In mostra alla GAM dal 27 febbraio
La riscoperta di Troubetzkoy, dal Musée d’Orsay a Milano
Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque, Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
Francesca Grego
25/02/2026
Milano - George Bernard Shaw lo definì “lo scultore più sorprendente dei tempi moderni”, e probabilmente aveva le sue ragioni. Scolpiva dal vero Paul Troubetzkoy (1866-1938), senza disegni preparatori, catturando il carattere dei suoi soggetti con tocchi rapidi e vibranti. Per le sue superfici mosse, sensibili alla luce, è stato spesso accostato agli impressionisti. Ora, a 160 anni dalla nascita, torna sulla breccia grazie a un importante progetto realizzato dalla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano con il Musée d’Orsay di Parigi. Dal 27 febbraio al 28 giugno la mostra Paul Troubetzkoy. Lo scultore della Belle Époque riunirà ottanta sculture e dipinti provenienti da musei italiani, europei e americani per restituirci il ritratto di un artista ancora non troppo noto al grande pubblico. Fondamentale è risultata la collaborazione con il Museo del Paesaggio di Verbania, che conserva una delle più significative collezioni a lui dedicate.
Già, perché il cosmopolita Troubetzkoy, figlio di un principe russo e di una cantante lirica statunitense, nacque sul Lago Maggiore e a Verbania scelse di tornare negli ultimi anni della sua vita, dopo una luminosa carriera trascorsa tra Mosca, Parigi, l’Inghilterra e gli States. La mostra a cura di Omar Cucciniello ne tratteggia il profilo a partire dallo straordinario talento nel ritratto, per il quale lo scultore divenne celebre e conteso nell’alta società internazionale a cavallo tra Ottocento e Novecento. “Quella di Troubetzkoy - spiega Cucciniello - è una scultura che coglie la vita sul fatto, non attraverso un realismo descrittivo, ma rendendo invece l’impressione fulminea dei soggetti in una forma fremente, dove lo sfaldamento dei volumi è un palpito di energia, una superficie sfaccettata continuamente modificata dall’atmosfera, dall’aria e dalla luce in cui è immersa. Troubetzkoy è un appassionato cantore della vita in ogni sua forma e i suoi vivacissimi ritratti compongono un consesso umano votato a un’estenuata vitalità”.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
Artisti, nobili e intellettuali sono al centro delle opere dello scultore: il conte Robert de Montesquiou e Gabriele D’Annunzio, i musicisti Enrico Caruso e Giacomo Piccini, i pittori Segantini, Boldini e Sorolla, legato all’autore da una profonda amicizia, e poi le celebrità del jet-set dell’epoca, dalla Marchesa Casati ai Rothschild, i Vanderbilt, i Rockefeller. Insomma, un mondo intero si riflette nell’arte di Troubetzkoy che, formatosi a Milano negli ambienti della Scapigliatura, conquistò la fama trionfando in prestigiosi concorsi internazionali - come quello per la realizzazione della monumentale statua equestre dello Zar Alessandro III a San Pietroburgo - per poi trasferirsi a Parigi e imporsi infine nel panorama statunitense.
Alla GAM lo scopriremo attraverso ritratti emblematici, come quello di Mademoiselle Svirsky, la ballerina che diventò famosa per danzare a piedi nudi, di Lady Constance Stewart Richardson o di Clotilde, la moglie dell’artista.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
La mostra offrirà inoltre l’occasione di ammirare chicche poco note, tra cui numerose prove sperimentali, testimonianze di una febbrile indagine sulle nuove frontiere della scultura moderna, e soprattutto i lavori dedicati agli animali, che animano un’intera sezione: Troubetzkoy li amava a tal punto da diventare vegetariano come lo scrittore Lev Tolstoj, protagonista di uno dei suoi ritratti più celebri. Da non perdere sono infine le statuette raffiguranti i nativi americani, di cui Troubetzkoy catturò lo spirito fiero e il veloce movimento a cavallo, e le immagini dei cowboy, scoperti in occasione dell’arrivo a Milano del circo di Buffalo Bill e ripresi durante i soggiorni negli Stati Uniti, dove lo scultore realizzò anche ritratti delle prime star di Hollywood.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
Già, perché il cosmopolita Troubetzkoy, figlio di un principe russo e di una cantante lirica statunitense, nacque sul Lago Maggiore e a Verbania scelse di tornare negli ultimi anni della sua vita, dopo una luminosa carriera trascorsa tra Mosca, Parigi, l’Inghilterra e gli States. La mostra a cura di Omar Cucciniello ne tratteggia il profilo a partire dallo straordinario talento nel ritratto, per il quale lo scultore divenne celebre e conteso nell’alta società internazionale a cavallo tra Ottocento e Novecento. “Quella di Troubetzkoy - spiega Cucciniello - è una scultura che coglie la vita sul fatto, non attraverso un realismo descrittivo, ma rendendo invece l’impressione fulminea dei soggetti in una forma fremente, dove lo sfaldamento dei volumi è un palpito di energia, una superficie sfaccettata continuamente modificata dall’atmosfera, dall’aria e dalla luce in cui è immersa. Troubetzkoy è un appassionato cantore della vita in ogni sua forma e i suoi vivacissimi ritratti compongono un consesso umano votato a un’estenuata vitalità”.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
Artisti, nobili e intellettuali sono al centro delle opere dello scultore: il conte Robert de Montesquiou e Gabriele D’Annunzio, i musicisti Enrico Caruso e Giacomo Piccini, i pittori Segantini, Boldini e Sorolla, legato all’autore da una profonda amicizia, e poi le celebrità del jet-set dell’epoca, dalla Marchesa Casati ai Rothschild, i Vanderbilt, i Rockefeller. Insomma, un mondo intero si riflette nell’arte di Troubetzkoy che, formatosi a Milano negli ambienti della Scapigliatura, conquistò la fama trionfando in prestigiosi concorsi internazionali - come quello per la realizzazione della monumentale statua equestre dello Zar Alessandro III a San Pietroburgo - per poi trasferirsi a Parigi e imporsi infine nel panorama statunitense.
Alla GAM lo scopriremo attraverso ritratti emblematici, come quello di Mademoiselle Svirsky, la ballerina che diventò famosa per danzare a piedi nudi, di Lady Constance Stewart Richardson o di Clotilde, la moglie dell’artista.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
La mostra offrirà inoltre l’occasione di ammirare chicche poco note, tra cui numerose prove sperimentali, testimonianze di una febbrile indagine sulle nuove frontiere della scultura moderna, e soprattutto i lavori dedicati agli animali, che animano un’intera sezione: Troubetzkoy li amava a tal punto da diventare vegetariano come lo scrittore Lev Tolstoj, protagonista di uno dei suoi ritratti più celebri. Da non perdere sono infine le statuette raffiguranti i nativi americani, di cui Troubetzkoy catturò lo spirito fiero e il veloce movimento a cavallo, e le immagini dei cowboy, scoperti in occasione dell’arrivo a Milano del circo di Buffalo Bill e ripresi durante i soggiorni negli Stati Uniti, dove lo scultore realizzò anche ritratti delle prime star di Hollywood.

"Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque", Milano, GAM - Galleria d’Arte Moderna, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026 © Vincenzo Bruno per CMS Cultura
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