Moon Scale
Emanuele Caprioli, A little present for you. I miss you, 2020
Dal 21 June 2021 al 2 August 2021
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Galleria Arrivada
Indirizzo: Via Pier Candido Decembrio 26
Orari: tutti i lunedì dalle 16.00 alle 20.00, gli altri giorni su appuntamento
Curatori: Andrea Lacarpia, con la collaborazione di Clara Bonfiglio e Dimora Artica
Telefono per informazioni: +39 3356013444
E-Mail info: galleriarrivada@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.arrivada.eu
Galleria Arrivada presenta Moon Scale, mostra che riunisce opere recenti di tre giovani artisti: Michele Bazzoli (1996), Emanuele Caprioli (1993), Stefano De Paolis (1992). Con questo progetto, realizzato con la collaborazione di Clara Bonfiglio e di Dimora Artica, Galleria Arrivada riprende la programmazione di mostre nella propria sede espositiva in via Pier Candido Decembrio, in zona Porta Romana (MM3 Lodi), dopo la pausa dovuta all'emergenza sanitaria.
La realtà che percepiamo è il risultato della sovrapposizione a ciò che osserviamo di stimoli interni che agiscono come dei filtri che modellano il mondo esterno, colorando l’esperienza in modi diversi a seconda del nostro stato d’animo e delle nostre aspettative. L’esperienza artistica non fa altro che enfatizzare tale meccanismo, predisponendo un’esperienza inconsueta del reale, modulata da variazioni che, anche se minime, possono moltiplicare i possibili punti di vista dai quali osservare le cose. Se la luce del sole ci mostra un reale dagli innumerevoli colori e dal chiaroscuro che rende pesanti i corpi, la luce lunare ci mostra una realtà diversa, dai colori attenuati e dalla fisicità leggera, in cui i corpi si fanno quasi trasparenti.
Il progetto Moon Scale ci fa entrare in una realtà dall’atmosfera lunare, in cui la scala di grigi filtra la visione di un mondo nel contempo famigliare e inafferrabile. Le ricerche di Bazzoli, Caprioli e De Paolis si differenziano sia per le tecniche espressive utilizzate sia per gli ambiti da cui attingono, legati per esempio alla narrativa speculativa, alla dimensione individuale o all’approccio tecnico-scientifico, ma sono accomunati dalla stessa volontà di spostare le forme di partenza sotto una luce diversa, mostrandone diverse potenzialità. Come immagini digitali che nel momento di essere elaborate attraverso dei filtri si mostrano in modo diverso su una scala graduale di possibilità, le opere in mostra sono oggetti lievi che sembrano colti in una fase di trasformazione che lascia in sospeso, dando all’osservatore la possibilità di completare il processo di ricostruzione dell’immagine.
Le opere di Michele Bazzoli presentano delle forme reticolari simili a strutture modulari di produzione industriale, svuotate di alcune parti, distorte o increspate in modo da dare vita a forme nuove che ricordano scheletri di organismi biologici. L’artista racconta una contemporaneità connotata dalla compresenza di crescita e decadenza, forze opposte che impongono una continua tensione tra armonia e catastrofe. In mostra una grande scultura verticale di acciaio, alcune sculture di ceramica e una selezione di disegni su carta.
Emanuele Caprioli ha sviluppato una ricerca che parte dalla fascinazione per le proiezioni luminose, nella loro ambivalenza tra l’incorporeo e la presenza fisica, e per gli strumenti ottici, sia relativi all’ambito scientifico, come il microscopio, sia d’ambito spettacolare o fotografico, come la lanterna magica, la camera oscura e il proiettore. Recuperando la pittura tradizionale su vetro e utilizzando strumenti ottici di diversa tipologia, a volte anche ibridati tra loro, l’artista ottiene una pittura evanescente che viene resa visibile solo grazie alla luce. In mostra una lanterna di vetro soffiato dipinto con materiale trasparente che, girando su se stessa, anima una saletta al buio con delle proiezioni luminose acromatiche che rimandano ad una dimensione sospesa nel tempo, dall’effetto ipnotico. Inoltre delle fotografie tratte dall’archivio personale, in cui compare l’artista bambino, sono state modificate aggiungendo dei disegni d’infanzia, un bestiario in cui le figure si pongono come un alfabeto originario impresso nella memoria.
Le opere di Stefano De Paolis nascono dall’indagine di generi narrativi e artistici differenti, sintetizzati e comparati in modo da individuarne le matrici comuni. La tecnica maggiormente utilizzata è il disegno, in particolare facendo uso della grafite come della punta d’argento. Il risultato sono immagini molto dettagliate ma dal chiaroscuro appena accennato, come inondate di luce. I lavori recenti si concentrano sull’immaginario fantascientifico messo in relazione ad una dimensione domestica, allargando le qualità dei singoli oggetti che possono essere nel contempo dettagli di una navicella spaziale e soprammobili in un’abitazione. In mostra un gruppo unitario di disegni montati su alluminio, in cui compaiono dei dettagli di un immaginario armadio dei trofei di un pilota che compare ritratto su grande dimensione, colto nel momento di sorseggiare un tè .
La realtà che percepiamo è il risultato della sovrapposizione a ciò che osserviamo di stimoli interni che agiscono come dei filtri che modellano il mondo esterno, colorando l’esperienza in modi diversi a seconda del nostro stato d’animo e delle nostre aspettative. L’esperienza artistica non fa altro che enfatizzare tale meccanismo, predisponendo un’esperienza inconsueta del reale, modulata da variazioni che, anche se minime, possono moltiplicare i possibili punti di vista dai quali osservare le cose. Se la luce del sole ci mostra un reale dagli innumerevoli colori e dal chiaroscuro che rende pesanti i corpi, la luce lunare ci mostra una realtà diversa, dai colori attenuati e dalla fisicità leggera, in cui i corpi si fanno quasi trasparenti.
Il progetto Moon Scale ci fa entrare in una realtà dall’atmosfera lunare, in cui la scala di grigi filtra la visione di un mondo nel contempo famigliare e inafferrabile. Le ricerche di Bazzoli, Caprioli e De Paolis si differenziano sia per le tecniche espressive utilizzate sia per gli ambiti da cui attingono, legati per esempio alla narrativa speculativa, alla dimensione individuale o all’approccio tecnico-scientifico, ma sono accomunati dalla stessa volontà di spostare le forme di partenza sotto una luce diversa, mostrandone diverse potenzialità. Come immagini digitali che nel momento di essere elaborate attraverso dei filtri si mostrano in modo diverso su una scala graduale di possibilità, le opere in mostra sono oggetti lievi che sembrano colti in una fase di trasformazione che lascia in sospeso, dando all’osservatore la possibilità di completare il processo di ricostruzione dell’immagine.
Le opere di Michele Bazzoli presentano delle forme reticolari simili a strutture modulari di produzione industriale, svuotate di alcune parti, distorte o increspate in modo da dare vita a forme nuove che ricordano scheletri di organismi biologici. L’artista racconta una contemporaneità connotata dalla compresenza di crescita e decadenza, forze opposte che impongono una continua tensione tra armonia e catastrofe. In mostra una grande scultura verticale di acciaio, alcune sculture di ceramica e una selezione di disegni su carta.
Emanuele Caprioli ha sviluppato una ricerca che parte dalla fascinazione per le proiezioni luminose, nella loro ambivalenza tra l’incorporeo e la presenza fisica, e per gli strumenti ottici, sia relativi all’ambito scientifico, come il microscopio, sia d’ambito spettacolare o fotografico, come la lanterna magica, la camera oscura e il proiettore. Recuperando la pittura tradizionale su vetro e utilizzando strumenti ottici di diversa tipologia, a volte anche ibridati tra loro, l’artista ottiene una pittura evanescente che viene resa visibile solo grazie alla luce. In mostra una lanterna di vetro soffiato dipinto con materiale trasparente che, girando su se stessa, anima una saletta al buio con delle proiezioni luminose acromatiche che rimandano ad una dimensione sospesa nel tempo, dall’effetto ipnotico. Inoltre delle fotografie tratte dall’archivio personale, in cui compare l’artista bambino, sono state modificate aggiungendo dei disegni d’infanzia, un bestiario in cui le figure si pongono come un alfabeto originario impresso nella memoria.
Le opere di Stefano De Paolis nascono dall’indagine di generi narrativi e artistici differenti, sintetizzati e comparati in modo da individuarne le matrici comuni. La tecnica maggiormente utilizzata è il disegno, in particolare facendo uso della grafite come della punta d’argento. Il risultato sono immagini molto dettagliate ma dal chiaroscuro appena accennato, come inondate di luce. I lavori recenti si concentrano sull’immaginario fantascientifico messo in relazione ad una dimensione domestica, allargando le qualità dei singoli oggetti che possono essere nel contempo dettagli di una navicella spaziale e soprammobili in un’abitazione. In mostra un gruppo unitario di disegni montati su alluminio, in cui compaiono dei dettagli di un immaginario armadio dei trofei di un pilota che compare ritratto su grande dimensione, colto nel momento di sorseggiare un tè .
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