Paul Maheke. The Purple Chamber

Paul Maheke on set in Orford Ness with collaborator Rob Bridger for the shoot of Mauve, Jim and John, 2021 I Ph. Marina Doritis

 

Dal 26 Ottobre 2023 al 17 Dicembre 2023

Milano

Luogo: Fondazione Arnaldo Pomodoro

Indirizzo: Via Vigevano 9

Curatori: Chiara Nuzzi


Con The Purple Chamber di Paul Maheke (1985, Brive-la-Gaillarde, Francia) - prima personale in un’istituzione italiana dell’artista francese - dal 28 ottobre la Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta il secondo appuntamento di Corpo Celeste, il ciclo espositivo a cura di Chiara Nuzziappositamente ideato per il programma Project Roomprogetto osservatorio della Fondazione sulle arti contemporanee.
 
Attraverso la sua ricerca, Maheke utilizza media diversi che si contaminano tra loro, spaziando dall’installazione al video, dalla scultura al suono, al disegno e alla performance, elemento – quest’ultimo – considerato da lui centrale per la sua capacità di trascendere l'uso del linguaggio. In Maheke infatti il movimento, il gesto e l'ambiente diventano veicoli per esplorare il limite, il potenziale e la trasformazione in relazione all'identità e alla percezione umana.
 
In The Purple Chamber l’artista condensa i temi e le ricerche che da sempre caratterizzano il suo lavoro all’interno di uno spazio di reinvenzione e meditazione: una vera e propria cosmologia, intesa dall’artista come un mondo che prende forma davanti al pubblico. Uno spazio in continuo mutamento nel quale elementi diversi – scultura, disegno, performance – si incontrano e si intrecciano l’un l’altro mantenendo tuttavia una loro potenziale autonomia. Il pubblico è invitato ad addentrarsi in un ambiente intimo e spaesante, le cui pareti sono coperte da tende lilla che lasciano intravedere, in un continuo gioco di stratificazioni, sculture edisegni. Tra questi ci sono il corpus inedito The Purple Chamber series (2023) e un imponente wall painting - realizzati appositamente per la mostra - e alcune opere precedenti, come Sans titre (ombre blanche) (2020) e You & I (fallen orbiters) (2023).
Nel loro insieme i lavori compongono un intenso dialogo tra corpo e superficie materica che scandisce il ritmo espositivo e trascende i limiti spazio-temporali.
 
I disegni, realizzati con matita acrilica su pannelli di alluminio nero, traggono ispirazione dallo Psychomanteum, una stanza buia utilizzata da medium o sensitivi nel tentativo di entrare in dialogo con i morti attraverso uno specchio scuro. La superficie riflettente, qui restituita grazie all’alluminio nero dei pannelli, ha lo scopo di permettere l’apparizione spontanea di immagini e figure provenienti dall’aldilà, che l’artista evoca attraverso i disegni, confondendo il confine tra i vivi e i morti. I lavori possiedono una forte componente performativa che coinvolge il corpo dell’artista in un dialogo attivo con la superficie materica, similmente ad una coreografia e – come spiega la curatrice Chiara Nuzzi – “risultano da un processo di emersione, simile alla scrittura automatica, in cui le immagini non sono predeterminate né guidate intenzionalmente dall’artista, ma che nel processo di creazione si manifestano sulle superfici affiorando quasi inconsciamente”.
 
In The Purple Chamber l’artista evoca così fantasmi e creature non umane che invitano il pubblico a riorientare il proprio modo di percepire, vedere e sentire. La mostra si configura dunque come progetto site-specific che, attraverso elementi eterogenei, guida i visitatori tra visioni sconosciute e identità ignote, approfondendo ulteriormente una ricerca tesa a individuare nuovi modi di comprendere il mondo e di produrre conoscenza, aprendo riflessioni immaginifiche in contrasto con le narrazioni tradizionali dello spazio e del cosmo. “The Purple Chamber tenta di articolare e destabilizzare le narrazioni dominanti – sottolinea la curatrice – trascendendo il limite del visibile umano attraverso la creazione di uno spazio sospeso per la meditazione e l'immaginazione, invitando a riconfigurare un sapere identitario capace di andare oltre le dinamiche gerarchiche e colonialiste attraverso una continua tensione tra ipervisibilità e cancellazione, intimità e voyeurismo.”
 
Come per la prima mostra del ciclo di Project Room del 2023, dedicata al lavoro di Lito Kattou, anche in questa occasione un’opera di Maheke, legata ai temi della sua esposizione, viene allestita negli spazi di Fondazione ICA Milano creando una connessione spazio-temporale tra le istituzioni.
 
Un ringraziamento a Goodman Gallery e Sultana per il loro sostegno alla realizzazione della mostra.

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