Maria Cristina Carlini a Superstudio Design per la Milano Design Week
© Mimmo Capurso | Maria Cristina Carlini, Le Tribù, 2025, legno di recupero, 200x110 e 220x130 cm.
Dal 20 Aprile 2026 al 26 Aprile 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Superstudio Maxi
Indirizzo: Via Moncucco 35
Orari: ore 11:00-21:00 26 aprile 11:00-18:00
Curatori: Giulio Cappellini
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
E-Mail info: communication_design@superstudioevents.com
Maria Cristina Carlini partecipa a Superstudio Design, il nuovo format in occasione della ventiseiesima edizione della Milano Design Week, dal 20 al 26 aprile 2026, confermando l’artista come voce di spicco nel panorama culturale contemporaneo.
Carlini si inserisce nel contesto di SuperCity, negli spazi del Superstudio Maxi nell’emergente quartiere Barona, partecipando al progetto Art Boulevard a cura di Giulio Cappellini. Qui architettura, design, arte e fotografia si intrecciano in un percorso immersivo che immagina una città ideale, con lo sguardo rivolto al futuro. Le sculture di Carlini dialogano con le alte opere in corten di Flavio Lucchini e con le installazioni di Piero Lissoni per Living Divani.
Per l’occasione sono state selezionate tre opere monumentali che incarnano la poetica di Carlini: Legni (2012), Fantasmi del lago (2002) e Le Tribù (2025). Come sottolineato dal critico d’arte Marco Eugenio Di Giandomenico, direttore artistico e scientifico della Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, i lavori esprimono la sensibilità dell’artista verso la trasformazione della materia, la riflessione sul rapporto uomo-natura e la tensione verso il trascendente.
In Legni, tre moduli autonomi in legno di recupero su basi in ferro, si elevano verticalmente, evocando una foresta astratta di grande impatto emotivo. Carlini si lascia guidare dalle qualità intrinseche dei materiali, percependone il battito ancestrale e trasformandoli in energia primordiale.
Pur priva di un intento ecologico predefinito, l’opera suggerisce riflessioni sulla sostenibilità e sull’equilibrio tra uomo e natura. La sua forza poetica nasce da un caos-germe, un impulso spontaneo che genera vitalità e tensione verso il trascendente senza codici estetici prefissati. La materia diventa così strumento di una scultura sostenibile e simbolicamente ricca, capace di attivare una fruizione intensa e libera da interpretazioni programmate.
La grande scultura inedita Le Tribù è costituita da due elementi verticali in legno di solaio seicentesco recuperato, lamiera di latta e chiodi in ferro assumono forme coniche, evocando comunità civili coese e identitarie. L’opera esplora il dialogo tra materia naturale e metallo, tra radicamento e slancio verso l’alto, ma la lamiera interrompe l’elevazione, suggerendo i limiti imposti dall’uomo e tensioni spirituali inesplorate.
Anche in questo caso, il significato nasce da un caos-germe, che permette ai materiali di svilupparsi spontaneamente e di attivare nel fruitore una ricaduta simbolica e poetica, minimizzando i codici estetici prefissati. La scultura riflette temi di equilibrio, sostenibilità implicita e relazioni armoniche tra uomo, natura e collettività, confermando l’approccio unico di Carlini nella scultura contemporanea.
I fantasmi del lago è una scultura composta da quattro colonne in tecnica mista su ferro, con polvere di marmo, colle e foglia d’oro, che emergono da una base circolare pensata per contenere acqua. L’opera si confronta idealmente con la “colonna infinita” di Constantin Brâncuși, reinterpretando il tema in chiave originale.
Le colonne non progrediscono ordinatamente verso l’alto: la loro ascensione visiva si interrompe e l’acqua del lago ne riflette il cielo senza permetterne la conquista. Così, i “fantasmi” sospesi tra reale e immaginario diventano metafora del trascendente lontano e ineludibile. Il numero quattro richiama i punti cardinali e gli elementi naturali, suggerendo equilibrio simbolico tra mondo materiale e dimensione universale. L’opera fonde poesia, geometria e simbolismo, offrendo un’esperienza contemplativa e sensibile al visitatore.
Le composizioni dialogano tra loro, consentono un’esperienza immersiva ai visitatori e rendono manifesti i processi creativi dell’artista che individua nei materiali naturali la sua principale fonte di ispirazione.
Con la sua partecipazione nel contesto internazionale della Milano Design Week, in una cornice prestigiosa e innovativa come quella di SuperCity a Superstudio Maxi l’artista ribadisce il suo ruolo di figura chiave nell’arte contemporanea sostenibile.
Cenni biografici. La scultrice Maria Cristina Carlini inizia il suo percorso artistico con la lavorazione della ceramica nei primi anni Settanta a Palo Alto in California, per poi esprimersi con l’utilizzo di diversi materiali quali il grès, il ferro, l’acciaio corten e il legno di recupero. Espone in numerose mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private nazionali e internazionali, ottenendo premi e onorificenze. Le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in tre continenti: Europa, America e Asia.
Nel gennaio 2025 la scultrice apre ufficialmente al pubblico la Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, nata con l’obiettivo di custodire e valorizzare il vasto patrimonio artistico e documentale realizzato in oltre cinquant’anni di attività, la cui direzione artistica è affidata a Marco Eugenio Di Giandomenico. Numerose pubblicazioni hanno punteggiato l’attività artistica di Maria Cristina Carlini, hanno scritto di lei importanti critici quali: Paolo Campiglio, Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Vittoria Coen, Guo Xiao Chuan, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Maria Fratelli, Chiara Gatti, Flaminio Gualdoni, Yacouba Konaté, Frédérique Malaval, Laurence Pauliac, Elena Pontiggia, Cortney Stell. Vive e lavora a Milano.
Carlini si inserisce nel contesto di SuperCity, negli spazi del Superstudio Maxi nell’emergente quartiere Barona, partecipando al progetto Art Boulevard a cura di Giulio Cappellini. Qui architettura, design, arte e fotografia si intrecciano in un percorso immersivo che immagina una città ideale, con lo sguardo rivolto al futuro. Le sculture di Carlini dialogano con le alte opere in corten di Flavio Lucchini e con le installazioni di Piero Lissoni per Living Divani.
Per l’occasione sono state selezionate tre opere monumentali che incarnano la poetica di Carlini: Legni (2012), Fantasmi del lago (2002) e Le Tribù (2025). Come sottolineato dal critico d’arte Marco Eugenio Di Giandomenico, direttore artistico e scientifico della Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, i lavori esprimono la sensibilità dell’artista verso la trasformazione della materia, la riflessione sul rapporto uomo-natura e la tensione verso il trascendente.
In Legni, tre moduli autonomi in legno di recupero su basi in ferro, si elevano verticalmente, evocando una foresta astratta di grande impatto emotivo. Carlini si lascia guidare dalle qualità intrinseche dei materiali, percependone il battito ancestrale e trasformandoli in energia primordiale.
Pur priva di un intento ecologico predefinito, l’opera suggerisce riflessioni sulla sostenibilità e sull’equilibrio tra uomo e natura. La sua forza poetica nasce da un caos-germe, un impulso spontaneo che genera vitalità e tensione verso il trascendente senza codici estetici prefissati. La materia diventa così strumento di una scultura sostenibile e simbolicamente ricca, capace di attivare una fruizione intensa e libera da interpretazioni programmate.
La grande scultura inedita Le Tribù è costituita da due elementi verticali in legno di solaio seicentesco recuperato, lamiera di latta e chiodi in ferro assumono forme coniche, evocando comunità civili coese e identitarie. L’opera esplora il dialogo tra materia naturale e metallo, tra radicamento e slancio verso l’alto, ma la lamiera interrompe l’elevazione, suggerendo i limiti imposti dall’uomo e tensioni spirituali inesplorate.
Anche in questo caso, il significato nasce da un caos-germe, che permette ai materiali di svilupparsi spontaneamente e di attivare nel fruitore una ricaduta simbolica e poetica, minimizzando i codici estetici prefissati. La scultura riflette temi di equilibrio, sostenibilità implicita e relazioni armoniche tra uomo, natura e collettività, confermando l’approccio unico di Carlini nella scultura contemporanea.
I fantasmi del lago è una scultura composta da quattro colonne in tecnica mista su ferro, con polvere di marmo, colle e foglia d’oro, che emergono da una base circolare pensata per contenere acqua. L’opera si confronta idealmente con la “colonna infinita” di Constantin Brâncuși, reinterpretando il tema in chiave originale.
Le colonne non progrediscono ordinatamente verso l’alto: la loro ascensione visiva si interrompe e l’acqua del lago ne riflette il cielo senza permetterne la conquista. Così, i “fantasmi” sospesi tra reale e immaginario diventano metafora del trascendente lontano e ineludibile. Il numero quattro richiama i punti cardinali e gli elementi naturali, suggerendo equilibrio simbolico tra mondo materiale e dimensione universale. L’opera fonde poesia, geometria e simbolismo, offrendo un’esperienza contemplativa e sensibile al visitatore.
Le composizioni dialogano tra loro, consentono un’esperienza immersiva ai visitatori e rendono manifesti i processi creativi dell’artista che individua nei materiali naturali la sua principale fonte di ispirazione.
Con la sua partecipazione nel contesto internazionale della Milano Design Week, in una cornice prestigiosa e innovativa come quella di SuperCity a Superstudio Maxi l’artista ribadisce il suo ruolo di figura chiave nell’arte contemporanea sostenibile.
Cenni biografici. La scultrice Maria Cristina Carlini inizia il suo percorso artistico con la lavorazione della ceramica nei primi anni Settanta a Palo Alto in California, per poi esprimersi con l’utilizzo di diversi materiali quali il grès, il ferro, l’acciaio corten e il legno di recupero. Espone in numerose mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private nazionali e internazionali, ottenendo premi e onorificenze. Le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in tre continenti: Europa, America e Asia.
Nel gennaio 2025 la scultrice apre ufficialmente al pubblico la Fondazione Maria Cristina Carlini ETS, nata con l’obiettivo di custodire e valorizzare il vasto patrimonio artistico e documentale realizzato in oltre cinquant’anni di attività, la cui direzione artistica è affidata a Marco Eugenio Di Giandomenico. Numerose pubblicazioni hanno punteggiato l’attività artistica di Maria Cristina Carlini, hanno scritto di lei importanti critici quali: Paolo Campiglio, Luciano Caramel, Claudio Cerritelli, Vittoria Coen, Guo Xiao Chuan, Martina Corgnati, Gillo Dorfles, Carlo Franza, Maria Fratelli, Chiara Gatti, Flaminio Gualdoni, Yacouba Konaté, Frédérique Malaval, Laurence Pauliac, Elena Pontiggia, Cortney Stell. Vive e lavora a Milano.
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