Cinque sguardi su Henri Cartier-Bresson

Il Grande Gioco di Palazzo Grassi

Henri Cartier-Bresson, Simiane-la-Rotonde, France, 1969, Épreuve gélatino-argentique de 1973 | Courtesy © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos per Palazzo Grassi
 

Piero Muscarà

11/09/2019

Venezia - Se il buongiorno si vede dal mattino, quella di oggi è stata una giornata ricca di buoni auspici per Palazzo Grassi che ha presentato a Venezia l'ultima parte del calendario 2019 del Teatrino cogliendo l'occasione per anticipare il programma espositivo del 2020 della prestigiosa istituzione che fa capo a François Pinault .

Nella cornice informale della caffetteria affacciata su Canal Grande di fronte al museo di Ca' Rezzonico, hanno accolto i giornalisti i due protagonisti di Palazzo Grassi, il direttore e amministratore delegato Martin Bethenod e il direttore operativo Mauro Baronchelli che hanno avviato la loro presentazione partendo da una dichiarazione d'intenti non banale. Palazzo Grassi non è una forteresse, una fortezza appunto, ma una realtà che si vuole sempre più fortemente integrare sulla scena veneziana. Un po' per volontà e direzione, un po' per una innata serendipità del duo italo-francese dove entrambi i direttori paiono molto divertiti a fare il mestiere che fanno.

La dimensione ludica del progetto 2020 di Palazzo Grassi emerge sin dall'inizio molto evidente. Sin dal titolo della prossima grande mostra che sarà ospitata dal 22 marzo prossimo a Venezia e dedicata al fotografo francese Henri Cartier-Bresson e che non a caso si chiama Le Grand Jeu.

L'esposizione fotografica partirà dalla Master Collection la famosa selezione di 385 immagini che Cartier-Bresson fece del proprio ciclopico lavoro e di cui al mondo esistorno cinque copie, una delle quali naturalmente fa capo alla collezione Pinault.

Realizzata con la Bibilothèque nationale de France (BNF) e in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, la mostra vuole offrire una molteplicità di sguardi sull'opera del famoso fotografo. E così Palazzo Grassi ha chiamato a selezionare le foto da mettere in esposizione cinque personalità molto diverse tra loro: la fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas, la conservatrice e direttrice del dipartimento di Stampe e Fotografia della BNF Sylvie Aubenas e lo stesso François Pinault che qui veste i panni del collezionista.

L'idea ? Invitare ciascuno dei curatori a scegliere, in totale libertà, cinquanta foto di HCB. Ciascuno indipendentemente dagli altri e senza badare a che le foto siano necessariamente diverse tra loro e anzi forse sperando in qualche 'doppione' che però - grazie al contesto e al diverso criterio di selezione - metta il luce un particolare punto di vista sul genio francese della fotografia in bianco e nero.

Il gioco continuerà in parallelo con un'altra interessante monografica - questa volta invece a colori - interamente dedicata ai lavori fotografici dell'artista egiziano Youssef Nabil che porterà a Venezia, per la curatela di Matthieu Humery e Jean-Jacques Aillagon la mostra dal titolo Once Upon a Dream che anche aprirà i battenti (al secondo piano di Palazzo Grassi, mentre al piano terra ci sarà HCB) sempre il 22 marzo 2020.

Infine Punta della Dogana. Qui l'approccio è volutamente quello di un work-in-progress con la mostra collettiva Untitled (o forse come dice divertito Martin Bethenod "ancora senza un titolo") che nasce su ispirazione di una analoga esposizione del 2015 Slip of the Tongue e che ha come idea principale quella di affidare ad un artista la reinterpretazione della collezione Pinault, mettendo a confronto opere di differente provenienza (incluse, va da sè, anche le proprie) in un gioco di rimandi e rinnovamenti di cui presto sapremo di più. L'artista che è stato invitato a mettere mano all'esposizione site-specific è lo scultore inglese Thomas Houseago che sarà affiancato da Caroline Bourgeois e Muna El Fituri come co-curatori. Tra gli artisti in mostra Marlene Dumas, Robert Colescott, Saul Fletcher, Llyn Foulkes, Deana Lawson, Paul McCarthy, Arthur Jafa, Joan Jonas, Edward Kienholz, Barbara Kruger, Senga Nengudi, Gilberto Zorio. Appuntamento fissato sempre a partire dal 22 marzo 2020.

E veniamo al programma del Teatrino di Palazzo Grassi che va detto è vastissimo e che nell'ultima parte del 2019 conta ben 27 appuntamenti. Tra le molte iniziative interessanti descritte da Mauro Baronchelli vanno certamente ricordati gli incontri che traggono ispirazione dalla mostra La Pelle attualmente in esposizione a Palazzo Grassi e dedicata al grande artista belga Luc Tuymans che chiuderà il 6 gennaio 2020.

Il programma ispirato a Tuymans prende il via il 16 settembre alle 20:45 con il tema Uno sguardo sul cinema che vedrà la proiezione del famoso film di Jean-Luc Godard ambientato a Villa Malaparte a Capri, Le Mépris. Sempre sul filone cinema-arte il 30 settembre alla stessa ora verrà poi proiettato Les Yeux sans visage del 1960 per la regia di Georges Franju. Infine il 14 ottobre la proiezione del film di Paul Thomas Anderson There Will Be Blood del 2007.

Non solo. A ottobre Tuymans verrà personalmente a Venezia per due appuntamenti al Teatrino.

Il 9 ottobre ci sarà il confronto con lo storico dell'arte Philippe Pirotte per una Presentazione del catalogo ragionato, mentre il giorno successivo l'artista belga si aprirà al pubblico in una Art Conversation con il duo di critici d'arte che ha curato il catalogo della mostra Marc Donnadieu e Jarret Earnest

Infine, ultimo ma non ultimo e sempre Tuymans inspired , l'appuntamento del 5 dicembre Ghiaccio Bollente: una storia barocca dove il saggista e performer Luca Scarlini intratterrà il pubblico con un appuntamento dedicato al barocco fiammingo e olandese, concentrandosi sull'influenza che l'arte italiana (e Caravaggio in particolare) ebbe sugli artisti delle Fiandre nel '600.

Davvero un tema interessante, tenuto conto che il 5 settembre scorso i Musei Civici Veneziani in collaborazione con Flemish Community, Città di Anversa e Visit Flanders hanno presentato a Palazzo Ducale la mostra Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe che resterà aperta sino al prossimo 1 marzo 2020.

Martin Bethenod e Mauro Baronchelli con nonchalance parlano di casualità.
Ma forse è invece la serendipity di una squadra che pare aver trovato la via per entrare nel cuore di questa splendida, ma assai campanisitica città, non come corpo estraneo, ma come una istituzione sempre più integrata con lo spirito e l'anima di Venezia.





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