Omar Galliani. Dal cassetto dei miei disegni
Omar Galliani. Dal cassetto dei miei disegni, Museo Comunale di Villa Coppetti, Castelbellino (AN)
Dal 14 July 2013 al 28 July 2013
Castelbellino | Ancona
Luogo: Museo Comunale di Villa Coppetti
Indirizzo: via Guglielmo Marconi
Orari: 17-30-19.30
Curatori: Giuseppe Bacci
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0731 77881
E-Mail info: sandrino.franconi@libero.it
Sito ufficiale: http://195.78.210.236/c042008/hh/index.php?jvs=0&acc=1
Tutt’altro che convenzionali sono le 30 opere figurative esposte nella splendida villa Coppetti che ripercorrono la carriera grafica di uno dei maggiori artisti italiani contemporanei, Omar Galliani. Nell’esposizione di Castelbellino (14- 28 luglio) vengono presentati tavole di grande formato e disegni di piccola dimensione del ciclo “Notturno” e alcune opere della serie “Omar Roma Amor”.
La collezione, proveniente dal museo Staurós, lega gli avvenimenti quotidiani, alla cronaca, alla lettura e quindi alle immagini per creare dei miti. Quasi tutti i disegni di Omar Galliani non hanno un nome. Essi sono figure anonime, figure che non hanno un’identità, né di amici, né di modelle ma sono puri riferimenti rabdomantici che si materializzano attraverso una sorta di grande sublimazione che avviene solo sulla tavola.
Nell’esposizione dal titolo “Dal Cassetto dei miei disegni” si ritrova tutto il desiderio di Galliani per l’ascesa dell’uomo verso la luce. È un’idea determinante per comprendere le opere dell’artista emiliano che si rivela nei disegni e nell’eterno gioco di luci e di ombre; e nel rapporto continuo tra il nero della matita, del carbone e la luce della betulla. “La luce è data proprio dalla sottrazione di spazio della superficie in cui il disegno invade di fatto la composizione” (Intervista a O. Galliani di Marco 1999 - di Capua e Manuela Annibali).
La personale, organizzata in collaborazione con il Museo Staurós di Arte Sacra Contemporanea di San Gabriele, rientra nel progetto di ricerca “Castelbellino Arte” che ogni anno presenta al grande pubblico ed agli esperti il lavoro di molti artisti del Ventunesimo secolo. Ciò vuole riabilitare il valore del disegno all’interno dello sviluppo dell’arte contemporanea, focalizzando, al tempo stesso, molti questioni relative alla grafica.
Omar Galliani, conosciuto a livello mondiale, dimostra una straordinaria abilità nel disegno e nella linea pura, che lo porta all’esecuzione di concetti astratti nelle sue opere ed all’oggettivazione dell’idea.
Per questo motivo, il museo di San Gabriele ha scelto di presentare il lavoro di Omar Galliani. Per l’artista emiliano, infatti, il disegno è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma allo stesso tempo aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee.
Le opere sono legate tra loro da una profonda visione di ricerca nel labirinto delle metafore culturali. Tra le sue carte, Galliani non riflette la contemporaneità, ma segue una poetica artistica che va dal post-Romanticismo fino ai nostri giorni. Su Galliani pesano le influenze di Alfred Kubin, con quelle dei Simbolisti tedeschi e belgi (Ensor, Von Stuck), nonché si sente partecipe di quell’eredità dell’oscurità che vede in Böcklin e in De Chirico. Tuttavia sono evidenti nelle sue opere anche le suggestioni di Gino de Dominicis e Robert Longo.
Galliani usa il disegno come un’immaginaria mappa del mondo e lavora con gli elementi espressivi della cultura extraeuropea, in particolar modo, con quella indiana e orientale, raccolte nel corso degli anni e nelle sue numerose peregrinazioni tra oriente e occidente, dal Messico all’Africa fino alla Cina.
L’artista emiliano è stato protagonista in prestigiosi spazi pubblici e privati come i musei d’arte contemporanea di Pechino, Tokyo, Buenos Aires, Shanghai, Kyoto, San Paolo, Città del Messico, Miami, Los Angeles, Parigi.
La mostra “Dal Cassetto dei miei disegni”, curata da Giuseppe Bacci, e presentata alla stampa da Sandro Franconi, direttore del festival Castelbellino Arte, riunisce un nucleo di disegni molto consistente da un punto di vista numerico ma soprattutto un corpus formidabile per la conoscenza delle dinamiche dell’arte contemporanea in Italia.
La collezione, proveniente dal museo Staurós, lega gli avvenimenti quotidiani, alla cronaca, alla lettura e quindi alle immagini per creare dei miti. Quasi tutti i disegni di Omar Galliani non hanno un nome. Essi sono figure anonime, figure che non hanno un’identità, né di amici, né di modelle ma sono puri riferimenti rabdomantici che si materializzano attraverso una sorta di grande sublimazione che avviene solo sulla tavola.
Nell’esposizione dal titolo “Dal Cassetto dei miei disegni” si ritrova tutto il desiderio di Galliani per l’ascesa dell’uomo verso la luce. È un’idea determinante per comprendere le opere dell’artista emiliano che si rivela nei disegni e nell’eterno gioco di luci e di ombre; e nel rapporto continuo tra il nero della matita, del carbone e la luce della betulla. “La luce è data proprio dalla sottrazione di spazio della superficie in cui il disegno invade di fatto la composizione” (Intervista a O. Galliani di Marco 1999 - di Capua e Manuela Annibali).
La personale, organizzata in collaborazione con il Museo Staurós di Arte Sacra Contemporanea di San Gabriele, rientra nel progetto di ricerca “Castelbellino Arte” che ogni anno presenta al grande pubblico ed agli esperti il lavoro di molti artisti del Ventunesimo secolo. Ciò vuole riabilitare il valore del disegno all’interno dello sviluppo dell’arte contemporanea, focalizzando, al tempo stesso, molti questioni relative alla grafica.
Omar Galliani, conosciuto a livello mondiale, dimostra una straordinaria abilità nel disegno e nella linea pura, che lo porta all’esecuzione di concetti astratti nelle sue opere ed all’oggettivazione dell’idea.
Per questo motivo, il museo di San Gabriele ha scelto di presentare il lavoro di Omar Galliani. Per l’artista emiliano, infatti, il disegno è stato uno dei principali strumenti d’esplorazione, vissuto nel solco della tradizione rinascimentale, ma allo stesso tempo aperto e sensibile alle dinamiche delle più avanzate indagini artistiche contemporanee.
Le opere sono legate tra loro da una profonda visione di ricerca nel labirinto delle metafore culturali. Tra le sue carte, Galliani non riflette la contemporaneità, ma segue una poetica artistica che va dal post-Romanticismo fino ai nostri giorni. Su Galliani pesano le influenze di Alfred Kubin, con quelle dei Simbolisti tedeschi e belgi (Ensor, Von Stuck), nonché si sente partecipe di quell’eredità dell’oscurità che vede in Böcklin e in De Chirico. Tuttavia sono evidenti nelle sue opere anche le suggestioni di Gino de Dominicis e Robert Longo.
Galliani usa il disegno come un’immaginaria mappa del mondo e lavora con gli elementi espressivi della cultura extraeuropea, in particolar modo, con quella indiana e orientale, raccolte nel corso degli anni e nelle sue numerose peregrinazioni tra oriente e occidente, dal Messico all’Africa fino alla Cina.
L’artista emiliano è stato protagonista in prestigiosi spazi pubblici e privati come i musei d’arte contemporanea di Pechino, Tokyo, Buenos Aires, Shanghai, Kyoto, San Paolo, Città del Messico, Miami, Los Angeles, Parigi.
La mostra “Dal Cassetto dei miei disegni”, curata da Giuseppe Bacci, e presentata alla stampa da Sandro Franconi, direttore del festival Castelbellino Arte, riunisce un nucleo di disegni molto consistente da un punto di vista numerico ma soprattutto un corpus formidabile per la conoscenza delle dinamiche dell’arte contemporanea in Italia.
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