Alberto Savinio. Il sogno di un poeta
Alberto Savinio, Graces. Il sogno di un poeta, Galleria dell’Incisione, Brescia
Dal 15 March 2014 al 4 May 2014
Brescia
Luogo: Galleria dell’Incisione
Indirizzo: via Bezzecca 4
Orari: da martedì a domenica 17-20
Telefono per informazioni: +39 030 304690
E-Mail info: galleria@incisione.com
Sito ufficiale: http://www.incisione.com/savinio
Artista poliedrico e sorprendente, Savinio ha spinto la sua ricerca oltre i confini della musica, suo approdo iniziale, a coinvolgere la scrittura e ancora, più avanti, la pittura, in un lungo percorso che lo vedrà fondamentale protagonista del fermento avanguardista di primo novecento.
In mostra saranno esposte opere grafiche, disegni a matita ma anche alcune litografie, rare nell’esperienza saviniana, e dipinti compresi nell’arco temporale tra la fine degli anni venti e la metà del secolo. Una panoramica articolata all’interno della quale sono accostate una quindicina di opere diverse per tecnica esecutiva e destinazione; una selezione che ben riflette lo spirito dinamico dell’artista, e in cui dominano concetti emblematici e tematiche ricorrenti nella sua riflessione.
Savinio dà forma ad un mondo magico, dove classicismo e ironia si fondono in una dimensione spaesante, misteriosa e fantastica. Uomini-animali, come nel foglio “Promenade” del 1947, i cui personaggi sono una coppia di centauri, ma anche in “Penelope”, una tempera su carta inedita, del 1940 circa, che ritrae la donna-uccello protagonista di molti lavori di Savinio. Dell’anno seguente i due ritratti di Andrea Emo, filosofo di spicco e amico dell’artista, e della moglie Giuseppina alle cui spalle si apre la residenza di proprietà, la magnifica villa cinquecentesca di Battaglia Terme.
La piccola e preziosa tela “Les graces insulaires” presente in mostra si riferisce al periodo parigino dell’artista che insieme al fratello Giorgio De Chirico sarà parte del gruppo de Les Italiens a Paris.
A completare la rassegna una decina di disegni su carta tra i quali la china da cui sarà ricavata una delle due litografie che accompagnano il racconto “La nostra anima”, dello stesso Savinio, ma anche l’interessante bozzetto per la scenografia dello spettacolo teatrale dell’Edipo del 1948, e ancora uno studio del 1950, metaforico ritratto della madre, in cui la figura umana è inglobata nelle fattezze di una poltrona.
Particolarmente suggestivo infine l’arazzo che chiude la mostra; si tratta della trasposizione di un’opera saviniana realizzata dalla moglie Maria Morino.
In mostra saranno esposte opere grafiche, disegni a matita ma anche alcune litografie, rare nell’esperienza saviniana, e dipinti compresi nell’arco temporale tra la fine degli anni venti e la metà del secolo. Una panoramica articolata all’interno della quale sono accostate una quindicina di opere diverse per tecnica esecutiva e destinazione; una selezione che ben riflette lo spirito dinamico dell’artista, e in cui dominano concetti emblematici e tematiche ricorrenti nella sua riflessione.
Savinio dà forma ad un mondo magico, dove classicismo e ironia si fondono in una dimensione spaesante, misteriosa e fantastica. Uomini-animali, come nel foglio “Promenade” del 1947, i cui personaggi sono una coppia di centauri, ma anche in “Penelope”, una tempera su carta inedita, del 1940 circa, che ritrae la donna-uccello protagonista di molti lavori di Savinio. Dell’anno seguente i due ritratti di Andrea Emo, filosofo di spicco e amico dell’artista, e della moglie Giuseppina alle cui spalle si apre la residenza di proprietà, la magnifica villa cinquecentesca di Battaglia Terme.
La piccola e preziosa tela “Les graces insulaires” presente in mostra si riferisce al periodo parigino dell’artista che insieme al fratello Giorgio De Chirico sarà parte del gruppo de Les Italiens a Paris.
A completare la rassegna una decina di disegni su carta tra i quali la china da cui sarà ricavata una delle due litografie che accompagnano il racconto “La nostra anima”, dello stesso Savinio, ma anche l’interessante bozzetto per la scenografia dello spettacolo teatrale dell’Edipo del 1948, e ancora uno studio del 1950, metaforico ritratto della madre, in cui la figura umana è inglobata nelle fattezze di una poltrona.
Particolarmente suggestivo infine l’arazzo che chiude la mostra; si tratta della trasposizione di un’opera saviniana realizzata dalla moglie Maria Morino.
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