Elvis ha lasciato l'edificio
Elvis ha lasciato l'edificio, Fondazione Bevilacqua La Masa - Palazzetto Tito, Venezia
Dal 28 Gennaio 2014 al 9 Febbraio 2014
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Fondazione Bevilacqua La Masa - Palazzetto Tito
Indirizzo: Dorsoduro 2826
Orari: da mercoledì a domenica 10.30-17.30
Curatori: Rachele Burgato, Valentina Lacinio, Giulia Morucchio
Telefono per informazioni: +39 041 5207797
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.bevilacqualamasa.it
“Ladies and Gentlemen... Elvis has left the building, thank you and Goodnight.” Al Dvorin, speaker ufficiale ai concerti di Presley, invita l’audience a lasciare la sala: Elvis non tornerà, né per un bis, né per i saluti. È già sulla sua limousine diretta all’aeroporto, pronto per la prossima data. Elvis ha lasciato l'edificio raccoglie i lavori di quindici artisti che, affiancati da tre curatori (Rachele Burgato, Valentina Lacinio, Giulia Morucchio), si sono confrontati con una dimensione condivisa carica di suggestioni.
La mostra, ispirata dall'esperienza di Laboratorio di Arti Visive IUAV con la supervisione di Alberto Garutti e Caterina Rossato, viene ospitata nello spazio della Fondazione BLM che intende in questo modo rinnovare l'attenzione ai luoghi di formazione del territorio. Lo spettacolo dell'arte si articola come un trucco di magia, tra l'artista e il pubblico viene sigillato un patto, la condivisione di un momento preciso: è il tempo dello show, entro il quale l'audience chiede di essere meravigliato e alla fine del quale non resta che "andare a casa".
Ultimo giorno della 55° Biennale di Venezia, la mostra chiude. E anche per quest’anno la città ha vissuto il suo momento: Venezia culla delle esposizioni. La cultura mette in scena se stessa, e l’Arte dei grandi artisti internazionali fa la sua comparsa come una star, come acclamata regina del palco. Ma allo scadere del tempo, cosa rimane? I riflettori sono spenti e sembra “non esserci altro da vedere”, ma non è così. Dietro il sipario restano i giovani artisti, le nuove generazioni pronte a sigillare un nuovo patto con il pubblico, a offrire un ulteriore evento visivo, limitato ma denso. A partire dal linguaggio del paradosso costruito su giochi linguistici, visivi e di concetto (Lorenzo Commisso, Leonardo Mastromauro, Laura Tinti), si percorre la ricerca del limite, inteso come confine stabilito (Francesco Nordio) o come deriva (Graziano Meneghin), come tracciato liquido che dà spazio all’ubiquità (Edoardo Aruta) o come imprescindibile vocazione all’esaurimento (Valentina Furian), o ancora come fobia paralizzante (Guido Modanese) che richiede un rituale di espiazione (Serena Oliva).
I concetti di limite e paradosso si intrecciano poi con l’eterno quesito dell’identità, che si rinnova continuamente (Susanna Alberti), che chiede di essere problematizzata (Pietro Bonfanti) e accudita (Marzia Avallone), reinventata (Yulia Knish), ridefinita (Gaia Ceresi) o rievocata (Fabio Valerio Tibollo).
Artisti:
Susanna Alberti, Edoardo Aruta, Marzia Avallone, Pietro Bonfanti, Gaia Ceresi, Lorenzo Commisso, Valentina Furian, Yulia Knish, Leonardo Mastromauro, Graziano Meneghin, Guido Modanese, Francesco Nordio, Serena Oliva, Fabio Valerio Tibollo, Laura Tinti.
La mostra, ispirata dall'esperienza di Laboratorio di Arti Visive IUAV con la supervisione di Alberto Garutti e Caterina Rossato, viene ospitata nello spazio della Fondazione BLM che intende in questo modo rinnovare l'attenzione ai luoghi di formazione del territorio. Lo spettacolo dell'arte si articola come un trucco di magia, tra l'artista e il pubblico viene sigillato un patto, la condivisione di un momento preciso: è il tempo dello show, entro il quale l'audience chiede di essere meravigliato e alla fine del quale non resta che "andare a casa".
Ultimo giorno della 55° Biennale di Venezia, la mostra chiude. E anche per quest’anno la città ha vissuto il suo momento: Venezia culla delle esposizioni. La cultura mette in scena se stessa, e l’Arte dei grandi artisti internazionali fa la sua comparsa come una star, come acclamata regina del palco. Ma allo scadere del tempo, cosa rimane? I riflettori sono spenti e sembra “non esserci altro da vedere”, ma non è così. Dietro il sipario restano i giovani artisti, le nuove generazioni pronte a sigillare un nuovo patto con il pubblico, a offrire un ulteriore evento visivo, limitato ma denso. A partire dal linguaggio del paradosso costruito su giochi linguistici, visivi e di concetto (Lorenzo Commisso, Leonardo Mastromauro, Laura Tinti), si percorre la ricerca del limite, inteso come confine stabilito (Francesco Nordio) o come deriva (Graziano Meneghin), come tracciato liquido che dà spazio all’ubiquità (Edoardo Aruta) o come imprescindibile vocazione all’esaurimento (Valentina Furian), o ancora come fobia paralizzante (Guido Modanese) che richiede un rituale di espiazione (Serena Oliva).
I concetti di limite e paradosso si intrecciano poi con l’eterno quesito dell’identità, che si rinnova continuamente (Susanna Alberti), che chiede di essere problematizzata (Pietro Bonfanti) e accudita (Marzia Avallone), reinventata (Yulia Knish), ridefinita (Gaia Ceresi) o rievocata (Fabio Valerio Tibollo).
Artisti:
Susanna Alberti, Edoardo Aruta, Marzia Avallone, Pietro Bonfanti, Gaia Ceresi, Lorenzo Commisso, Valentina Furian, Yulia Knish, Leonardo Mastromauro, Graziano Meneghin, Guido Modanese, Francesco Nordio, Serena Oliva, Fabio Valerio Tibollo, Laura Tinti.
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