Francesco Burla. Ventidue
Opera di Francesco Burla
Dal 18 Giugno 2022 al 29 Giugno 2022
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Palazzo Stella
Indirizzo: Piazza Stella 5/1
Orari: dal martedì al venerdì 9:30-13:00 / 15:00-19:00; sabato 15:00-19:00
Curatori: Mario Napoli
Telefono per informazioni: +39 010 2468284
E-Mail info: info@satura.it
Sito ufficiale: http://www.satura.it
Sabato 18 giugno 2022 a partire dalle ore 17:00, si apre, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale di Francesco Burla “Ventidue” a cura di Mario Napoli.
«Il 22 è un doppio numero doppio; rappresenta l'esaltazione degli aspetti fondamentali della vita, colta come continuo passaggio da una dualità all'altra. Questa alternanza porta con sé un legame indissolubile tra desiderio e paura, che a volte avvertiamo assolutamente libero, mentre altre eccessivamente vincolante.
La doppia valenza di questo percorso è rappresentata proprio dal continuo intrecciarsi di brevi versi con tavole, che a distanza di eventi li hanno raffigurati, andando ad analizzare il valore e il sentimento con una prospettiva nuova. Una riconciliazione che ci suggerisce di imparare a riconoscere ciò che è al di fuori del nostro controllo e per il quale non dobbiamo sentirci responsabili».
Francesco Burla
Dualità. Francesco Burla ne mette in opera il significato in 22, personale che l'artista pone come base fondante di un linguaggio verbale alter ego della sua rappresentazione visuale. E viceversa ovviamente, dettaglio per niente trascurabile nell'ambito operativo del nostro.
Una dinamica a “doppio senso”, per una ricerca verbo visuale contestualmente determinata attraverso un nuovo rapporto parola/immagine, alludendo così a tematiche predilette da quella passata alla storia dell'arte come Poesia visiva.
E non si assume per nulla una posizione fuori dagli schemi nell'immaginare Burla in quel contesto, intento a tracciare un nuovo capitolo della stessa corrente. A cui tuttavia si avvicinerebbe con coscienza, lavorando in maniera autarchica sul rapporto tra immagine e linguaggio. L'artista è alla prova di un potenziale statuto concettuale: che le parole non costituiscano elementi fonetico-verbali vuoti, ma elementi pienamente significanti, un veicolo meta-grafico adibito alla messa in condivisione di contenuti strettamente personali.
È quindi questa dualità, sinesteticamente (e sinteticamente) speculare, l'organo interstiziale della poetica di Burla, capace di trattare con la medesima pressione emotiva le parole scritte di una poesia, come le progressioni pittoriche messe in campo da un opera visuale. (testo critico a cura di Andrea Rossetti)
«Il 22 è un doppio numero doppio; rappresenta l'esaltazione degli aspetti fondamentali della vita, colta come continuo passaggio da una dualità all'altra. Questa alternanza porta con sé un legame indissolubile tra desiderio e paura, che a volte avvertiamo assolutamente libero, mentre altre eccessivamente vincolante.
La doppia valenza di questo percorso è rappresentata proprio dal continuo intrecciarsi di brevi versi con tavole, che a distanza di eventi li hanno raffigurati, andando ad analizzare il valore e il sentimento con una prospettiva nuova. Una riconciliazione che ci suggerisce di imparare a riconoscere ciò che è al di fuori del nostro controllo e per il quale non dobbiamo sentirci responsabili».
Francesco Burla
Dualità. Francesco Burla ne mette in opera il significato in 22, personale che l'artista pone come base fondante di un linguaggio verbale alter ego della sua rappresentazione visuale. E viceversa ovviamente, dettaglio per niente trascurabile nell'ambito operativo del nostro.
Una dinamica a “doppio senso”, per una ricerca verbo visuale contestualmente determinata attraverso un nuovo rapporto parola/immagine, alludendo così a tematiche predilette da quella passata alla storia dell'arte come Poesia visiva.
E non si assume per nulla una posizione fuori dagli schemi nell'immaginare Burla in quel contesto, intento a tracciare un nuovo capitolo della stessa corrente. A cui tuttavia si avvicinerebbe con coscienza, lavorando in maniera autarchica sul rapporto tra immagine e linguaggio. L'artista è alla prova di un potenziale statuto concettuale: che le parole non costituiscano elementi fonetico-verbali vuoti, ma elementi pienamente significanti, un veicolo meta-grafico adibito alla messa in condivisione di contenuti strettamente personali.
È quindi questa dualità, sinesteticamente (e sinteticamente) speculare, l'organo interstiziale della poetica di Burla, capace di trattare con la medesima pressione emotiva le parole scritte di una poesia, come le progressioni pittoriche messe in campo da un opera visuale. (testo critico a cura di Andrea Rossetti)
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