In mostra la ricca collezione Bardellotto
L'anima grafica di Cuba dentro la Mole Antonelliana
CINE MOVIL ICAIC Eduardo Muñoz Bachs, 1969, manifesto/poster-serigrafia/silk screen, Logo del progetto Cine Movil che proiettava i film nelle zone rurali di Cuba / Logo of the project Cine Movil projecting films in rural areas of Cuba Coll. Bardellotto Center
Ludovica Sanfelice
05/02/2016
Torino - Si intitola "Hecho en Cuba" e fa divampare i fuochi colorati di Cuba negli spazi della Mole Antonelliana, all'interno del Museo Nazionale del Cinema.
Esiste infatti una stretta relazione tra l'Isola latina e la settima arte che si esprime principalmente attraverso l'arte grafica, la cui storia dal 1959 ai giorni nostri (con picchi di massima espressione tra il 1964 e il 1980), viene raccontata nell'esposizione che ospita a Torino 200 lavori tra manifesti, bozzetti, layout e video documentari d’epoca, alcuni dei quali unici e mai visti prima in Europa.
Grande omaggio ad una vera e propria scuola che si sviluppò dopo la rivoluzione quando l'influenza di stampo occidentale fu dirottata verso l'autonomia anche formale. Ne derivò una libertà tanto selvatica e felice da divincolarsi persino dai film che il cartellone era chiamato a rappresentare, per pascolare senza lacci nella pura ispirazione in grado di generare vere e proprie opere d'arte, geniali nel sintetizzare riferimenti alle avanguardie artistiche e tradizione figurativa e simbolica più popolare.
Un punto in questa storia lo fissò la nascita del’ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos) - avvenuta pochi mesi dopo la rivoluzione - con cui Fidel Castro riconobbe al cinema la qualità di mezzo potente per comunicare con il popolo. I grafici iniziarono allora ad interpretare film e documentari provenienti dal resto del mondo con stile più identitario ed emancipato alimentando una nuova cultura dei cosiddetti carteles de cine.
La mostra è curata da Luigino Bardellotto e dalla sua collezione proviene quasi tutto il materiale esposto, progressivamente raccolto dal 1998 quando distrattamente acquistò un manifesto come souvenir da riportare a casa. Nei viaggi successivi, incuriosito dalla varietà e dal numero di esemplari di carteles, Bardellotto iniziò a documentarsi entrando anche in contatto con gli artisti e compilando piano piano una raccolta sterminata e unica, avvalorata dalla presenza di numerosi bozzetti di studio, layout esecutivi e delle loro relative prime tirature.
L'allestimento, organizzato tematicamente, rievoca tutti i passaggi e le varianti che hanno caratterizzato quest'arte ed il generale fermento culturale degli anni successivi alla revoluciòn, mettendo in luce l'unicità di un fenomeno che vide convivere contemporaneamente tanti talenti creativi malgrado le condizioni lavorative complesse e le risorse limitate.
Consulta anche:
Guida d'arte di Torino
Esiste infatti una stretta relazione tra l'Isola latina e la settima arte che si esprime principalmente attraverso l'arte grafica, la cui storia dal 1959 ai giorni nostri (con picchi di massima espressione tra il 1964 e il 1980), viene raccontata nell'esposizione che ospita a Torino 200 lavori tra manifesti, bozzetti, layout e video documentari d’epoca, alcuni dei quali unici e mai visti prima in Europa.
Grande omaggio ad una vera e propria scuola che si sviluppò dopo la rivoluzione quando l'influenza di stampo occidentale fu dirottata verso l'autonomia anche formale. Ne derivò una libertà tanto selvatica e felice da divincolarsi persino dai film che il cartellone era chiamato a rappresentare, per pascolare senza lacci nella pura ispirazione in grado di generare vere e proprie opere d'arte, geniali nel sintetizzare riferimenti alle avanguardie artistiche e tradizione figurativa e simbolica più popolare.
Un punto in questa storia lo fissò la nascita del’ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos) - avvenuta pochi mesi dopo la rivoluzione - con cui Fidel Castro riconobbe al cinema la qualità di mezzo potente per comunicare con il popolo. I grafici iniziarono allora ad interpretare film e documentari provenienti dal resto del mondo con stile più identitario ed emancipato alimentando una nuova cultura dei cosiddetti carteles de cine.
La mostra è curata da Luigino Bardellotto e dalla sua collezione proviene quasi tutto il materiale esposto, progressivamente raccolto dal 1998 quando distrattamente acquistò un manifesto come souvenir da riportare a casa. Nei viaggi successivi, incuriosito dalla varietà e dal numero di esemplari di carteles, Bardellotto iniziò a documentarsi entrando anche in contatto con gli artisti e compilando piano piano una raccolta sterminata e unica, avvalorata dalla presenza di numerosi bozzetti di studio, layout esecutivi e delle loro relative prime tirature.
L'allestimento, organizzato tematicamente, rievoca tutti i passaggi e le varianti che hanno caratterizzato quest'arte ed il generale fermento culturale degli anni successivi alla revoluciòn, mettendo in luce l'unicità di un fenomeno che vide convivere contemporaneamente tanti talenti creativi malgrado le condizioni lavorative complesse e le risorse limitate.
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