Dal 20 febbraio al Museo Diocesano Carlo Maria Martini
A Milano una Pasqua con Bellini
Giovanni Bellini, Compianto sul Cristo morto, 1473-1476, Olio su tavola, 107 × 84 cm, Musei Vaticani
Francesca Grego
20/02/2024
Milano - Dopo aver ospitato l’Annunciazione del Beato Angelico, giunta da Firenze in occasione del Natale, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini si prepara a celebrare la Pasqua con un altro grande capolavoro del Rinascimento. Da oggi, martedì 20 febbraio, fino al prossimo 11 maggio, sarà il Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini l’ospite d’onore ai Chiostri di Sant’Eustorgio. La preziosa tavola proveniente dai Musei Vaticani dialogherà con le opere di quattro artisti contemporanei - Letia (Letizia Cariello), Emma Ciceri, Francesco De Grandi e Andrea Mastrovito - dimostrando ancora una volta la sua capacità di trascendere il tempo e di toccare la nostra sensibilità al di là della dimensione storica.

LETIA (Letizia Cariello), Per te Miriam di Migdel I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Realizzato dal maestro veneziano intorno al 1475, il dipinto nasce come parte di una pala destinata all’altare maggiore della Chiesa di San Francesco a Pesaro, segnando la maturità di Bellini come artista e il suo ruolo di caposcuola della pittura lagunare.
La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo viene unto con olii profumati prima della sepoltura. A piangerlo sono tre personaggi citati dai Vangeli, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e la Maddalena, che tiene fra le sue mani quella di Gesù, mentre il cielo azzurro sullo sfondo rivela l’apertura di Bellini verso la natura e la resa atmosferica del paesaggio, che in quest’opera appare come un segno di speranza.

Giovanni Bellini, Compianto sul Cristo morto (particolare), 1473 -76, Olio su tavola, 107 x 84 cm, Musei Vaticani
Le figure si muovono in uno spazio compresso e sono riprese dal basso, ad amplificare l’effetto visivo che i fedeli avrebbero sperimentato dalla loro posizione al di sotto dell’altare. Come un regista, Bellini guida l’occhio dell’osservatore tra luci e ombre, passando dalle gambe di Cristo abbandonate sul sepolcro alla ferita del costato, dove si concentrano gli sguardi dei protagonisti del quadro. Ma il fulcro della scena è nello straordinario intreccio di mani sulla destra del dipinto, con la Maddalena che accarezza e regge tra le sue la mano senza vita di Gesù.

Emma Ciceri, Studio di mani. Video I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Un dettaglio che diventa protagonista del video Studio di mani di Emma Ciceri, una delicata rilettura del motivo belliniano in termini personali, mentre Letia si concentra sulla figura della Maddalena nell’istallazione Per te Miriam di Migdel, creata mettendo insieme legno, lana, smalto, acciaio, unghie e capelli dell’artista. Parlano al presente anche le ultime due opere del progetto Davanti a Bellini, realizzato in collaborazione con Casa Testori: se Francesco De Grandi traduce in una dimensione contemporanea l’iconografia del Compianto su una grande tela, Andrea Mastrovito offre un’attualizzazione drammatica del tema nel suo frottage dal titolo War Christ.

Andrea Mastrovito, War Christ I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini

LETIA (Letizia Cariello), Per te Miriam di Migdel I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Realizzato dal maestro veneziano intorno al 1475, il dipinto nasce come parte di una pala destinata all’altare maggiore della Chiesa di San Francesco a Pesaro, segnando la maturità di Bellini come artista e il suo ruolo di caposcuola della pittura lagunare.
La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo viene unto con olii profumati prima della sepoltura. A piangerlo sono tre personaggi citati dai Vangeli, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e la Maddalena, che tiene fra le sue mani quella di Gesù, mentre il cielo azzurro sullo sfondo rivela l’apertura di Bellini verso la natura e la resa atmosferica del paesaggio, che in quest’opera appare come un segno di speranza.

Giovanni Bellini, Compianto sul Cristo morto (particolare), 1473 -76, Olio su tavola, 107 x 84 cm, Musei Vaticani
Le figure si muovono in uno spazio compresso e sono riprese dal basso, ad amplificare l’effetto visivo che i fedeli avrebbero sperimentato dalla loro posizione al di sotto dell’altare. Come un regista, Bellini guida l’occhio dell’osservatore tra luci e ombre, passando dalle gambe di Cristo abbandonate sul sepolcro alla ferita del costato, dove si concentrano gli sguardi dei protagonisti del quadro. Ma il fulcro della scena è nello straordinario intreccio di mani sulla destra del dipinto, con la Maddalena che accarezza e regge tra le sue la mano senza vita di Gesù.

Emma Ciceri, Studio di mani. Video I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Un dettaglio che diventa protagonista del video Studio di mani di Emma Ciceri, una delicata rilettura del motivo belliniano in termini personali, mentre Letia si concentra sulla figura della Maddalena nell’istallazione Per te Miriam di Migdel, creata mettendo insieme legno, lana, smalto, acciaio, unghie e capelli dell’artista. Parlano al presente anche le ultime due opere del progetto Davanti a Bellini, realizzato in collaborazione con Casa Testori: se Francesco De Grandi traduce in una dimensione contemporanea l’iconografia del Compianto su una grande tela, Andrea Mastrovito offre un’attualizzazione drammatica del tema nel suo frottage dal titolo War Christ.

Andrea Mastrovito, War Christ I Courtesy Museo Diocesano Carlo Maria Martini
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