra le sculture più insolite e preziose di Arturo Martini. Pensati come sedili da giardino, possiedono l'aura di sacralità propria delle sculture delle cattedrali. Arcaici e infantili allo stesso tempo, con la loro grazia spiazzante”.

Ed ecco il nuovo Gotha, “un mix virtuoso di artwork di altissimo antiquariato e avanguardie contemporanee - come anticipa Ilaria Dazzi - che cambia il concept fatto di talk (i musei e l’arte del collezionare saranno il fil rouge del programma di incontri ndr) e di mostre collaterali. Il tutto però senza sperimentazioni per gli espositori".



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