16 opere dell'artista americano esposte a Firenze
La mostra mette sotto osservazione due linguaggi distanti e pure antitetici: uno fondato sul disegno che cerca con tutte le forze di rispettare l’ordine della natura e del divino; l’altro basato sulla fenomenologia dell’inconscio e sulla mistica geometria, perfetta rappresentazione di un universo in espansione.
Già nel Cinquecento si parlò di furia della figura per descrivere le linee serpentinate di alcune figure di Michelangelo, caratterizzate sovente anche dal non-finito, scelta formale per esaltare espressivamente il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell'informe. In Pollock il concetto guida adottato in mostra è invece quello della “figura della furia”, un’idea che ben definisce la pittura vitale, violenta e potente del pittore americano che con i suoi drip-painting stupì molti suoi contemporanei, così come era accaduto con il terribile Giudizio di Michelangelo nel XVI secolo.
Per saperne di più:
- La scheda della mostra
Già nel Cinquecento si parlò di furia della figura per descrivere le linee serpentinate di alcune figure di Michelangelo, caratterizzate sovente anche dal non-finito, scelta formale per esaltare espressivamente il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell'informe. In Pollock il concetto guida adottato in mostra è invece quello della “figura della furia”, un’idea che ben definisce la pittura vitale, violenta e potente del pittore americano che con i suoi drip-painting stupì molti suoi contemporanei, così come era accaduto con il terribile Giudizio di Michelangelo nel XVI secolo.
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- La scheda della mostra
FOTO
Geni a confronto: Pollock vs Michelangelo
Jackson Pollock, Senza titolo, 1937-1939. Matite colorate e grafite su carta, The Metropolitan Museum of Art, New York
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