Una nuova tappa per il restauro dell'ipogeo degli Statili
Stucchi preziosi narrano i misteri della Basilica di Porta Maggiore
Basilica ipogea di Porta Maggiore, Parete Nord della navata centrale | Foto: Maurizio Mecci - Azimuth | Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Francesca Grego
12/12/2019
Roma - Tra i monumenti di Roma antica, la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore è una testimonianza unica: primo esempio di basilica giunto fino a noi, si è conservata nei secoli così come era stata progettata e realizzata, con ricche decorazioni pittoriche, a stucco e a mosaico. Dal 2010 è al centro di un complesso restauro che oggi raggiunge un nuovo, importante traguardo: dopo gli ambienti introduttivi, l'abside, la volta centrale e la parete Sud della navata centrale, tornano all'antico splendore i raffinati stucchi della parete Nord, messi a dura prova da umidità, microrganismi e incrostazioni.
Grazie al sostegno della fondazione svizzera Evergète e al lavoro dei restauratori, possiamo finalmente ammirare le creazioni di Secundus Tarianus Tector, abile stuccatore al servizio della famiglia degli Statili sepolto nel vicino Colombario, che qui sembra aver dato il meglio di sé. Contestualmente al restauro, nuovi studi hanno approfondito la storia della basilica e dei personaggi ad essa legati, fornendo un quadro completo sulle vicende dell'edificio. La prossima tappa, nel 2020, sarà il restauro della parete Sud della navata sinistra, già finanziato dalla Soprintendenza Speciale di Roma.
Scoperta il 23 aprile del 1917 in seguito a un cedimento del terreno lungo la ferrovia che attraversa l'area, la Basilica è un capolavoro della tecnica costruttiva romana anche per il suo carattere ipogeo. Ma la sua fama è legata soprattutto all'alone oscuro che la circonda: secondo studiosi come Jerome Carcopino, infatti, fu sede dei culti orfici neopitagorici diffusi a Roma fin dall'alba dell'Impero. Fu fatta edificare nel I secolo d.C. probabilmente da Tito Statilio Tauro, homo novus che fu tra i più abili generali e governatori al servizio di Augusto. Tito concepì il monumento come il proprio mausoleo, ma gli eredi ne cambiarono la destinazione: qualche anno dopo ospiterà le riunioni una setta misterica capeggiata da un altro Statilio, Tito Tauro Corvino, e tacciata di stregoneria sotto Claudio. Corvino fu denunciato per empietà e superstizione e coinvolto in un processo diffamatorio che lo condusse al suicidio, poco dopo la morte di suo fratello, giustiziato per una congiura ai danni dell'imperatore. A ispirare tutto questo fu Agrippina, moglie di Claudio e madre di Nerone, probabilmente interessata alla confisca dei terreni degli Statili, avversari troppo influenti della dinastia al potere. Dopo il processo i culti neopitagorici furono messi fuorilegge e l'ipogeo di Porta Maggiore abbandonato.
Ma i suoi tesori sono sopravvissuti allo scorrere dei secoli. Un corridoio e un vestibolo ornato da pitture di paesaggi, uccelli e ghirlande di fiori introducono ancora all'ampia aula a tre navate con volte a botte. Qui un prezioso pavimento mosaicato a motivi bianchi e neri fa da preludio alle decorazioni a stucco delle pareti e dei soffitti: Saffo rappresentata nell'atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade, il rapimento di Ganimede, il mito di Orfeo ed Euridice, le vicende di Medea e Giasone sono i principali protagonisti del ciclo, che si completa con paesaggi, scene tratte dai rituali misterici e dalla vita quotidiana.
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Grazie al sostegno della fondazione svizzera Evergète e al lavoro dei restauratori, possiamo finalmente ammirare le creazioni di Secundus Tarianus Tector, abile stuccatore al servizio della famiglia degli Statili sepolto nel vicino Colombario, che qui sembra aver dato il meglio di sé. Contestualmente al restauro, nuovi studi hanno approfondito la storia della basilica e dei personaggi ad essa legati, fornendo un quadro completo sulle vicende dell'edificio. La prossima tappa, nel 2020, sarà il restauro della parete Sud della navata sinistra, già finanziato dalla Soprintendenza Speciale di Roma.
Scoperta il 23 aprile del 1917 in seguito a un cedimento del terreno lungo la ferrovia che attraversa l'area, la Basilica è un capolavoro della tecnica costruttiva romana anche per il suo carattere ipogeo. Ma la sua fama è legata soprattutto all'alone oscuro che la circonda: secondo studiosi come Jerome Carcopino, infatti, fu sede dei culti orfici neopitagorici diffusi a Roma fin dall'alba dell'Impero. Fu fatta edificare nel I secolo d.C. probabilmente da Tito Statilio Tauro, homo novus che fu tra i più abili generali e governatori al servizio di Augusto. Tito concepì il monumento come il proprio mausoleo, ma gli eredi ne cambiarono la destinazione: qualche anno dopo ospiterà le riunioni una setta misterica capeggiata da un altro Statilio, Tito Tauro Corvino, e tacciata di stregoneria sotto Claudio. Corvino fu denunciato per empietà e superstizione e coinvolto in un processo diffamatorio che lo condusse al suicidio, poco dopo la morte di suo fratello, giustiziato per una congiura ai danni dell'imperatore. A ispirare tutto questo fu Agrippina, moglie di Claudio e madre di Nerone, probabilmente interessata alla confisca dei terreni degli Statili, avversari troppo influenti della dinastia al potere. Dopo il processo i culti neopitagorici furono messi fuorilegge e l'ipogeo di Porta Maggiore abbandonato.
Ma i suoi tesori sono sopravvissuti allo scorrere dei secoli. Un corridoio e un vestibolo ornato da pitture di paesaggi, uccelli e ghirlande di fiori introducono ancora all'ampia aula a tre navate con volte a botte. Qui un prezioso pavimento mosaicato a motivi bianchi e neri fa da preludio alle decorazioni a stucco delle pareti e dei soffitti: Saffo rappresentata nell'atto di lanciarsi dalla rupe di Leucade, il rapimento di Ganimede, il mito di Orfeo ed Euridice, le vicende di Medea e Giasone sono i principali protagonisti del ciclo, che si completa con paesaggi, scene tratte dai rituali misterici e dalla vita quotidiana.
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