Emilio Scanavino
Emilio Scanavino, Sacrificio, 1964, china su cartone, cm. 72x103
Dal 20 Gennaio 2024 al 31 Gennaio 2024
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: SATURA Palazzo Stella - centro per la promozione e diffusione delle arti
Indirizzo: Piazza Stella 5/1
Orari: dal martedì al venerdì 9:30–13:00 / 15:00–19:00, sabato 15:00–19:00.
Telefono per informazioni: +39 010 2468284
E-Mail info: info@satura.it
Sito ufficiale: http://www.satura.it
S’inaugura sabato 20 gennaio alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra dedicata a Emilio Scanavino (1922-1986),a cura di Mario Napoli, omaggio a un assoluto protagonista nella pittura italiana della seconda metà del Novecento.
Conosciuto principalmente per la sua opera pittorica e per il suo segno, allo stesso tempo grafico e plastico, organico e astratto, Emilio Scanavino è uno dei più importanti protagonisti della generazione informale.
Nato a Genova, dove frequenta il Liceo Artistico assecondando la precoce inclinazione alla materia, Scanavino si trasferisce a Milano per iscriversi alla facoltà di architettura, abbandonata per lo scoppio delle Seconda Guerra Mondiale.
Negli anni Cinquanta, dopo un fecondo soggiorno nella Parigi degli esistenzialisti, e nella Londra di Francis Bacon che lascia un’impronta profonda in Scanavino, procede da una figurazione vagamente allusiva dell'Espressionismo, a un linguaggio più segnico, sottile, inquieto e drammatico.
Il pittore si fa strada con esposizioni importanti, anche all'estero, sostenuto da grandi nomi della critica del tempo che lo definisce, "un poeta dell’inquietudine contemporanea".
Emilio Scanavino, travalica i confini dell'Italia prima di ogni altro artista dell'epoca e stringe rapporti di amicizia e scambi proficui, con numerosi artisti della scena dell'avanguardia Informale e "gestuale". Fu l’unico artista italiano presente alla rassegna allestita nel 1956 alla Whitechapel Art Gallery di Londra, "This is Tomorrow", a cura di Bryan Robertson, che ha costituito una delle mostre seminali del secondo Dopoguerra, mettendo in dialogo pittori, scultori, architetti, designer e artisti.
La precarietà della condizione umana, il travaglio perenne che l’artista esprime con linee, impronte, matasse simboliche, graffi come cicatrici, lo portano ad esporre accanto a un gruppo di pittori radicali, come gli Espressionisti nordici del gruppo Cobra (Guillame Corneille, Asger Jorn), che si rivelano molto importanti per l'artista.
L’impronta ancestrale che caratterizza i suoi lavori così come i corpi sedimentati, che chiama ‘Simboli Trovati’, compongono un repertorio formale con cui approfondisce una ricerca vitalistica di matrice esistenziale, composta di cifre, alfabeti, grovigli, segni e geometrie, come messaggi scaturiti dalla sfera dell’inconscio.
Conosciuto principalmente per la sua opera pittorica e per il suo segno, allo stesso tempo grafico e plastico, organico e astratto, Emilio Scanavino è uno dei più importanti protagonisti della generazione informale.
Nato a Genova, dove frequenta il Liceo Artistico assecondando la precoce inclinazione alla materia, Scanavino si trasferisce a Milano per iscriversi alla facoltà di architettura, abbandonata per lo scoppio delle Seconda Guerra Mondiale.
Negli anni Cinquanta, dopo un fecondo soggiorno nella Parigi degli esistenzialisti, e nella Londra di Francis Bacon che lascia un’impronta profonda in Scanavino, procede da una figurazione vagamente allusiva dell'Espressionismo, a un linguaggio più segnico, sottile, inquieto e drammatico.
Il pittore si fa strada con esposizioni importanti, anche all'estero, sostenuto da grandi nomi della critica del tempo che lo definisce, "un poeta dell’inquietudine contemporanea".
Emilio Scanavino, travalica i confini dell'Italia prima di ogni altro artista dell'epoca e stringe rapporti di amicizia e scambi proficui, con numerosi artisti della scena dell'avanguardia Informale e "gestuale". Fu l’unico artista italiano presente alla rassegna allestita nel 1956 alla Whitechapel Art Gallery di Londra, "This is Tomorrow", a cura di Bryan Robertson, che ha costituito una delle mostre seminali del secondo Dopoguerra, mettendo in dialogo pittori, scultori, architetti, designer e artisti.
La precarietà della condizione umana, il travaglio perenne che l’artista esprime con linee, impronte, matasse simboliche, graffi come cicatrici, lo portano ad esporre accanto a un gruppo di pittori radicali, come gli Espressionisti nordici del gruppo Cobra (Guillame Corneille, Asger Jorn), che si rivelano molto importanti per l'artista.
L’impronta ancestrale che caratterizza i suoi lavori così come i corpi sedimentati, che chiama ‘Simboli Trovati’, compongono un repertorio formale con cui approfondisce una ricerca vitalistica di matrice esistenziale, composta di cifre, alfabeti, grovigli, segni e geometrie, come messaggi scaturiti dalla sfera dell’inconscio.
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