Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro

Roberto Capucci, Omaggio a Borromini. Costume per spettacolo, Marzo 2010

 

Dal 09 Gennaio 2018 al 14 Febbraio 2018

Firenze

Luogo: Palazzo Pitti

Curatori: Roberto Capucci

Enti promotori:

  • Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
  • Gallerie degli Uffizi
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
  • Accademia degli Infuocati
  • Fondazione Edoardo De Filippo
  • Azienda Agricola Scovaventi

Sito ufficiale: http://https://www.uffizi.it


Comunicato Stampa:
Le Gallerie degli Uffizi in occasione del 93° Pitti Immagine Uomo presentano Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro. La mostra, per la cura di Roberto Capucci, avrà luogo a Palazzo Pitti, nelle sale dell'Andito degli Angiolini, dal 9 gennaio al 14 febbraio 2018.

La rassegna si compone di 72 opere su carta di grande formato (cm 70 x 50) che rivelano un Roberto Capucci inedito rispetto al suo primato di couturier d’Alta Moda che lo ha reso famoso nel mondo. 
In quest’occasione, infatti, aprendo una nuova strada rispetto alla sua lunga attività dedicata all’universo femminile, Capucci ha voluto esporre una suite di disegni con un inaspettato e sorprendente repertorio di costumi maschili per il teatro che, sin dagli anni Novanta e nel più assoluto riserbo, gli sono stati ispirati dall’idea di una messinscena onirica, dando libero sfogo a un’inesausta fantasia d’artista affrancato dalle mode e dalle ribalte internazionali di tutti i tempi. 
Un insieme di “follie” – come lo stesso Capucci afferma – e che non a caso ha scelto di presentare a Firenze, la città dove ha debuttato nel lontano 1951 con una sfilata “a sorpresa” nell’ambito della First Italian High Fashion Show organizzata dal marchese Giorgini e dove, nel solco di un’imperitura tradizione artistica e culturale, “sempre aperto è il dialogo fra passato, presente e futuro”.

“I punti focali di ogni figura – ha scritto Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo - sono soprattutto la testa e i fianchi, dove si concentra il colore, da dove partono sbuffi e girandole, nastri e piume, elmi e carapaci imprevedibili per l’osservatore, ma certo non per l’autore, che nella precisione e nella qualità calligrafica del segno sembra tradurre sulla carta un progetto quasi ingegneristico, comunque già perfettamente sviluppato nella mente e senza ripensamenti. La creatività si unisce al rigore della materia: un Capucci dionisiaco, sì, ma con ferrea disciplina”.

Il titolo della mostra, Capucci dionisiaco, è suggerito dal carattere misterioso e ambiguo che connota i costumi maschili presentati. Una galleria di figure multiformi e dalle molte metamorfosi che appaiono trasfigurare il mito di Dioniso – divinità non solo del vino ma anche del teatro e della rappresentazione scenica accompagnata dalla musica – e il carattere ineffabile e disinibito del suo camaleontico corteo.

Il tratto figurativo di Roberto Capucci offre qui il destro anche per riconoscere alcune sue peculiarità stilistiche: la sapienza grafica e la sensibilità negli accostamenti cromatici, l’esattezza geometrica ai limiti dell’utopia pur obbediente alle regole matematiche de la Divina proportione nell’ideare costumi che ricordano la spettacolarità di una festa rinascimentale. Scriveva a questo proposito Kirsten Aschengreen Piacenti nel catalogo della mostra ospitata a Palazzo Strozzi nel 1990, Roberto Capucci. L’arte della moda: volume, colore, metodo: “Roberto Capucci è la conferma del detto di William Morris: C’è un artista in ogni artigiano e un artigiano in ogni artista”.

Non è una mera concomitanza che oggi Firenze, in uno dei palazzi emblema del mecenatismo mediceo, tenga a battesimo Capucci nella sua inconsueta veste di costumista per il teatro, e che l’Accademia Drammatica degli Infuocati sia l’ente organizzatore dell’iniziativa. Circostanze queste che sembrano riportare l’attenzione su quel segreto talento di Roberto Capucci prestato al cinema di Pasolini in Teorema (1968), corteggiato da registi del calibro di Luca Ronconi, e da alcuni enti lirici – dall’Arena di Verona al Teatro San Carlo di Napoli – che hanno avuto il privilegio di vestire di primedonne del canto, quali Raina Kabajvanska, in abiti Capucci.

La mostra è curata dallo stesso Roberto Capucci e si avvale del catalogo edito da Polistampa ricco di un corredo di immagini e di testi di Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, da Caterina Chiarelli, curatrice del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, di Caterina Napoleone, di Giovanni Gavazzeni, noto critico musicale e teatrale, di un’intervista a Roberto Capucci, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale.

L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio, con il supporto della Fondazione Eduardo De Filippo e dell'Azienda Agricola Scovaventi, e con l'organizzazione dell'Accademia degli Infuocati.

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