I dettagli della scoperta
Domus o caserma? A Villa Celimontana emerge un edificio che è un enigma
Villa Celimontana, dettaglio dei mosaici pavimentali I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Francesca Grego
10/08/2026
Roma - Il cantiere era stato aperto per consolidare un muro, ma presto ci si è accorti che c’era molto di più. Dal sottosuolo di Villa Celimontana, residenza cinquecentesca nel centro di Roma oggi trasformata in parco pubblico, sono emerse otto stanze di un edificio di epoca imperiale, decorate con pitture e mosaici preziosi. Per ora gli archeologi hanno portato completamente alla luce cinque ambienti risalenti al II secolo d.C., tra cui una grande sala rettangolare con pavimento a mosaico geometrico e una decorazione a tema marino: un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio disposti attorno a un cratere, un grande vaso a due anse usato dai Romani per mescolare vino e acqua. Una lacuna del mosaico ha rivelato un’altra pavimentazione sottostante, probabilmente di età antonina, con elaborati tralci fioriti in nero su fondo bianco, a tessere regolari tagliate con cura e abilità. Porzioni del soffitto caduto mostrano invece che era dipinto a grandi cerchi rossi e azzurri, contornate da cornici in stucco bianco a dentelli.
Accanto alla sala sono state rinvenute sette stanze più piccole. Il complesso, situato in posizione panoramica, è poggiato a un muraglione più antico che sostiene le pendici del pianoro della cinquecentesca Villa Mattei - oggetto del consolidamento iniziale - che in realtà si è scoperto essere costituito da due muri accostati. L’edificio romano sembra essere disposto esattamente dove si trovava la loggia seicentesca di Villa Mattei affacciata verso San Sisto, di cui sono state identificate le fondamenta saldamente ancorate alle mura antiche sottostanti. Abbandonato tra il V e il VI secolo, il palazzo fu parzialmente scavato e distrutto per la costruzione della loggia, per poi essere coperto da strati di terra tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Villa Celimontana, reperti pitture murali I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Ma qual era la sua funzione? La qualità dei reperti e delle decorazioni fa pensare che si tratti di parte di una domus aristocratica, una tipologia di residenza della quale sul Celio sono stati rinvenuti altri splendidi esempi. Tuttavia la vicinanza alla stazione della V coorte dei Vigiles - le guardie che nella Roma imperiale si occupavano della protezione dagli incendi e della sicurezza notturna - suggerisce che l’edificio potesse essere parte della caserma. Il mosaico rinvenuto nella sala principale ricorda infatti da vicino decorazioni presenti negli ambienti della caserma di Ostia destinati al tempo libero dei Vigiles, come pure la serie di stanzette emerse accanto alla sala grande e due basi di statue con l’elenco dei membri della coorte ritrovate nel 1820 all’ingresso del parco di Villa Celimontana.
L’edificio appena scoperto modificherebbe la ricostruzione finora accettata della caserma: le sue dimensioni sarebbero più ampie, con alloggi destinati al tribunus e agli altri ufficiali, ambienti di servizio e un ricchissimo Augusteum (luogo sacro dedicato al culto di Augusto) occupando una vasta porzione del pianoro, i cui due accessi attuali, uno su via della Navicella e l’altro sul Clivo di Scauro - entrambe strade antiche - sembrano vie di intervento perfette per i vigili della V Coorte, che si dovevano occupare sia della II Regio di Roma, il Cælimontium, che della I Regio, Porta Capena, utilizzando l’acqua del vicino Acquedotto Celimontano, che proprio di fronte alla caserma si apriva in un’ampia cisterna utile per riempire d’acqua le botti dei carri.
“Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso”, afferma la responsabile scientifica Simona Morretta: “Saranno l'analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell'edificio”.

Villa Celimontana, ortofoto del cantiere di scavo I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Accanto alla sala sono state rinvenute sette stanze più piccole. Il complesso, situato in posizione panoramica, è poggiato a un muraglione più antico che sostiene le pendici del pianoro della cinquecentesca Villa Mattei - oggetto del consolidamento iniziale - che in realtà si è scoperto essere costituito da due muri accostati. L’edificio romano sembra essere disposto esattamente dove si trovava la loggia seicentesca di Villa Mattei affacciata verso San Sisto, di cui sono state identificate le fondamenta saldamente ancorate alle mura antiche sottostanti. Abbandonato tra il V e il VI secolo, il palazzo fu parzialmente scavato e distrutto per la costruzione della loggia, per poi essere coperto da strati di terra tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Villa Celimontana, reperti pitture murali I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Ma qual era la sua funzione? La qualità dei reperti e delle decorazioni fa pensare che si tratti di parte di una domus aristocratica, una tipologia di residenza della quale sul Celio sono stati rinvenuti altri splendidi esempi. Tuttavia la vicinanza alla stazione della V coorte dei Vigiles - le guardie che nella Roma imperiale si occupavano della protezione dagli incendi e della sicurezza notturna - suggerisce che l’edificio potesse essere parte della caserma. Il mosaico rinvenuto nella sala principale ricorda infatti da vicino decorazioni presenti negli ambienti della caserma di Ostia destinati al tempo libero dei Vigiles, come pure la serie di stanzette emerse accanto alla sala grande e due basi di statue con l’elenco dei membri della coorte ritrovate nel 1820 all’ingresso del parco di Villa Celimontana.
L’edificio appena scoperto modificherebbe la ricostruzione finora accettata della caserma: le sue dimensioni sarebbero più ampie, con alloggi destinati al tribunus e agli altri ufficiali, ambienti di servizio e un ricchissimo Augusteum (luogo sacro dedicato al culto di Augusto) occupando una vasta porzione del pianoro, i cui due accessi attuali, uno su via della Navicella e l’altro sul Clivo di Scauro - entrambe strade antiche - sembrano vie di intervento perfette per i vigili della V Coorte, che si dovevano occupare sia della II Regio di Roma, il Cælimontium, che della I Regio, Porta Capena, utilizzando l’acqua del vicino Acquedotto Celimontano, che proprio di fronte alla caserma si apriva in un’ampia cisterna utile per riempire d’acqua le botti dei carri.
“Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso”, afferma la responsabile scientifica Simona Morretta: “Saranno l'analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell'edificio”.

Villa Celimontana, ortofoto del cantiere di scavo I Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
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