Dal 6 marzo a Palazzo Cipolla
I tesori del Kunsthistorisches Museum incantano Roma
Diego Rodriguez de Silva y Velásquez, L'Infanta Margarita in abito azzurro, 1659. Olio su tela, 125.5 x 106 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna, Picture Gallery © KHM-Museumsverband
Francesca Grego
05/03/2026
Roma - Visitare il Kunsthistorisches Museum significa immergersi nelle vicende plurisecolari dell’Impero austroungarico. A chi ne attraversa per la prima volta le sale, il museo viennese regala la sensazione di misurare l’ampiezza e la profondità della sua storia, materializzate in capolavori d’arte provenienti da ogni angolo d’Europa, accanto a una varietà di oggetti preziosi ed eloquenti, collezionati nei secoli da imperatori e arciduchi. Da domani, venerdì 6 marzo, fino al prossimo 5 luglio, il pubblico italiano potrà vivere un condensato di questa esperienza a Palazzo Cipolla, nel cuore della Capitale, grazie alla mostra Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum. A cura di Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del KHM, l’esposizione è un viaggio tra le eccellenze della pittura europea tra il Rinascimento e il Seicento, ma anche e soprattutto il ritratto di uno dei più prestigiosi musei del mondo, a sua volta specchio della grandezza dell’Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo.
Arcimboldo, Diego Velàsquez, Pieter Paul Rubens, Antoon Van Dyck, Lucas Kranach, Tiziano, Tintoretto, Caravaggio sono solo alcuni dei grandi nomi che brillano lungo l’itinerario a Palazzo Cipolla. Oltre ai gioielli della Pinacoteca del KHM, l’esposizione offre all’attenzione del pubblico i tesori della Kunstkammer e della Wunderkammer, ricettacoli di meraviglie e rarità che spaziano dal mondo naturale alle arti decorative, capaci di stupire ancora oggi e di regalarci un colpo d’occhio sugli interessi di illustri collezionisti del passato.
“Questa mostra rappresenta molto più di un prestito di opere d’arte eccezionali: rappresenta un dialogo culturale tra Vienna e Roma”, ha dichiarato il direttore del Kunsthistorisches Museum Jonathan Fine: “I capolavori delle collezioni asburgiche raccontano una visione europea fondata sulla diversità, la curiosità e l’apertura intellettuale. Portare queste opere in Italia per la prima volta è una potente testimonianza della capacità duratura dell’arte di creare connessioni attraverso i secoli e i confini”.

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, L'incoronazione di spine, c.1601. Olio su tela © KHM-Museumsverband
L’immenso patrimonio del Kunsthistorisches Museum affonda le sue radici nel XIV secolo, quando il tesoro degli Asburgo, composto prevalentemente da insegne, documenti, reliquie e oreficerie, era custodito nella cappella del Castello Imperiale di Vienna. Come una grandiosa opera collettiva, in seguito si sarebbe ampliato secondo i gusti e gli interessi di numerosi esponenti della dinastia, le cui collezioni sono confluite gradualmente nella Capitale da palazzi e castelli disseminati nei territori dominati dagli Asburgo in tutto il continente.
Pioniera del collezionismo d’arte fu Margherita d’Austria (1480-1530), governatrice dei Paesi Bassi, ma fu suo figlio, l’imperatore Ferdinando I, a far costruire a Vienna un palazzo progettato appositamente per ospitare le collezioni, mentre il nipote Ferdinando II, arciduca e principe del Tirolo, creò nel Castello di Ambras, presso Innsbruck, una leggendaria camera delle arti e delle meraviglie che doveva rappresentare una sorta di compendio del cosmo.

"Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum". Foto Vinicio Ferri
L’imperatore Rodolfo II (1552-1612) fu forse il collezionista più importante del casato. A Praga, dove risiedeva, mise insieme una raccolta sorprendente per ampiezza e varietà. Si deve a lui, per esempio, l’acquisto dei dipinti di Pieter Brugel il Vecchio, che ancora oggi compongono la più cospicua collezione di opere dell’artista esistente al mondo, ed è nota la sua passione per l’estroso Arcimboldo, che soggiornò a lungo a Praga arricchendo la Kunst und Wunderkammer del sovrano. Ma a creare la strepitosa pinacoteca asburgica fu, alcuni decenni più tardi, l’arciduca Leopoldo Guglielmo. Di stanza nei Paesi Bassi in qualità di governatore, Leopoldo Guglielmo potè acquistare dipinti dei grandi maestri fiamminghi, da Van Eyck a Rubens e Van Dyck. Sul mercato dei Paesi Bassi, inoltre, durante la guerra civile inglese affluirono molti capolavori di collezioni nobiliari britanniche: fu così che preziose tele di Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese entrarono nel patrimonio degli Asburgo.

Giuseppe Arcimboldo, Inverno, 1563. Olio su tavola © KHM-Museumsverband
E se alla fine del Settecento l’imperatrice Maria Teresa si occupò di ordinare e classificare l’ormai sterminata collezione, rendendola infine accessibile al pubblico, negli ultimi decenni del XIX secolo Francesco Giuseppe fece costruire un palazzo in grado di ospitarla ed esporla secondo criteri al passo con i tempi, il K.K. Kunsthistorisches Hofmuseum (Museo imperiale di storia dell’arte), che aprì i battenti nel 1891. Alla sua architettura, progettata da Gottfried Semper e Carl Hasenauer nel quadro del radicale rinnovamento urbanistico della Vienna fin de siècle, la mostra romana dedica un’intera sezione, in dialogo con Palazzo Cipolla: i due edifici coevi condividono l’impostazione storicista, ma anche un'idea dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili.
Tiziano, Marte, Venere e Amore, c.1550. Olio su tavola © KHM-Museumsverband
Sontuoso e composito, dunque, il patrimonio del Kunsthistorisches Museum restituisce oggi l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di autorappresentazione e diffusione del sapere. A Roma ne scopriamo le diverse anime in sezioni dedicate: dalla pittura fiamminga di Bruegel, Rubens e Van Dyck a quella tedesca di Lucas Kranach, presente con il celebre dittico di Adamo ed Eva; dai ritratti olandesi di Frans Hals ai dipinti da camera, fino ai capolavori italiani del Rinascimento e del Barocco (Tiziano, Tintoretto, Veronese, Gentileschi, Cagnacci, Moroni, Caravaggio), con uno spazio speciale riservato alle commissioni asburgiche, dove spiccano le visionarie teste composte di Arcimboldo e L’Infanta Margherita in abito blu di Velàsquez, immagine simbolo della mostra.

Il Kunsthistorisches Museum, Vienna © KHM-Museumsverband
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“Questa mostra rappresenta molto più di un prestito di opere d’arte eccezionali: rappresenta un dialogo culturale tra Vienna e Roma”, ha dichiarato il direttore del Kunsthistorisches Museum Jonathan Fine: “I capolavori delle collezioni asburgiche raccontano una visione europea fondata sulla diversità, la curiosità e l’apertura intellettuale. Portare queste opere in Italia per la prima volta è una potente testimonianza della capacità duratura dell’arte di creare connessioni attraverso i secoli e i confini”.

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, L'incoronazione di spine, c.1601. Olio su tela © KHM-Museumsverband
L’immenso patrimonio del Kunsthistorisches Museum affonda le sue radici nel XIV secolo, quando il tesoro degli Asburgo, composto prevalentemente da insegne, documenti, reliquie e oreficerie, era custodito nella cappella del Castello Imperiale di Vienna. Come una grandiosa opera collettiva, in seguito si sarebbe ampliato secondo i gusti e gli interessi di numerosi esponenti della dinastia, le cui collezioni sono confluite gradualmente nella Capitale da palazzi e castelli disseminati nei territori dominati dagli Asburgo in tutto il continente.
Pioniera del collezionismo d’arte fu Margherita d’Austria (1480-1530), governatrice dei Paesi Bassi, ma fu suo figlio, l’imperatore Ferdinando I, a far costruire a Vienna un palazzo progettato appositamente per ospitare le collezioni, mentre il nipote Ferdinando II, arciduca e principe del Tirolo, creò nel Castello di Ambras, presso Innsbruck, una leggendaria camera delle arti e delle meraviglie che doveva rappresentare una sorta di compendio del cosmo.

"Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum". Foto Vinicio Ferri
L’imperatore Rodolfo II (1552-1612) fu forse il collezionista più importante del casato. A Praga, dove risiedeva, mise insieme una raccolta sorprendente per ampiezza e varietà. Si deve a lui, per esempio, l’acquisto dei dipinti di Pieter Brugel il Vecchio, che ancora oggi compongono la più cospicua collezione di opere dell’artista esistente al mondo, ed è nota la sua passione per l’estroso Arcimboldo, che soggiornò a lungo a Praga arricchendo la Kunst und Wunderkammer del sovrano. Ma a creare la strepitosa pinacoteca asburgica fu, alcuni decenni più tardi, l’arciduca Leopoldo Guglielmo. Di stanza nei Paesi Bassi in qualità di governatore, Leopoldo Guglielmo potè acquistare dipinti dei grandi maestri fiamminghi, da Van Eyck a Rubens e Van Dyck. Sul mercato dei Paesi Bassi, inoltre, durante la guerra civile inglese affluirono molti capolavori di collezioni nobiliari britanniche: fu così che preziose tele di Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese entrarono nel patrimonio degli Asburgo.

Giuseppe Arcimboldo, Inverno, 1563. Olio su tavola © KHM-Museumsverband
E se alla fine del Settecento l’imperatrice Maria Teresa si occupò di ordinare e classificare l’ormai sterminata collezione, rendendola infine accessibile al pubblico, negli ultimi decenni del XIX secolo Francesco Giuseppe fece costruire un palazzo in grado di ospitarla ed esporla secondo criteri al passo con i tempi, il K.K. Kunsthistorisches Hofmuseum (Museo imperiale di storia dell’arte), che aprì i battenti nel 1891. Alla sua architettura, progettata da Gottfried Semper e Carl Hasenauer nel quadro del radicale rinnovamento urbanistico della Vienna fin de siècle, la mostra romana dedica un’intera sezione, in dialogo con Palazzo Cipolla: i due edifici coevi condividono l’impostazione storicista, ma anche un'idea dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori culturali e civili.
Tiziano, Marte, Venere e Amore, c.1550. Olio su tavola © KHM-Museumsverband
Sontuoso e composito, dunque, il patrimonio del Kunsthistorisches Museum restituisce oggi l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di autorappresentazione e diffusione del sapere. A Roma ne scopriamo le diverse anime in sezioni dedicate: dalla pittura fiamminga di Bruegel, Rubens e Van Dyck a quella tedesca di Lucas Kranach, presente con il celebre dittico di Adamo ed Eva; dai ritratti olandesi di Frans Hals ai dipinti da camera, fino ai capolavori italiani del Rinascimento e del Barocco (Tiziano, Tintoretto, Veronese, Gentileschi, Cagnacci, Moroni, Caravaggio), con uno spazio speciale riservato alle commissioni asburgiche, dove spiccano le visionarie teste composte di Arcimboldo e L’Infanta Margherita in abito blu di Velàsquez, immagine simbolo della mostra.

Il Kunsthistorisches Museum, Vienna © KHM-Museumsverband
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