Marina Abramović. Transforming Energy
“Transforming Energy” di Marina Abramović al Modern Art Museum (MAM) Shanghai. Credit Yu Jieyu
Dal 6 Maggio 2026 al 19 Ottobre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Gallerie dell’Accademia di Venezia
Indirizzo: Campo della Carità - Dorsoduro 1050
Orari: da martedì a domenica: dalle 9.00 alle 19
Telefono per informazioni: +39 041 5222247
E-Mail info: ga-ave@cultura.gov.it
Sito ufficiale: http://www.gallerieaccademia.it/
L’artista di fama internazionale Marina Abramović farà la storia nel 2026 come prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Marina Abramović: Transforming Energy, presentata in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, inaugurerà il 6 maggio 2026 e resterà aperta fino al 19 ottobre 2026. La mostra segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee — un’assoluta novità nella storia dell’istituto — inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano.
Al centro di Transforming Energy c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di Transitory Objects interattivi — letti e strutture in pietra con cristalli incastonati — sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che Abramović definisce “trasmissione di energia”. Opere iconiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione.
Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Questo storico accostamento, a 450 anni dalla Pietà di Tiziano, rilegge le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione attraverso una lente contemporanea, sottolineando il ruolo perenne del corpo umano come luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale.
A Venezia — città che da secoli rappresenta un crocevia di culture, commerci e materiali preziosi — l’uso che Abramović fa di quarzo, ametista e altri elementi naturali richiama la storia del mosaico veneziano e la ricerca rinascimentale della trasformazione, sia materiale sia metafisica. Ponendo il corpo del visitatore al centro dell’opera, la mostra invita a una forma di osservazione “prolungata”, meno passiva e più orientata alla presenza, alla partecipazione e alla possibilità di un cambiamento interiore.
Marina Abramović dichiara:
“Avevo 14 anni quando mia madre mi portò per la prima volta alla Biennale di Venezia. Viaggiammo in treno da Belgrado e, quando uscii dalla stazione e vidi Venezia per la prima volta, iniziai a piangere. Era così incredibilmente bella — niente di simile a ciò che avevo mai visto. Da allora, tornare a Venezia è diventata una tradizione e, dopo aver ricevuto il Leone d’Oro nel 1997, la città ha sempre occupato un posto speciale nella mia vita. Ora, mentre mi preparo a celebrare i miei 80 anni, torno per una ragione ancora più significativa: essere la prima artista donna a presentare una mostra che si sviluppa lungo il percorso espositivo delle Gallerie dell’Accademia, compresa la collezione permanente, con Transforming Energy. È un onore profondo e sono profondamente commossa da questa opportunità.”
Giulio Manieri Elia, Direttore delle Gallerie dell’Accademia, afferma:
“L’apertura delle Gallerie dell’Accademia di Venezia al contemporaneo, in concomitanza con la Biennale Internazionale d’Arte, è ormai diventata un appuntamento fisso e molto atteso. Il museo rinnova così il suo stimolante dialogo tra arte antica e moderna. Mario Mertz, Philip Guston, Georg Baselitz, Anish Kapoor e Willem De Kooning sono stati i protagonisti delle precedenti edizioni, e siamo particolarmente onorati e felici che sia ora la volta di Marina Abramović, la prima artista donna insignita del Leone d’Oro dalla Biennale di Venezia nel 1997. In questa occasione torna, con nuove opere e lavori iconici, per celebrare i suoi 80 anni alle Gallerie dell’Accademia.”
Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, dichiara:
“Il Ministero della Cultura è orgoglioso di celebrare l'ottantesimo compleanno dell'artista Marina Abramović in Italia, ospitando la mostra Transforming Energy, prima a Venezia, alle Gallerie dell'Accademia, poi a Roma alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. Pioniera della performance art, Marina Abramović è oggi un’indiscussa protagonista dell'arte”.
Shai Baitel, curatore, osserva:
“Si tratta di un momento di trasformazione — non solo per le Gallerie dell’Accademia, ma per il ruolo che i musei possono svolgere in futuro. Inserire l’opera di Marina Abramović nella collezione permanente mette in dialogo diretto passato e presente, invitando il pubblico a vivere quello spazio con i propri corpi.”
Al centro di Transforming Energy c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di Transitory Objects interattivi — letti e strutture in pietra con cristalli incastonati — sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che Abramović definisce “trasmissione di energia”. Opere iconiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione.
Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Questo storico accostamento, a 450 anni dalla Pietà di Tiziano, rilegge le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione attraverso una lente contemporanea, sottolineando il ruolo perenne del corpo umano come luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale.
A Venezia — città che da secoli rappresenta un crocevia di culture, commerci e materiali preziosi — l’uso che Abramović fa di quarzo, ametista e altri elementi naturali richiama la storia del mosaico veneziano e la ricerca rinascimentale della trasformazione, sia materiale sia metafisica. Ponendo il corpo del visitatore al centro dell’opera, la mostra invita a una forma di osservazione “prolungata”, meno passiva e più orientata alla presenza, alla partecipazione e alla possibilità di un cambiamento interiore.
Marina Abramović dichiara:
“Avevo 14 anni quando mia madre mi portò per la prima volta alla Biennale di Venezia. Viaggiammo in treno da Belgrado e, quando uscii dalla stazione e vidi Venezia per la prima volta, iniziai a piangere. Era così incredibilmente bella — niente di simile a ciò che avevo mai visto. Da allora, tornare a Venezia è diventata una tradizione e, dopo aver ricevuto il Leone d’Oro nel 1997, la città ha sempre occupato un posto speciale nella mia vita. Ora, mentre mi preparo a celebrare i miei 80 anni, torno per una ragione ancora più significativa: essere la prima artista donna a presentare una mostra che si sviluppa lungo il percorso espositivo delle Gallerie dell’Accademia, compresa la collezione permanente, con Transforming Energy. È un onore profondo e sono profondamente commossa da questa opportunità.”
Giulio Manieri Elia, Direttore delle Gallerie dell’Accademia, afferma:
“L’apertura delle Gallerie dell’Accademia di Venezia al contemporaneo, in concomitanza con la Biennale Internazionale d’Arte, è ormai diventata un appuntamento fisso e molto atteso. Il museo rinnova così il suo stimolante dialogo tra arte antica e moderna. Mario Mertz, Philip Guston, Georg Baselitz, Anish Kapoor e Willem De Kooning sono stati i protagonisti delle precedenti edizioni, e siamo particolarmente onorati e felici che sia ora la volta di Marina Abramović, la prima artista donna insignita del Leone d’Oro dalla Biennale di Venezia nel 1997. In questa occasione torna, con nuove opere e lavori iconici, per celebrare i suoi 80 anni alle Gallerie dell’Accademia.”
Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, dichiara:
“Il Ministero della Cultura è orgoglioso di celebrare l'ottantesimo compleanno dell'artista Marina Abramović in Italia, ospitando la mostra Transforming Energy, prima a Venezia, alle Gallerie dell'Accademia, poi a Roma alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. Pioniera della performance art, Marina Abramović è oggi un’indiscussa protagonista dell'arte”.
Shai Baitel, curatore, osserva:
“Si tratta di un momento di trasformazione — non solo per le Gallerie dell’Accademia, ma per il ruolo che i musei possono svolgere in futuro. Inserire l’opera di Marina Abramović nella collezione permanente mette in dialogo diretto passato e presente, invitando il pubblico a vivere quello spazio con i propri corpi.”
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