Alla Fundaçao Serralves in collaborazione con il Getty Research Institute
A Porto la prima grande mostra postuma su Frank Gehry
Frank Gehry, Museo Guggenheim, Bilbao. Photo by Joanbrebo via Flickr Licence CC BY-NC 2.0
Francesca Grego
09/01/2026
Mondo - Da bambino, ispirato dal negozio di ferramenta dei nonni, costruiva case e città immaginarie con materiali di recupero, un primo segno di quella libertà formale che ne avrebbe caratterizzato la carriera. Più tardi ha rivoluzionato l’architettura contemporanea rompendo con le convenzioni strutturali ed estetiche in uso, traducendo in spazi e volumi il decostruttivismo teorizzato da Jacques Derrida. Tra gli architetti più amati e stimati del nostro tempo, Frank Gehry è scomparso lo scorso 5 dicembre all’età di 96 anni, e già una grande mostra è pronta a celebrarlo. L’appuntamento è alla Fundaçao Serralves di Porto, dove da maggio a novembre andrà in scena un viaggio nella ricerca dell’archistar di origine canadese. Realizzata in collaborazione con il Getty Research Institute e il FOGA, Il secolo di Gehry presenterà una selezione di 26 importanti progetti, con prestiti dalle collezioni del Getty Research e dall’archivio dello studio di Gehry. Da quest’ultimo arriverà anche una speciale installazione site specific per l’Alvaro Siza Wing del museo, che illustrerà il dialogo tra due giganti dell’architettura contemporanea.
“Se sai cosa farai prima di farlo, non farlo”, ha detto una volta l’archistar, sintetizzando in una frase il senso di tutta la sua opera. Il racconto della mostra inizia alla fine degli anni Settanta, nella residenza di Gehry a Santa Monica, in California: una piccola casa degli anni Venti che l’architetto modifica avvolgendola con lamiere ondulate, reti metalliche e compensati grezzi. L’opera diventa subito un modello, inaugurando quel suo linguaggio decostruttivista così lontano dalla rigidità dell’architettura tradizionale. Ma la consacrazione internazionale arriva undici anni più tardi con il Premio Pritzker, subito dopo l’inaugurazione del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, in Germania, dove Gehry entra per la prima volta in contatto con Siza, con il quale collaborerà nel progetto per l’Art Center College of Design di Pasadena (2000).
Nel 1997 l’apertura del Museo Guggenheim di Bilbao, il suo edificio più famoso in Europa, trasforma Gehry in un simbolo dell'architettura come agente di rigenerazione urbana e culturale. Da porto industriale in declino, Bilbao diventa meta di un turismo culturale che ha come principale attrattore proprio il museo, un’esuberante costruzione rivestita in titanio, pietra calcarea e lastre di cristallo, le cui superfici, piegate in volumi fluidi e dinamici, ricordano vele, scorci marittimi e scaglie di pesce: l’arte contemporanea trova casa in un edificio che somiglia a un organismo in movimento, capace di catturare la luce e mutare nel tempo. “La gente mi dice sempre che ho cambiato la città - racconterà Gehry anni dopo - Non era mia intenzione cambiarla, volevo solo farne parte”.
Progetti emblematici come la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, la Beekman Tower a New York, la Fondazione Louis Vuitton a Parigi e il Museo Guggenheim di Abu Dhabi rappresentano il seguito di una storia fatta di coraggio e di immaginazione, di scommesse impossibili puntualmente vinte, che scopriremo, tappa dopo tappa, nella mostra portoghese.
“Se sai cosa farai prima di farlo, non farlo”, ha detto una volta l’archistar, sintetizzando in una frase il senso di tutta la sua opera. Il racconto della mostra inizia alla fine degli anni Settanta, nella residenza di Gehry a Santa Monica, in California: una piccola casa degli anni Venti che l’architetto modifica avvolgendola con lamiere ondulate, reti metalliche e compensati grezzi. L’opera diventa subito un modello, inaugurando quel suo linguaggio decostruttivista così lontano dalla rigidità dell’architettura tradizionale. Ma la consacrazione internazionale arriva undici anni più tardi con il Premio Pritzker, subito dopo l’inaugurazione del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, in Germania, dove Gehry entra per la prima volta in contatto con Siza, con il quale collaborerà nel progetto per l’Art Center College of Design di Pasadena (2000).
Nel 1997 l’apertura del Museo Guggenheim di Bilbao, il suo edificio più famoso in Europa, trasforma Gehry in un simbolo dell'architettura come agente di rigenerazione urbana e culturale. Da porto industriale in declino, Bilbao diventa meta di un turismo culturale che ha come principale attrattore proprio il museo, un’esuberante costruzione rivestita in titanio, pietra calcarea e lastre di cristallo, le cui superfici, piegate in volumi fluidi e dinamici, ricordano vele, scorci marittimi e scaglie di pesce: l’arte contemporanea trova casa in un edificio che somiglia a un organismo in movimento, capace di catturare la luce e mutare nel tempo. “La gente mi dice sempre che ho cambiato la città - racconterà Gehry anni dopo - Non era mia intenzione cambiarla, volevo solo farne parte”.
Progetti emblematici come la Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, la Beekman Tower a New York, la Fondazione Louis Vuitton a Parigi e il Museo Guggenheim di Abu Dhabi rappresentano il seguito di una storia fatta di coraggio e di immaginazione, di scommesse impossibili puntualmente vinte, che scopriremo, tappa dopo tappa, nella mostra portoghese.
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