Dal 16 marzo al 14 luglio a Palazzo Buontalenti
Il 2024 di Pistoia è Pop
Enrico Baj, La mondana con gli ultracorpi, 1959, Olio, collage, ovatta, vetri, passamaneria su tela ready-made, 73 × 92 cm, Collezione privata | Courtesy Gió Marconi, Milano
Samantha De Martin
07/02/2024
Pistoia - L’onda pop si accinge a travolgere Pistoia al soffio dei più autorevoli pennelli con un appuntamento in programma a Palazzo Buontalenti.
Dal 16 marzo al 14 luglio toccherà a 60 opere ricostruire le vicende del movimento artistico in Italia attraverso i suoi maggiori esponenti, da Mario Schifano a Tano Festa, da Franco Angeli a Mimmo Rotella, da Pino Pascali a Jannis Kounellis.
Walter Guadaglini, curatore della rassegna, per la grande esposizione dal titolo ’60 Pop Art Italia metterà insieme prestiti che giungeranno a Pistoia da importanti collezioni private e da istituzioni museali come il MaCro di Roma, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, il MART di Trento e Rovereto, la Collezioni Maramotti di Reggio Emilia, le Collezioni di Intesa Sanpaolo.

Antonio Fomez, Viva il consumo, 1964, Olio su tela, Collezione privata
Fondazione Pistoia Musei, la nuova realtà culturale della città toscana, rafforza così il progetto del sistema museale promosso da Fondazione Caript. L’itinerario sarà un viaggio nei principali centri d’irradiazione italiani di questo fenomeno prettamente metropolitano, nato a Londra nel 1956 e sviluppatosi in parallelo a New York, Los Angeles, quindi in Europa, diventando la principale espressione artistica degli anni Sessanta del secolo scorso.
Roma, Milano, Torino, Venezia, Palermo e Pistoia saranno le tappe che hanno consentito, per una fortunata serie di connessioni, di creare un terreno fertile dove i semi della cultura Pop potessero attecchire e maturare grazie all’attività delle gallerie private, dei collezionisti, dei critici d’arte che hanno intessuto i rapporti tra l’Italia e il resto del mondo, delle riviste e delle istituzioni pubbliche che hanno saputo cogliere le novità e dare loro il giusto rilievo.
Marisa Busanel, Piccola Betty, 1965, Tecnica mista e stoffa su tavole montate, 74 × 104 cm, Collezione Dello Schiavo, Roma
Da Roma, il principale centro artistico nazionale di quegli anni, dove la “Scuola di Piazza del Popolo” riunì Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Mimmo Rotella, Mario Ceroli, solo per citare alcuni protagonisti sostenuti da galleristi quali Plinio de Martiis e Giuseppe Liverani, o da intellettuali quali Alberto Moravia e Goffredo Parise, il viaggio punterà verso nord. A Pistoia s’incontrano Roberto Barni, Umberto Buscioni, Adolfo Natalini e Gianni Ruffi, gli alfieri della “Scuola di Pistoia”. Altra tappa sarà Milano dove, grazie a Enrico Baj, prenderà piede una versione della Pop Art più vicina al Nouveau Réalisme francese, e poi a un’altra d’ispirazione londinese, con autori quali Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini.
Nella Torino che vede attivi artisti quali Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Anna Comba, Beppe Devalle, Piero Gallina, nella città delle gallerie Il Punto e Sperone, approdano i lavori di Andy Warhol e Roy Lichtenstein, Due sale specifiche accenderanno un focus su Venezia e Palermo, incentrate sull’esperienza della Biennale d’Arte del 1964. A concludere il percorso saranno le opere del 1968, anno che segna la chiusura della stagione d’oro della Pop Art.
Dal 16 marzo al 14 luglio toccherà a 60 opere ricostruire le vicende del movimento artistico in Italia attraverso i suoi maggiori esponenti, da Mario Schifano a Tano Festa, da Franco Angeli a Mimmo Rotella, da Pino Pascali a Jannis Kounellis.
Walter Guadaglini, curatore della rassegna, per la grande esposizione dal titolo ’60 Pop Art Italia metterà insieme prestiti che giungeranno a Pistoia da importanti collezioni private e da istituzioni museali come il MaCro di Roma, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, il MART di Trento e Rovereto, la Collezioni Maramotti di Reggio Emilia, le Collezioni di Intesa Sanpaolo.

Antonio Fomez, Viva il consumo, 1964, Olio su tela, Collezione privata
Fondazione Pistoia Musei, la nuova realtà culturale della città toscana, rafforza così il progetto del sistema museale promosso da Fondazione Caript. L’itinerario sarà un viaggio nei principali centri d’irradiazione italiani di questo fenomeno prettamente metropolitano, nato a Londra nel 1956 e sviluppatosi in parallelo a New York, Los Angeles, quindi in Europa, diventando la principale espressione artistica degli anni Sessanta del secolo scorso.
Roma, Milano, Torino, Venezia, Palermo e Pistoia saranno le tappe che hanno consentito, per una fortunata serie di connessioni, di creare un terreno fertile dove i semi della cultura Pop potessero attecchire e maturare grazie all’attività delle gallerie private, dei collezionisti, dei critici d’arte che hanno intessuto i rapporti tra l’Italia e il resto del mondo, delle riviste e delle istituzioni pubbliche che hanno saputo cogliere le novità e dare loro il giusto rilievo.
Marisa Busanel, Piccola Betty, 1965, Tecnica mista e stoffa su tavole montate, 74 × 104 cm, Collezione Dello Schiavo, Roma
Da Roma, il principale centro artistico nazionale di quegli anni, dove la “Scuola di Piazza del Popolo” riunì Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Mimmo Rotella, Mario Ceroli, solo per citare alcuni protagonisti sostenuti da galleristi quali Plinio de Martiis e Giuseppe Liverani, o da intellettuali quali Alberto Moravia e Goffredo Parise, il viaggio punterà verso nord. A Pistoia s’incontrano Roberto Barni, Umberto Buscioni, Adolfo Natalini e Gianni Ruffi, gli alfieri della “Scuola di Pistoia”. Altra tappa sarà Milano dove, grazie a Enrico Baj, prenderà piede una versione della Pop Art più vicina al Nouveau Réalisme francese, e poi a un’altra d’ispirazione londinese, con autori quali Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini.
Nella Torino che vede attivi artisti quali Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Anna Comba, Beppe Devalle, Piero Gallina, nella città delle gallerie Il Punto e Sperone, approdano i lavori di Andy Warhol e Roy Lichtenstein, Due sale specifiche accenderanno un focus su Venezia e Palermo, incentrate sull’esperienza della Biennale d’Arte del 1964. A concludere il percorso saranno le opere del 1968, anno che segna la chiusura della stagione d’oro della Pop Art.
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