Passages / Paysages
Opera di Giovanni Termini, Palazzo Barbò, Torre Pallavicina (BG)
Dal 7 May 2021 al 6 June 2021
Torre Pallavicina | Bergamo
Luogo: Palazzo Barbò
Indirizzo: Via Torre 19
Orari: merc, giov, ven. 16-19; in settimana su appuntamento
Curatori: Roberto Lacarbonara
Enti promotori:
- Patrocinio di Comune di Torre Pallavicina
E-Mail info: antoniomarchetti64@gmail.com
Venerdì 7 maggio 2021 alle ore 17.00, nelle sale di Palazzo Barbò a Torre Pallavicina (BG) inaugura la mostra collettiva Passages / Paysages, a cura di Roberto Lacarbonara. In esposizione le opere degli artisti: Francesco Arena, Nina Canell, Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, Fabio Dartizio, Andrea Francolino, Sophie Ko, Carlo e Fabio Ingrassia, Vincenzo Marsiglia, Domingo Milella, Marco Neri, Ornaghi&Prestinari, Nazzarena Poli Maramotti, Serj, Giovanni Termini.
L’esposizione indaga l’intima, complessa relazione tra individuo e ambiente, elaborando una lettura del paesaggio come luogo della continua negoziazione tra dato naturale e artificiale, ma anche come zona di transizione misurata, generata, attraversata e continuamente riscritta dall’azione umana.
Nell’epoca della virtualizzazione dell’esperienza e del contenimento delle relazioni prossimali, la mostra riafferma la centralità del corpo, unità di servizio per la conoscenza e l’accesso al reale, non più secondo la centralità umanistica, bensì all’interno di una dinamica fluida, mutevole, effimera.
“Ogni paesaggio è nostalgico, è già visto, pur nella assoluta estraneità rispetto alle nostre esperienze posizionali e geografiche. In quanto passaggio, il paesaggio è sempre passato. Riconquistare il passo significa riscoprire la natura “narrativa” dei nostri paesaggi, la loro capacità di contenere e generare storie. E questa ricollocazione dell’uomo sui sentieri del mondo può far emergere un paesaggio anche là dove meno ce l’aspettiamo, anche nel mezzo della città, anche in un viaggio fatto sul posto.” - scrive il curatore Roberto Lacarbonara nell’introduzione in catalogo - “De Certaud affermava che “la storia comincia raso terra, con dei passi”. La successione dei passi è una forma di scrittura, costituisce la trama dei paesaggi attraverso una sorta di “enunciazione pedonale”, un atto locutorio fatto di movimenti e sguardi, capaci di produrre attraversamenti ed appropriazioni di luoghi prima invisibili. Se i luoghi sono – ancora De Certaud – “racconti in attesa”, i paesaggi sono racconti all’opera”.
Dal riferimento alle pagine sulla modernità sviluppate da Walter Benjamin (Das Passagen-Werk, 1928-1940) sino alla recente indagine sul paesaggio residuale da parte di Gilles Clément (Manifeste du Tiers Paysage, 2004) e John Berger (Landscapes, 2016), emerge una condizione frammentaria e incerta del paesaggio, ben distante da ogni possibilità di coerente rappresentazione: nessun “vedutismo” è possibile, al di fuori di quello ipertrofico generato dai mass media.
Gli artisti in mostra compongono un’ampia teoria di panorami sensibili laddove il visitatore/flâneur può addentrarsi in un percorso che – tra le sale rinascimentali e la distesa del parco di là dalle finestre che inondano gli ambienti di luce naturale – stimola l’esercizio cognitivo, la produzione incessante di inferenze, le ipotesi estetiche di passaggio al paesaggio. “Il paesaggio non è, ma accade”, scrive Lacarbonara nell’omonimo saggio (Passages | Paysages, Mimesis 2020) da cui muovono le tesi della mostra.
L’esposizione è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo edito da Scalpendi Editore (Milano) con i testi del curatore e le immagini della mostra. Fotografie di Maurizio Donzelli.
L’esposizione indaga l’intima, complessa relazione tra individuo e ambiente, elaborando una lettura del paesaggio come luogo della continua negoziazione tra dato naturale e artificiale, ma anche come zona di transizione misurata, generata, attraversata e continuamente riscritta dall’azione umana.
Nell’epoca della virtualizzazione dell’esperienza e del contenimento delle relazioni prossimali, la mostra riafferma la centralità del corpo, unità di servizio per la conoscenza e l’accesso al reale, non più secondo la centralità umanistica, bensì all’interno di una dinamica fluida, mutevole, effimera.
“Ogni paesaggio è nostalgico, è già visto, pur nella assoluta estraneità rispetto alle nostre esperienze posizionali e geografiche. In quanto passaggio, il paesaggio è sempre passato. Riconquistare il passo significa riscoprire la natura “narrativa” dei nostri paesaggi, la loro capacità di contenere e generare storie. E questa ricollocazione dell’uomo sui sentieri del mondo può far emergere un paesaggio anche là dove meno ce l’aspettiamo, anche nel mezzo della città, anche in un viaggio fatto sul posto.” - scrive il curatore Roberto Lacarbonara nell’introduzione in catalogo - “De Certaud affermava che “la storia comincia raso terra, con dei passi”. La successione dei passi è una forma di scrittura, costituisce la trama dei paesaggi attraverso una sorta di “enunciazione pedonale”, un atto locutorio fatto di movimenti e sguardi, capaci di produrre attraversamenti ed appropriazioni di luoghi prima invisibili. Se i luoghi sono – ancora De Certaud – “racconti in attesa”, i paesaggi sono racconti all’opera”.
Dal riferimento alle pagine sulla modernità sviluppate da Walter Benjamin (Das Passagen-Werk, 1928-1940) sino alla recente indagine sul paesaggio residuale da parte di Gilles Clément (Manifeste du Tiers Paysage, 2004) e John Berger (Landscapes, 2016), emerge una condizione frammentaria e incerta del paesaggio, ben distante da ogni possibilità di coerente rappresentazione: nessun “vedutismo” è possibile, al di fuori di quello ipertrofico generato dai mass media.
Gli artisti in mostra compongono un’ampia teoria di panorami sensibili laddove il visitatore/flâneur può addentrarsi in un percorso che – tra le sale rinascimentali e la distesa del parco di là dalle finestre che inondano gli ambienti di luce naturale – stimola l’esercizio cognitivo, la produzione incessante di inferenze, le ipotesi estetiche di passaggio al paesaggio. “Il paesaggio non è, ma accade”, scrive Lacarbonara nell’omonimo saggio (Passages | Paysages, Mimesis 2020) da cui muovono le tesi della mostra.
L’esposizione è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo edito da Scalpendi Editore (Milano) con i testi del curatore e le immagini della mostra. Fotografie di Maurizio Donzelli.
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