Robert Capa. Retrospective
© Robert Capa/ICP/Magnum Photos/Contacto | Robert Capa, Morte di un miliziano, 1936. Stampa ai sali d'argento 40,69x50,86 cm. Collezione Julian Castilla
Dal 5 Luglio 2014 al 2 Novembre 2014
Luogo: Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art
Indirizzo: via della Fratta 36
Orari: da martedì a domenica 10-19
Curatori: Maurizio Vanni
Enti promotori:
- Regione Toscana
- Provincia di Lucca
- Comune di Lucca
- 500 anni Mura
- Camera di Commercio di Lucca
- Assindustria Lucca
- Confcommercio Lucca
- Confesercenti Lucca
- Lions Club Oderzo
Costo del biglietto: intero € 9, ridotto € 7
Telefono per informazioni: +39 0583 492180
E-Mail info: info@luccamuseum.com
Sito ufficiale: http://www.luccamuseum.com/
La mostra “Robert Capa. Retrospective”, a cura di Maurizio Vanni, che si terrà al Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art dal 5 luglio al 2 novembre 2014, vuole essere un omaggio al “migliore fotografo di guerra del mondo”, come lo ha definito la rivista inglese “Picture Post” nel 1938. In esposizione una selezione di 97 fotografie in bianco e nero che documentano la guerra civile spagnola (1936-1939), i sei mesi trascorsi in Cina nel 1938 per fotografare la resistenza all’invasione giapponese, la Seconda guerra mondiale (1941-1945), il primo conflitto arabo-israeliano (1948) e la guerra francese in Indocina (1954), a cui si aggiunge una serie di ritratti di amici e artisti tra cui Ernest Hemingway, Truman Capote, William Faulkner, Henri Matisse e Pablo Picasso.
Intraprendente, sensibile, coraggioso, appassionato, entusiasta, generoso, ironico, professionale, idealista e sprezzante del pericolo, Robert Capa ha spesso messo in gioco la propria vita per trasferire nei suoi scatti i drammi emotivi di alcuni dei momenti più tragici del secolo scorso.
Le sue foto catturano perché sorprendono, tolgono il fiato, fanno stare, al tempo stesso, male e bene. I suoi lavori non corrispondono a una semplice documentazione storica, ma si collegano ad aperture spazio-temporali che catapultano chi osserva nella scena obbligandolo a viverla con tutti i sensi. Sconvolgente è la sensazione uditiva: che sia il sibilo del vento in un momento di attesa oppure l’inconfondibile rumore di un cingolato o gli scoppi uniti alle grida di dolore nel momento del conflitto, si ha sempre l’impressione di sentire ciò che la scena manifesta. Capa è sempre lì, dentro ciò che vuole immortalare, vicinissimo al cuore dello scenario, perpetuando, magari con gli occhi lucidi, momenti che faranno la storia della storia.
La mostra – prodotta da MViva e realizzata in collaborazione con Magnum Photos –, documenta tutte le “sue” guerre e alcuni avvenimenti storici di cui è stato testimone oculare: il suo primo incarico internazionale a Copenaghen per una conferenza di Trockij del 1932, le tumultuose parate di Parigi del 1936, la guerra civile in Spagna nello stesso anno, la resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, la conquista alleata della Sicilia, di Sorrento e di Napoli del 1943, lo sbarco in Normandia del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, l’esperienza russa del 1947, la fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e il viaggio in Indocina del 1954 dove trovò la morte. La sua vita, almeno fino all’incontro con la maledetta mina anti-uomo in Indocina, testimonia tante difficoltà superate, moltissime sfide vinte e tante scommesse che hanno messo alla prova il suo essere fotografo per missione e la propria esistenza. Non supererà mai del tutto la scomparsa prematura della sua amata Gerda, ma trasformerà il dolore in propulsione per rincorrere il soffio vitale anche documentando la morte.
Oltre agli scatti sui campi di battaglia, Robert Capa si è concentrato sui ritratti dei civili che erano lo specchio delle sofferenze patite per le atrocità della guerra. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva che non si può fotografare la guerra, perché si tratta per lo più di un’emozione. Ma lui riuscì a catturare quell’emozione scattando accanto a essa. Era in grado di mostrare l’orrore patito da un intero popolo sul volto di un bambino”.
Intraprendente, sensibile, coraggioso, appassionato, entusiasta, generoso, ironico, professionale, idealista e sprezzante del pericolo, Robert Capa ha spesso messo in gioco la propria vita per trasferire nei suoi scatti i drammi emotivi di alcuni dei momenti più tragici del secolo scorso.
Le sue foto catturano perché sorprendono, tolgono il fiato, fanno stare, al tempo stesso, male e bene. I suoi lavori non corrispondono a una semplice documentazione storica, ma si collegano ad aperture spazio-temporali che catapultano chi osserva nella scena obbligandolo a viverla con tutti i sensi. Sconvolgente è la sensazione uditiva: che sia il sibilo del vento in un momento di attesa oppure l’inconfondibile rumore di un cingolato o gli scoppi uniti alle grida di dolore nel momento del conflitto, si ha sempre l’impressione di sentire ciò che la scena manifesta. Capa è sempre lì, dentro ciò che vuole immortalare, vicinissimo al cuore dello scenario, perpetuando, magari con gli occhi lucidi, momenti che faranno la storia della storia.
La mostra – prodotta da MViva e realizzata in collaborazione con Magnum Photos –, documenta tutte le “sue” guerre e alcuni avvenimenti storici di cui è stato testimone oculare: il suo primo incarico internazionale a Copenaghen per una conferenza di Trockij del 1932, le tumultuose parate di Parigi del 1936, la guerra civile in Spagna nello stesso anno, la resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, la conquista alleata della Sicilia, di Sorrento e di Napoli del 1943, lo sbarco in Normandia del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, l’esperienza russa del 1947, la fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e il viaggio in Indocina del 1954 dove trovò la morte. La sua vita, almeno fino all’incontro con la maledetta mina anti-uomo in Indocina, testimonia tante difficoltà superate, moltissime sfide vinte e tante scommesse che hanno messo alla prova il suo essere fotografo per missione e la propria esistenza. Non supererà mai del tutto la scomparsa prematura della sua amata Gerda, ma trasformerà il dolore in propulsione per rincorrere il soffio vitale anche documentando la morte.
Oltre agli scatti sui campi di battaglia, Robert Capa si è concentrato sui ritratti dei civili che erano lo specchio delle sofferenze patite per le atrocità della guerra. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa “sapeva che non si può fotografare la guerra, perché si tratta per lo più di un’emozione. Ma lui riuscì a catturare quell’emozione scattando accanto a essa. Era in grado di mostrare l’orrore patito da un intero popolo sul volto di un bambino”.
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