Edith Tudor Hart: tra fotografia e spionaggio

Edith Tudor Hart, Bakery London, 1935

 

Dal 24 Ottobre 2026 al 28 Febbraio 2027

Luogo: Palazzo Pepoli

Indirizzo: Via Castiglione 10

Orari: ore 10-19. Martedì chiuso

Curatori: ONO arte in collaborazione con l’archivio FOTOHOF di Salisburgo

Costo del biglietto: Intero: 14,00€ Ridotto: 10,00€ (valido per giornalisti con tesserino, gruppi oltre 10 pax, universitari, convenzioni, over 65, accompagnatori legge n.104/1992, bambini fino ai 12 anni) Ridotto scuole: 5,00€ (accompagnatore gratuito ogni 15 alunni) Biglietto Open: 16,00€ Gratuito: bambini fino ai 5 anni e diversamente abili

Telefono per informazioni: +39 051 6583165

E-Mail info: [email protected]

Sito ufficiale: http://palazzopepoli.it


Il caos che stiamo vivendo oggi in Europa è frutto del caos non risolto nella prima metà del secolo scorso.

Per la prima volta in Italia Ergo Expo presenta un’ampia retrospettiva dedicata alla fotografa anglo-austriaca Edith Tudor Hart (1908 Vienna – 1973 Brighton). Curata da ONO arte in collaborazione con l’archivio FOTOHOF di Salisburgo ora sede dell’intero archivio di Tudor Hart, la mostra, ospitata a Palazzo Pepoli – Museo della Città di Bologna dal 24 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, non è solo occasione di riscoprire una delle figure più brillanti della fotografia sociale del primo Novecento, restituendole centralità e riconoscimenti nel panorama della fotografia d’autore mai giunti duranti la sua vita, ma anche di immergerci nei segreti della sua seconda vita come agente per l’unione sovietica.

Edith Tudor Hart, nata Suschitzky, è stata una figura di spicco della fotografia documentaria sociale tra gli anni ’30 e ’50 del Novecento. Nel suo lavoro ha messo in luce attivamente le ingiustizie sociali, affrontando temi quali la povertà, l’integrazione e i diritti delle donne, documentando al contempo le condizioni di vita della classe operaia. Ha fotografato la vita nei cortili di Vienna, lungo il Danubio e nel Prater, le proteste contro l’ascesa del fascismo austriaco e – una volta trasferitasi in Inghilterra – i minatori, gli operai e i pescatori del Galles, il movimento femminista del dopoguerra e le nuove istituzioni dell’educazione progressista. Proveniente da una famiglia ebrea laica di Vienna e convinta sostenitrice del comunismo, la sua vita è stata segnata dalla persecuzione politica e dalle difficoltà personali. Inizialmente formatasi come maestra d’asilo montessoriana, a Vienna e a Londra, dove ha anche esercitato la professione, alla fine degli anni ’20 ha studiato fotografia e grafica al Bauhaus di Dessau, dove ha sviluppato il suo stile oggettivo e socialmente critico. Nel 1933 fu incarcerata per il suo coinvolgimento con il Partito Comunista e fuggì dal nascente regime fascista di Dollfuss andando in esilio in Inghilterra, sposando il medico britannico Alexander Tudor Hart, presso l’Ambasciata britannica a Vienna in modo da poter partire per la Gran Bretagna come sua moglie. A Londra continuò con successo il suo lavoro fotografico, pubblicando numerosi reportage su giornali e riviste, tra cui Arbeiter Illustrierte Zeitung (AIZ), Kuckuck e anche il Picture Post. Si ritiene che Edith Tudor Hart collaborasse con i servizi segreti e di intelligence sovietica sin dall’adolescenza. Tuttavia, le sue attività di agente rimasero segrete per tutta la sua vita: se i documenti ancora in possesso della Russia sono tuttora inaccessibili, quelli britannici, recentemente desecretati, confermano che ebbe un ruolo chiave nel reclutamento dei membri della famosa rete di spionaggio dei “Cambridge Five”. Temendo di essere sorvegliata e smascherata, negli anni ’50 Tudor Hart distrusse gran parte dei suoi negativi e, a causa delle pressioni dei servizi segreti britannici e per motivi di salute, mise fine alla sua carriera di fotografa. Per mantenersi, aprì un piccolo negozio di antiquariato. Per questo motivo molto del suo lavoro fotografico sopravvissuto alla distruzione è rimasto per lo più sconosciuto ed è stato riscoperto solo decenni dopo la sua morte, avvenuta a Brighton nel 1973.

La mostra, che si compone di oltre 100 fotografie, vuole quindi mostrate l’eccelso lavoro fotografico di Tudor Hart, presentandolo in cinque sezioni – che vanno dalla povertà sociale, agli eventi politici del suo tempo, dall’osservazione della vita quotidiana, alle immagini dei lavoratori fino a quelle dei bambini come protagonisti della società – per poi soffermarsi anche sulla sua attività di agente sovietica e sulle motivazioni sociali, culturali e politiche che l’hanno spinta ad agire in segreto per portare avanti una missione iniziata fin dalla giovane età. Ad arricchire l’esposizione, sarà presente quindi anche un’ampia parte documentaria in cui verranno mostrate non solo le riviste in cui i suoi lavori furono pubblicati, ma anche i documenti personali, le carte private e le intercettazioni da parte dei servizi segreti britannici per ripercorre la biografia affascinante dell’agente con la macchina fotografica. Le cinque sezioni di mostra non seguono un percorso cronologico ma si vogliono focalizzare sulle tematiche costanti nella produzione di Tudor Hart. Tra esse troviamo immagini del lavoro delle classi proletarie e scatti che documentano dall’interno la quotidianità dei più poveri, le manifestazioni di piazza, gli scioperi, il fermento politico e sociale della vita in Austria ed Inghilterra tra le due guerre ma anche lo scorrere della vita di tutti i giorni a mostrare come la storia sia scandita anche da fatti ordinari. Centrale per Tudor Hart è la rappresentazione dell’infanzia: Edith d’altronde inizia a familiarizzare con la fotografia durante i suoi studi come maestra montessoriana, ambiente in cui si sperimenta con lo strumento a scopi pedagogici. I bambini sono quasi onnipresenti nei suoi scatti, e le serie a loro dedicate rappresentano anche una parte consistente del suo lavoro pubblicato in vita, oltre che essere gli ultimi servizi realizzati nel secondo dopoguerra quando ormai la morsa dei servizi segreti britannici si stava stringendo attorno a lei. 

In questo momento il lavoro di Tudor Hart è in fase di riscoperta a livello internazionale, e a lei sono state dedicate varie esposizioni, in Inghilterra, Austria e Germania, come quella appena conclusasi nel maggio 2026 al f³ – freiraum für fotografie di Berlino. La volontà di portare per la prima volta in Italia un’ampia retrospettiva su Edith Tudor Hart, che si insinua nel più ampio lavoro di studio di fotografe e fotografi rimasti ai margini della storia ufficiale portato avanti da ONO arte, è l’occasione per il pubblico italiano di avvicinarsi a un personaggio che ha attraversato da protagonista un periodo storico fondamentale come quello tra le due guerre mondiali. Un periodo che ha visto nascere totalitarismi e nazionalismo grazie soprattutto alla crisi economica che imperversa in occidente in quegli anni. Nel caos tra le due guerre Edith Tudor Hart ha cercato di esercitare un'influenza positiva in una situazione storica complessa e corrotta. Lo ha fatto con strumenti che conosceva bene: l’educazione scolastica, la fotografia e la propria fede politica. Qualcosa non è andato per il verso giusto e, complice anche vicende personali, Tudor Hart ha perso quantomeno la sua battaglia politica. Ci lascia però una documentazione fotografica di straordinaria qualità e un esempio umano raro, entrambi elementi fondamentali che ci aiutano a comprendere quegli anni e come quel caos irrisolto sia arrivato fino a noi.
Maurizio Guidoni e Vittoria Mainoldi, co-curatori della mostra

La mostra è realizzata in collaborazione con Fondazione Bologna Welcome, Dipartimento Cultura del Comune di Bologna, Fondazione Carisbo e con il sostegno di Card Cultura. Con il patrocinio del Comune di Bologna, FAF – International Research Centre, Forum austriaco di Cultura di Milano.

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