Un'importante scoperta nel palazzo del poeta
A Recanati, nella Biblioteca Leopardi, spunta un affresco di fine Cinquecento
Sala degli Antichi, parte dell'affresco scoperto in Biblioteca
Samantha De Martin
12/06/2026
Macerata - C’è una decorazione che emula un tessuto damascato, un elaborato impianto decorativo eseguito da una équipe di pittori locali tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Grandi specchiature in marmo esaltano le cariatidi in bronzo dorato e inquadrano le nicchie figurate nelle quali sono si notano immagini di sculture allegoriche che rappresentano la Carità e la Sibilla. Queste figure incorniciavano scene più grandi, delle quali sopravvive soltanto una mutila Cacciata di Adamo dal Paradiso Terreste: una veduta marina, sulla cornice superiore, nella qauale campeggia una nave con il motto biblico IN TE CONFIDO, sovrastata dalla Allegoria della Fortuna, e poi scene di caccia e di pellegrinaggio all’interno di un paesaggio che ricorda quello appenninico.
Un passato antico di cinque secoli riemerge nella Biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati. Dopo un accurato lavoro di recupero le mura del “paterno ostello” hanno rivelato decorazioni pittoriche di fine Cinquecento rimaste nascoste per centinaia di anni. Da questa restituzione ha preso forma la Sala degli Antichi, uno spazio rinnovato che valorizza il percorso di visita della Biblioteca. Un’apertura consentirà ai visitatori di ammirare da vicino un ambiente restituito alla sua originaria identità storica e artistica.
L’inquilino più sensibile del Palazzo, Giacomo Leopardi, aveva avuto modo di ammirarli? Probabilmente sì. I lavori di rinnovamento dell’apparato decorativo di questo ambiente che determinarono la scelta di coprire gli affreschi ritrovati, furono eseguiti, infatti, dopo la morte del poeta, nel 1841.
“Si è restaurata la piccola sala del mio appartamento annesso alla Biblioteca” annotava nel suo diario Monaldo Leopardi. Ed è pertanto plausibile che Giacomo abbia potuto vedere e apprezzare questi decori prima che venissero occultati.
“Da sempre la nostra famiglia - spiega la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta - persegue la missione della salvaguardia dei luoghi amati e abitati da Giacomo. In quest’ottica, ma senza aspettarci in principio nulla di straordinario, abbiamo deciso di intervenire con un importante lavoro di ripristino murario in quella che, dal 1898, era comunemente nota come “Sala dei manoscritti”. Il nome deriva dal fatto che Giacomo Leopardi (l’omonimo nipote del poeta) l’ha ampliata, modificata e arredata con il gusto dell’epoca per celebrare la grandezza dello zio, esponendo in quello spazio copie di manoscritti leopardiani e prime edizioni. Quando, nel 2024, demmo il via ai lavori, come da prassi, iniziammo facendo dei saggi sulle pareti; che sotto la pittura più recente ci fosse un semplice decoro ottocentesco lo sapevamo già ed era nostra intenzione, in accordo con la Soprintendenza, riportarlo alla luce per restituire alla sala la dignità che aveva perso con le sovrammissioni successive”. Quello che invece non si poteva immaginare erano i colori che sarebbero apparsi, tanto brillanti quanto inattesi. Bisturi, scalpellini, consolidamenti continui e tempi di posa e asciugatura hanno guidato il restauro, un lavoro accuratissimo ma lento. Il recupero di questo ciclo pittorico restituisce oggi nuova luce a uno degli spazi più preziosi di Palazzo Leopardi aggiungendo un tassello inatteso alla conoscenza della dimora recanatese.
La nuova Sala degli Antichi, figlia di questa scoperta, rappresenta ora un ulteriore motivo di interesse per studiosi, visitatori e appassionati, rinnovando il dialogo tra memoria, arte e identità in uno dei luoghi più emblematici della cultura italiana.
Un passato antico di cinque secoli riemerge nella Biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati. Dopo un accurato lavoro di recupero le mura del “paterno ostello” hanno rivelato decorazioni pittoriche di fine Cinquecento rimaste nascoste per centinaia di anni. Da questa restituzione ha preso forma la Sala degli Antichi, uno spazio rinnovato che valorizza il percorso di visita della Biblioteca. Un’apertura consentirà ai visitatori di ammirare da vicino un ambiente restituito alla sua originaria identità storica e artistica.
L’inquilino più sensibile del Palazzo, Giacomo Leopardi, aveva avuto modo di ammirarli? Probabilmente sì. I lavori di rinnovamento dell’apparato decorativo di questo ambiente che determinarono la scelta di coprire gli affreschi ritrovati, furono eseguiti, infatti, dopo la morte del poeta, nel 1841.
“Si è restaurata la piccola sala del mio appartamento annesso alla Biblioteca” annotava nel suo diario Monaldo Leopardi. Ed è pertanto plausibile che Giacomo abbia potuto vedere e apprezzare questi decori prima che venissero occultati.
“Da sempre la nostra famiglia - spiega la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta - persegue la missione della salvaguardia dei luoghi amati e abitati da Giacomo. In quest’ottica, ma senza aspettarci in principio nulla di straordinario, abbiamo deciso di intervenire con un importante lavoro di ripristino murario in quella che, dal 1898, era comunemente nota come “Sala dei manoscritti”. Il nome deriva dal fatto che Giacomo Leopardi (l’omonimo nipote del poeta) l’ha ampliata, modificata e arredata con il gusto dell’epoca per celebrare la grandezza dello zio, esponendo in quello spazio copie di manoscritti leopardiani e prime edizioni. Quando, nel 2024, demmo il via ai lavori, come da prassi, iniziammo facendo dei saggi sulle pareti; che sotto la pittura più recente ci fosse un semplice decoro ottocentesco lo sapevamo già ed era nostra intenzione, in accordo con la Soprintendenza, riportarlo alla luce per restituire alla sala la dignità che aveva perso con le sovrammissioni successive”. Quello che invece non si poteva immaginare erano i colori che sarebbero apparsi, tanto brillanti quanto inattesi. Bisturi, scalpellini, consolidamenti continui e tempi di posa e asciugatura hanno guidato il restauro, un lavoro accuratissimo ma lento. Il recupero di questo ciclo pittorico restituisce oggi nuova luce a uno degli spazi più preziosi di Palazzo Leopardi aggiungendo un tassello inatteso alla conoscenza della dimora recanatese.
La nuova Sala degli Antichi, figlia di questa scoperta, rappresenta ora un ulteriore motivo di interesse per studiosi, visitatori e appassionati, rinnovando il dialogo tra memoria, arte e identità in uno dei luoghi più emblematici della cultura italiana.
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