Roberto Ghezzi. ARNO - Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume
Roberto Ghezzi. ARNO - Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume
Dal 29 Giugno 2026 al 4 Gennaio 2027
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Mostra diffusa
Indirizzo: Sedi varie
Sono state immerse questa mattina nelle acque dell’Arno le tele dell’artista Roberto Ghezzi, dando ufficialmente avvio a “ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume”, percorso che intreccia arte e ricerca scientifica e che culminerà, a novembre 2026, in una mostra diffusa realizzata in occasione del sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze.
Il progetto ideato da Roberto Ghezzi, coordinato dal gallerista fiorentino Niccolò Mannini e organizzato dalla project manager Debora Daddi, comincia il suo corso proprio dalla ASDCanottieri Comunali di Firenze, sul Lungarno Francesco Ferrucci, luogo simbolicamente e fisicamente legato al fiume, dove prenderà forma un’opera in cui sarà l’Arno stesso a diventarne autore.
Inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966, “ARNO– Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume” porta per la prima volta la ricerca delle Naturografie nell’ecosistema fluviale dell’Arno fiorentino. Il neologismo coniato da Roberto Ghezzi identifica una pratica artistica sviluppata nel corso di oltre vent’anni di ricerca, dall’Artico alla Patagonia, dalla Groenlandia fino alla Mongolia, in cui il paesaggio diventa autore della propria rappresentazione e gli elementi naturali ne determinano l’esito visivo.
Le tele, installate in acqua dall’artista utilizzandosupporti preesistenti, sono composte da tessuti naturali in cotone e lino e trattate con imprimiture che rispettano l’ambiente. Resteranno immerse in Arno per due mesi, dando vita a un processo creativo in divenire: in questa fase sedimenti, microrganismi e materiali trasportati dalle correnti ne trasformeranno progressivamente la superficie e i colori, dando origine a delle Naturografie, opere che l’artista definisce come autentici autoritratti del paesaggio eche costituiranno anche la base di una ricerca scientifica sviluppata nell’ambito del progetto, condotta dai ricercatori del CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Università degli Studi della Tuscia.
L’iniziativa nasce da una domanda tanto semplice quanto radicale: se l’Arno potesse raccontarsi, quale immagine restituirebbe di sé? Sessant’anni dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, lo stesso fiume che causò una delle più gravi ferite nella memoria della città diventa oggi strumento di creazione, conoscenza e riconciliazione.
«Con il progetto ARNO vorrei che fosse il fiume stesso a raccontarsi, restituendoci la propria memoria e identità», spiega l’artista Roberto Ghezzi. «Là dove l’Arno ha portato distruzione, vorrei costruire un ponte di riconciliazione, affinché il ricordo di quel fango possa diventare un nuovo inizio, una rinnovata alleanza tra l’uomo e il fiume. Non mi aspetto un risultato estetico preciso dalle tele: la bellezza sta nella sua imprevedibilità».
Al termine del periodo di immersione, le tele verranno prelevate tra settembre e ottobre 2026, stabilizzate e preparate per la fase espositiva, senza alcun intervento pittorico successivo: ciò che emergerà dalle acque sarà il risultato diretto dell’interazione tra il fiume e i materiali.
Oltre alla sua dimensione artistica e simbolica, “ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume” si configura come una ricerca interdisciplinare in cui arte e scienza dialogano per offrire nuovi strumenti di lettura del territorio. Letele immerse nel fiume diventano infatti matrici di raccolta utili allo studio dell’ecosistema fluvialeattraverso l’analisi dei sedimenti, delle microfibre e dei materiali depositati sulla loro superficie, promuovendo al tempo stesso una riflessione sui temi della sostenibilità, della biodiversità e dell’educazione ambientale.
Dal prelievo di campioni di tessuto prenderà avvio una fase di ricerca sviluppata insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze e al Dipartimento di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia. L’analisi dei sedimenti, delle microfibre e dei materiali depositati sulle tele consentirà ai ricercatori di approfondire le tracce lasciate dal fiume, offrendo nuovi elementi di conoscenza sul suo ecosistema e documentandone i processi attraverso immagini, materiali di ricerca e osservazioni al microscopio.
La mostra diffusa, in programma dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, avrà come sedeprincipaleil MAD Murate Art District, dove sarà presentato il nucleo centrale delle opere, della documentazione fotografica e audiovisiva del progetto. Questa parte espositiva avrà la curatela della direttrice artistica del MAD, Valentina Gensini.
Tra le sedi espositive confermate figura anche la Chiesa di San Salvatore in Ognissanti, che accoglierà un’opera appositamente concepita in dialogo con la storia e l’identità del luogo. Ulteriori spazi, strettamente connessi ai luoghi simbolo dell’alluvione del 1966, sono attualmente in fase di definizione, grazie anche al coordinamento scientifico e la collaborazione al progetto affidati a Exclusive Connection.
ARNO - STORIE DI RICONCILIAZIONE TRA FIRENZE E IL SUO FIUME
PROGETTO ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume è un progetto artistico ideato da Roberto Ghezzi, coordinato dal gallerista fiorentino Niccolò Mannini e organizzato dalla project manager Debora Daddi. Lo sviluppo dell’iniziativa si avvale della collaborazione di CNA Firenze Metropolitana.
Il progetto si avvale della collaborazione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze, del Dipartimento di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche(CNR), con il coinvolgimento di ricercatori impegnati nell’analisi dei materiali, delle microfibre e dei sedimenti depositati sulle tele durante la loro permanenza nel fiume.
Collabora inoltre al progetto l’ASD Canottieri Comunali Firenze, che ospita la fase di immersione e monitoraggio delle installazioni. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di ML Systems in qualità di sponsor. La strategia di racconto e la comunicazione digitale del progetto sono affidate a Valentina Dainelli, mentre la documentazione video è curata da Marco Saverio Alessandro Mazzinghi per Votto Film.
Roberto Ghezzi (Cortona, 1978) si forma nello studio di scultura di famiglia e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Attivo dalla fine degli anni Novanta, sviluppa una ricerca incentrata sul rapporto tra arte, paesaggio naturale e processi ambientali. Nei primi anni Duemila dà avvio al progetto Naturografie©, una pratica artistica che trasforma gli elementi naturali in autori dell’opera. Attraverso l’immersione di supporti preparati dall’artista in ecosistemi terrestri e acquatici, sono il tempo, i sedimenti, i microrganismi e gli agenti atmosferici a determinarne l’esito visivo finale. La sua ricerca, che mette in dialogo arte contemporanea e osservazione scientifica, si è sviluppata in contesti naturali di tutto il mondo, dall’Alaska alla Patagonia, dalla Groenlandia alla Tunisia, fino alle Isole Svalbard e alla Cambogia. Ha partecipato a numerose mostre e residenze internazionali, tra cui il Padiglione Italia della 19ª Biennale di Architettura di Venezia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museum of Contemporary Art of Skopje, gli Istituti Italiani di Cultura di Oslo e Copenaghen e il Museo della Fine del Mondo di Ushuaia.
Il progetto ideato da Roberto Ghezzi, coordinato dal gallerista fiorentino Niccolò Mannini e organizzato dalla project manager Debora Daddi, comincia il suo corso proprio dalla ASDCanottieri Comunali di Firenze, sul Lungarno Francesco Ferrucci, luogo simbolicamente e fisicamente legato al fiume, dove prenderà forma un’opera in cui sarà l’Arno stesso a diventarne autore.
Inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966, “ARNO– Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume” porta per la prima volta la ricerca delle Naturografie nell’ecosistema fluviale dell’Arno fiorentino. Il neologismo coniato da Roberto Ghezzi identifica una pratica artistica sviluppata nel corso di oltre vent’anni di ricerca, dall’Artico alla Patagonia, dalla Groenlandia fino alla Mongolia, in cui il paesaggio diventa autore della propria rappresentazione e gli elementi naturali ne determinano l’esito visivo.
Le tele, installate in acqua dall’artista utilizzandosupporti preesistenti, sono composte da tessuti naturali in cotone e lino e trattate con imprimiture che rispettano l’ambiente. Resteranno immerse in Arno per due mesi, dando vita a un processo creativo in divenire: in questa fase sedimenti, microrganismi e materiali trasportati dalle correnti ne trasformeranno progressivamente la superficie e i colori, dando origine a delle Naturografie, opere che l’artista definisce come autentici autoritratti del paesaggio eche costituiranno anche la base di una ricerca scientifica sviluppata nell’ambito del progetto, condotta dai ricercatori del CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Università degli Studi della Tuscia.
L’iniziativa nasce da una domanda tanto semplice quanto radicale: se l’Arno potesse raccontarsi, quale immagine restituirebbe di sé? Sessant’anni dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, lo stesso fiume che causò una delle più gravi ferite nella memoria della città diventa oggi strumento di creazione, conoscenza e riconciliazione.
«Con il progetto ARNO vorrei che fosse il fiume stesso a raccontarsi, restituendoci la propria memoria e identità», spiega l’artista Roberto Ghezzi. «Là dove l’Arno ha portato distruzione, vorrei costruire un ponte di riconciliazione, affinché il ricordo di quel fango possa diventare un nuovo inizio, una rinnovata alleanza tra l’uomo e il fiume. Non mi aspetto un risultato estetico preciso dalle tele: la bellezza sta nella sua imprevedibilità».
Al termine del periodo di immersione, le tele verranno prelevate tra settembre e ottobre 2026, stabilizzate e preparate per la fase espositiva, senza alcun intervento pittorico successivo: ciò che emergerà dalle acque sarà il risultato diretto dell’interazione tra il fiume e i materiali.
Oltre alla sua dimensione artistica e simbolica, “ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume” si configura come una ricerca interdisciplinare in cui arte e scienza dialogano per offrire nuovi strumenti di lettura del territorio. Letele immerse nel fiume diventano infatti matrici di raccolta utili allo studio dell’ecosistema fluvialeattraverso l’analisi dei sedimenti, delle microfibre e dei materiali depositati sulla loro superficie, promuovendo al tempo stesso una riflessione sui temi della sostenibilità, della biodiversità e dell’educazione ambientale.
Dal prelievo di campioni di tessuto prenderà avvio una fase di ricerca sviluppata insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze e al Dipartimento di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia. L’analisi dei sedimenti, delle microfibre e dei materiali depositati sulle tele consentirà ai ricercatori di approfondire le tracce lasciate dal fiume, offrendo nuovi elementi di conoscenza sul suo ecosistema e documentandone i processi attraverso immagini, materiali di ricerca e osservazioni al microscopio.
La mostra diffusa, in programma dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, avrà come sedeprincipaleil MAD Murate Art District, dove sarà presentato il nucleo centrale delle opere, della documentazione fotografica e audiovisiva del progetto. Questa parte espositiva avrà la curatela della direttrice artistica del MAD, Valentina Gensini.
Tra le sedi espositive confermate figura anche la Chiesa di San Salvatore in Ognissanti, che accoglierà un’opera appositamente concepita in dialogo con la storia e l’identità del luogo. Ulteriori spazi, strettamente connessi ai luoghi simbolo dell’alluvione del 1966, sono attualmente in fase di definizione, grazie anche al coordinamento scientifico e la collaborazione al progetto affidati a Exclusive Connection.
ARNO - STORIE DI RICONCILIAZIONE TRA FIRENZE E IL SUO FIUME
PROGETTO ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume è un progetto artistico ideato da Roberto Ghezzi, coordinato dal gallerista fiorentino Niccolò Mannini e organizzato dalla project manager Debora Daddi. Lo sviluppo dell’iniziativa si avvale della collaborazione di CNA Firenze Metropolitana.
Il progetto si avvale della collaborazione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze, del Dipartimento di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche(CNR), con il coinvolgimento di ricercatori impegnati nell’analisi dei materiali, delle microfibre e dei sedimenti depositati sulle tele durante la loro permanenza nel fiume.
Collabora inoltre al progetto l’ASD Canottieri Comunali Firenze, che ospita la fase di immersione e monitoraggio delle installazioni. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di ML Systems in qualità di sponsor. La strategia di racconto e la comunicazione digitale del progetto sono affidate a Valentina Dainelli, mentre la documentazione video è curata da Marco Saverio Alessandro Mazzinghi per Votto Film.
Roberto Ghezzi (Cortona, 1978) si forma nello studio di scultura di famiglia e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Attivo dalla fine degli anni Novanta, sviluppa una ricerca incentrata sul rapporto tra arte, paesaggio naturale e processi ambientali. Nei primi anni Duemila dà avvio al progetto Naturografie©, una pratica artistica che trasforma gli elementi naturali in autori dell’opera. Attraverso l’immersione di supporti preparati dall’artista in ecosistemi terrestri e acquatici, sono il tempo, i sedimenti, i microrganismi e gli agenti atmosferici a determinarne l’esito visivo finale. La sua ricerca, che mette in dialogo arte contemporanea e osservazione scientifica, si è sviluppata in contesti naturali di tutto il mondo, dall’Alaska alla Patagonia, dalla Groenlandia alla Tunisia, fino alle Isole Svalbard e alla Cambogia. Ha partecipato a numerose mostre e residenze internazionali, tra cui il Padiglione Italia della 19ª Biennale di Architettura di Venezia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museum of Contemporary Art of Skopje, gli Istituti Italiani di Cultura di Oslo e Copenaghen e il Museo della Fine del Mondo di Ushuaia.
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