Alex Da Corte. Housepainter II
Alex Da Corte, Housepainter Il, 2025. Gommapiuma, compensato, resina, silicone, pelliccia sintetica, peli, acciaio, vernice, materiali metallici, mussola, vetro. Courtesy Fondazione Prada I Ph. Delfino Sisto Legnani – DSL Studio
Dal 28 Ottobre 2026 al 31 Dicembre 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Fondazione Prada
Indirizzo: Largo Isarco 2
Telefono per informazioni: +39 02 56 66 26 34
Sito ufficiale: http://fondazioneprada.org
L’installazione Housepainter II (2025) di Alex Da Corte entra a far parte del progetto permanente “Atlas” di Fondazione Prada a Milano. L’opera è presentata al pubblico da mercoledì 28 ottobre 2026 all’ottavo piano della Torre, insieme all’installazione dell’artista Mouse Museum (Van Gogh Ear) (2022) che, da settembre 2025 per un anno, è stata in dialogo con il Mouse Museum (1965–1977) di Claes Oldenburg, in prestito dal mumok – Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien. Dopo il confronto con Oldenburg, due lavori di Da Corte sono proposti per la prima volta uno accanto all’altro.
Attraverso presentazioni monografiche o confronti inaspettati tra opere realizzate da artisti internazionali fra il 1960 e il 2025, “Atlas” delinea una possibile mappatura delle idee e delle visioni che hanno contribuito allo sviluppo delle attività di Fondazione Prada dal 1993 a oggi. È un progetto concepito per cambiare nel tempo, un piano alla volta, pronto a incorporare nuove sollecitazioni e interpretazioni. La sua natura dinamica ed evolutiva riflette la volontà di Fondazione Prada di indagare attivamente le modalità di programmazione di uno spazio espositivo e la funzione di un progetto permanente in un campus dedicato alla cultura contemporanea.
Nella sua pratica, Alex Da Corte (Camden, New Jersey, 1980) esplora la vita contemporanea attraverso video, performance, installazioni, dipinti e sculture. Con un’attenzione particolare al colore e alla forma, combina riferimenti alla cultura americana alta e bassa – dagli articoli di consumo di uso quotidiano ai personaggi della cultura popolare – per esplorare e mettere in discussione le politiche sociali, l’alienazione e le dimensioni psicologiche dell’esperienza umana. Un intervento video site-specific dell’artista, intitolato Rubber Pencil Devil (2018), è stato presentato nel 2020 negli spazi di Prada Rong Zhai a Shanghai.
Housepainter II (2025) approfondisce alcuni temi centrali della pratica di Da Corte: la costruzione e la trasformazione dell’identità, il rapporto con gli oggetti di uso comune e la rappresentazione di sé. In questa installazione l’artista veste i panni di un personaggio profondamente radicato nella cultura popolare, la Pantera Rosa, presentato come un imbianchino impegnato a dipingere le pareti dello spazio espositivo con un rullo, un secchio e un telo protettivo.
Il Mouse Museum (Van Gogh Ear), realizzato nel 2022 in occasione della mostra antologica “Mr. Remember” al Louisiana Museum di Humlebæk in Danimarca, è un omaggio esplicito al Mouse Museum di Claes Oldenburg (Stoccolma, 1929 – New York, 2022), in cui l’artista aveva trasformato la propria collezione di oggetti di produzione industriale in un museo permanente. Da Corte ne dà una rilettura in chiave ironica e macabra. Mantiene la disposizione della struttura originale – in cui la testa di Topolino si fonde con i contorni di una cinepresa – ma taglia un “orecchio”, alludendo al triste episodio della vita di Vincent van Gogh. All’interno, una lunga teca presenta centinaia di oggetti della cultura popolare appartenenti alla collezione personale di Da Corte, attraverso i quali l’artista compone un autoritratto. Conservati, esposti e messi in relazione tra loro, questi oggetti delineano una costellazione dei suoi desideri e dei suoi ricordi.
Entrambe le opere fanno emergere l’identità dell’artista in modi diversi. In Mouse Museum (Van Gogh Ear) l’installazione diventa un’estensione della sua memoria e gli oggetti compongono una sorta di ritratto per accumulo. In Housepainter II l’autorappresentazione si sviluppa attraverso l’azione e la presenza fisica: la Pantera Rosa è il suo avatar, mentre la pittura trasforma progressivamente lo spazio.
Come spiega Da Corte: “Sul piano formale, Mouse Museum (Van Gogh Ear) e Housepainter II sono due riflessioni sul concetto di contenimento e sui nostri tentativi di comprendere e plasmare il mondo. Il Mouse Museum è un mausoleo, un deposito di cose trovate e create, raccolte e presentate in una sorta di sogno a occhi aperti. In questo spazio austero, le qualità più raffinate e le differenze più sottili sono amplificate. Housepainter II, invece, vuole espandersi, cambiando l’ambiente e spingendosi sempre più verso l’esterno. Fermandosi nel mezzo di una fatica epica, l’imbianchino si chiede quanto lavoro lo aspetti ancora e fino a che punto le sue azioni possano colorare un paesaggio sconfinato.”
Questi due interventi, volutamente esagerati e umoristici, si ispirano liberamente ai codici della cultura popolare, dall’orecchio mozzato di Van Gogh alla Pantera Rosa, e mettono in discussione il modo in cui le opere sono tradizionalmente esposte nei musei, proponendo approcci opposti per occupare e trasformare lo spazio espositivo. La prima è una struttura chiusa e introspettiva in cui gli oggetti sono raccolti e conservati; la seconda si apre verso l’esterno, occupando lo spazio attraverso il colore e il gesto. Come sostiene Da Corte: “Il monolite nero, radicato, che sembra inghiottire la luce, invita gli spettatori all’interno di una mente, forse la propria; un campo rosa, inondato della luce del sole, illumina il mondo intorno a noi.”
Attraverso presentazioni monografiche o confronti inaspettati tra opere realizzate da artisti internazionali fra il 1960 e il 2025, “Atlas” delinea una possibile mappatura delle idee e delle visioni che hanno contribuito allo sviluppo delle attività di Fondazione Prada dal 1993 a oggi. È un progetto concepito per cambiare nel tempo, un piano alla volta, pronto a incorporare nuove sollecitazioni e interpretazioni. La sua natura dinamica ed evolutiva riflette la volontà di Fondazione Prada di indagare attivamente le modalità di programmazione di uno spazio espositivo e la funzione di un progetto permanente in un campus dedicato alla cultura contemporanea.
Nella sua pratica, Alex Da Corte (Camden, New Jersey, 1980) esplora la vita contemporanea attraverso video, performance, installazioni, dipinti e sculture. Con un’attenzione particolare al colore e alla forma, combina riferimenti alla cultura americana alta e bassa – dagli articoli di consumo di uso quotidiano ai personaggi della cultura popolare – per esplorare e mettere in discussione le politiche sociali, l’alienazione e le dimensioni psicologiche dell’esperienza umana. Un intervento video site-specific dell’artista, intitolato Rubber Pencil Devil (2018), è stato presentato nel 2020 negli spazi di Prada Rong Zhai a Shanghai.
Housepainter II (2025) approfondisce alcuni temi centrali della pratica di Da Corte: la costruzione e la trasformazione dell’identità, il rapporto con gli oggetti di uso comune e la rappresentazione di sé. In questa installazione l’artista veste i panni di un personaggio profondamente radicato nella cultura popolare, la Pantera Rosa, presentato come un imbianchino impegnato a dipingere le pareti dello spazio espositivo con un rullo, un secchio e un telo protettivo.
Il Mouse Museum (Van Gogh Ear), realizzato nel 2022 in occasione della mostra antologica “Mr. Remember” al Louisiana Museum di Humlebæk in Danimarca, è un omaggio esplicito al Mouse Museum di Claes Oldenburg (Stoccolma, 1929 – New York, 2022), in cui l’artista aveva trasformato la propria collezione di oggetti di produzione industriale in un museo permanente. Da Corte ne dà una rilettura in chiave ironica e macabra. Mantiene la disposizione della struttura originale – in cui la testa di Topolino si fonde con i contorni di una cinepresa – ma taglia un “orecchio”, alludendo al triste episodio della vita di Vincent van Gogh. All’interno, una lunga teca presenta centinaia di oggetti della cultura popolare appartenenti alla collezione personale di Da Corte, attraverso i quali l’artista compone un autoritratto. Conservati, esposti e messi in relazione tra loro, questi oggetti delineano una costellazione dei suoi desideri e dei suoi ricordi.
Entrambe le opere fanno emergere l’identità dell’artista in modi diversi. In Mouse Museum (Van Gogh Ear) l’installazione diventa un’estensione della sua memoria e gli oggetti compongono una sorta di ritratto per accumulo. In Housepainter II l’autorappresentazione si sviluppa attraverso l’azione e la presenza fisica: la Pantera Rosa è il suo avatar, mentre la pittura trasforma progressivamente lo spazio.
Come spiega Da Corte: “Sul piano formale, Mouse Museum (Van Gogh Ear) e Housepainter II sono due riflessioni sul concetto di contenimento e sui nostri tentativi di comprendere e plasmare il mondo. Il Mouse Museum è un mausoleo, un deposito di cose trovate e create, raccolte e presentate in una sorta di sogno a occhi aperti. In questo spazio austero, le qualità più raffinate e le differenze più sottili sono amplificate. Housepainter II, invece, vuole espandersi, cambiando l’ambiente e spingendosi sempre più verso l’esterno. Fermandosi nel mezzo di una fatica epica, l’imbianchino si chiede quanto lavoro lo aspetti ancora e fino a che punto le sue azioni possano colorare un paesaggio sconfinato.”
Questi due interventi, volutamente esagerati e umoristici, si ispirano liberamente ai codici della cultura popolare, dall’orecchio mozzato di Van Gogh alla Pantera Rosa, e mettono in discussione il modo in cui le opere sono tradizionalmente esposte nei musei, proponendo approcci opposti per occupare e trasformare lo spazio espositivo. La prima è una struttura chiusa e introspettiva in cui gli oggetti sono raccolti e conservati; la seconda si apre verso l’esterno, occupando lo spazio attraverso il colore e il gesto. Come sostiene Da Corte: “Il monolite nero, radicato, che sembra inghiottire la luce, invita gli spettatori all’interno di una mente, forse la propria; un campo rosa, inondato della luce del sole, illumina il mondo intorno a noi.”
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