Silvia Argiolas. Una pace perfetta
Silvia Argiolas. Una pace perfetta, Centro Culturale Altinate - San Gaetano, Padova
Dal 4 Ottobre 2013 al 27 Ottobre 2013
Padova | Visualizza tutte le mostre a Padova
Luogo: Centro Culturale Altinate - San Gaetano
Indirizzo: via Altinate 71
Orari: da martedì a domenica 10-19
Curatori: Nicola Galvan, Mattia Munari
Enti promotori:
- Assessorato alla Cultura del Comune di Padova
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 049 8205572
E-Mail info: centroculturalealtinate@comune.padova.it
Sito ufficiale: http://padovacultura.padovanet.it
Organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova nell’ambito della rassegna RAM 2013. Tra sogno e ragione, la mostra di Silvia Argiolas Una pace perfetta verrà inaugurata giovedì 3 ottobre alle ore 18:30 negli spazi al piano primo del Centro culturale Altinate San Gaetano. Il progetto espositivo è incentrato sugli sviluppi più recenti della sua pittura, qui rappresentati da circa 20 dipinti che, pur connotati da un approccio all’immagine apparentemente istintivo, si rivelano sovente preziosi nella costruzione cromatica. Ricorrente fra i titoli delle opere presentate è il riferimento alla chimica farmacologica, che si inserisce nell’universo tematico dell’artista quale promessa di una pace interiore destinata a rivelarsi effimera.
Tese ad esprimere una concezione poetica dai tratti conturbanti e ferini, queste ultime tele, a parere dell’Assessore alla Cultura Andrea Colasio, «collocano Silvia Argiolas tra i protagonisti più interessanti della nuova scena artistica italiana, in virtù della loro originale rielaborazione di taluni stilemi dell’espressionismo, dell’art brut, delle maggiori esperienze internazionali neo figurative».
I lavori di Silvia Argiolas sono come scene di una mitologia nera che racconta di paure ancestrali, di desideri inconfessati, del maturare dell’identità nel rapporto tra l’individuo e il mondo.
Se essi possono inoltre somigliare alla traduzione pittorica di altrettanti sogni, ciò avviene non solo in ragione dell’atmosfera visionaria che li caratterizza, ma anche perché vicina al sogno è la loro natura più profonda. Per l’artista, la superficie è uno schermo ove proiettare nel modo il più possibile diretto una visione notturna del proprio io; è il luogo dove celebrare l’incontro tra la realtà di ogni giorno, con i suoi eventi di valore personale e collettivo, e l’inconscio. I personaggi raffigurati, tra i quali ricorre l’immagine della pittrice stessa, guardano verso l’osservatore da una dimensione al di fuori del tempo, sospesi per sempre nella loro funzione simbolica. Accompagnati da immagini di animali reali o immaginari, appaiono in molte occasioni prendere parte a dei veri rituali di passaggio e trasformazione, riassunti da atti che alludono al sacrificio, al nutrirsi ed al nutrire, al divorare o all’essere divorati. Se alcune delle figure si nascondono dietro maschere inquietanti, in altre sono riconoscibili i segni di una adolescenza infinita: forse perché, sembra suggerire la loro creatrice, sono soprattutto della prima giovinezza il disagio, così come l’ebbrezza, di un continuo mutare.
L’esposizione, che vede la collaborazione organizzativa di Maco Arte, è curata da Nicola Galvan e Mattia Munari.
Tese ad esprimere una concezione poetica dai tratti conturbanti e ferini, queste ultime tele, a parere dell’Assessore alla Cultura Andrea Colasio, «collocano Silvia Argiolas tra i protagonisti più interessanti della nuova scena artistica italiana, in virtù della loro originale rielaborazione di taluni stilemi dell’espressionismo, dell’art brut, delle maggiori esperienze internazionali neo figurative».
I lavori di Silvia Argiolas sono come scene di una mitologia nera che racconta di paure ancestrali, di desideri inconfessati, del maturare dell’identità nel rapporto tra l’individuo e il mondo.
Se essi possono inoltre somigliare alla traduzione pittorica di altrettanti sogni, ciò avviene non solo in ragione dell’atmosfera visionaria che li caratterizza, ma anche perché vicina al sogno è la loro natura più profonda. Per l’artista, la superficie è uno schermo ove proiettare nel modo il più possibile diretto una visione notturna del proprio io; è il luogo dove celebrare l’incontro tra la realtà di ogni giorno, con i suoi eventi di valore personale e collettivo, e l’inconscio. I personaggi raffigurati, tra i quali ricorre l’immagine della pittrice stessa, guardano verso l’osservatore da una dimensione al di fuori del tempo, sospesi per sempre nella loro funzione simbolica. Accompagnati da immagini di animali reali o immaginari, appaiono in molte occasioni prendere parte a dei veri rituali di passaggio e trasformazione, riassunti da atti che alludono al sacrificio, al nutrirsi ed al nutrire, al divorare o all’essere divorati. Se alcune delle figure si nascondono dietro maschere inquietanti, in altre sono riconoscibili i segni di una adolescenza infinita: forse perché, sembra suggerire la loro creatrice, sono soprattutto della prima giovinezza il disagio, così come l’ebbrezza, di un continuo mutare.
L’esposizione, che vede la collaborazione organizzativa di Maco Arte, è curata da Nicola Galvan e Mattia Munari.
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