Kandinsky, Klee, Marc, Münter… e altri. Espressionisti dalla Fondazione Werner Coninx

Marianne Werefkin, La miniera, 1926, Tempera su carta incollata su cartone, 73 x 55 cm, Fondazione Marianne Werefkin, Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona

 

Dal 10 Marzo 2024 al 02 Giugno 2024

Ascona | Mondo

Luogo: Museo Comunale d’Arte Moderna

Indirizzo: Via Borgo 34

Orari: martedì-sabato, 10.00 - 12.00; 14.00 - 17.00 Domenica, 10.30 - 12.30 Lunedì chiuso

Costo del biglietto: Intero, 10.00 fr.sv./euro Ridotto, 7.00 fr.sv./euro (studenti, AVS, pensionati, gruppi) Gratuito, giovani fino a 18 anni

Telefono per informazioni: +41 (0)91 759 81 40

E-Mail info: museo@ascona.ch

Sito ufficiale: http://www.museoascona.ch


Dal 10 marzo al 2 giugno 2024, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascosa (Svizzera) presenta la prima di una serie di mostre che valorizzerà il patrimonio di 189 opere concesse in prestito permanente dalla Fondazione Werner Coninx di Zurigo, tra le più importanti e corpose in Svizzera, che nel 2016 ha infatti deciso di depositare l’essenziale della sua collezione in alcuni musei elvetici, al fine di renderla accessibile e visitabile da un largo pubblico, attraverso esposizioni e pubblicazioni.
 
La rassegna di Ascona, dal titolo Kandinsky, Klee, Marc, Münter… e altri. Espressionisti dalla Fondazione Werner Coninx si concentra sulla ricerca di 14 artisti, tutti accomunati dall’appartenenza all’espressionismo lirico di Monaco di Baviera. Tra essi, spiccano i fondatori della Neue Künstlervereinigung München(Nuova Associazione degli Artisti di Monaco) e del Blaue Reiter (Cavaliere azzurro), quali Wassily Kandinsky, Gabriele Münter, Marianne Werefkin, Franz Marc, i loro amici o conoscenti August Macke, Paul Klee, Heinrich Campendonk, Louis René Moilliet e Richard Seewald o gli esponenti che sono stati prossimi ai loro esiti, Adolf Hölzel, Conrad Felixmüller, Robert Genin, Andreas Jawlensky e Ignaz Epper.
 
Il percorso, composto da 82 opere, tra dipinti e grafiche, si apre con Marianne Werefkin, figura chiave sia sul piano teorico che pratico per la fondazione della Neue Künstlervereinigung München.
In particolare, l’attenzione è posta sulla sua opera Autunno – Scuola del 1907 che presenta già quegli elementi espressivi di “soggettivazione” della realtà, tipici della cifra stilistica di Paul Gauguin, dei Nabis e dei Fauves, con i quali Werefkin si è confrontata a partire dal suo viaggio in Francia nel 1903. Un modo di procedere che diventa determinante per il passaggio da stilemi ancora neoimpressionisti a quelli espressivi e sintetici sia per l’arte di Alexej Jawlensky sia per quella della coppia Wassily Kandinsky e Gabriele Münter, avvenuto tra il 1908 e il 1909, durante le estati di studio a Murnau, nelle Prealpi bavaresi. In questo periodo, definito dalla critica come la “culla dell’astrazione” per l’arte di Kandinsky, si assiste alla sua evoluzione nell’utilizzo dei colori in senso sempre più espressivo e simbolico, come si evince dalla xilografia Arciere del 1908-1909, proveniente dal Kunst Museum Winterthur, in cui si trovano echi delle cupole dell’amata Mosca e il tema del cavaliere. Accanto alle xilografie di Kandinsky, s’incontrano quindi le opere di Gabriele Münter, Mazzo di fiori estivo, Lana (olio su cartone) del 1908 e Bambini in attesa (acquaforte su carta) del 1910, che documentano quanto il suo stile stia diventando sempre più astratto.
Nella stessa sezione, si possono ammirare le straordinarie xilografie in bianco e in nero a soggetto animale di Franz Marc realizzate tra il 1912 e il 1913 su carta o carta giapponese per la serie della Tierlegende (La leggenda degli animali), in cui l’amore che fin da giovane nutre per la natura e le sue creature, l’ha indotto a un lungo percorso di analisi e di immedesimazione nelle forme e negli atteggiamenti dei suoi animali.

La mostra continua con l’artista renano August Macke, di cui viene presentato Addormentata sul divano, un dipinto del 1911 della Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten, in cui è raffigurata la moglie, nonché modella e musa, dell’artista, Elisabeth Gerhardt.
Particolare è la vicenda di August Macke; invitato dall’amico fraterno Franz Marc a fare parte della Neue Künstlervereinigung di Monaco, Macke non riuscì ad apprezzare fin da subito le idee e l’arte di Kandinsky, troppo “spirituali” e radicali per il suo pragmatismo, poco incline alla lettura metafisica e spirituale dell’arte.
Il suo stile, formatosi alla maniera dell’impressionismo e del postimpressionismo francesi, dal 1912 attraversa un periodo fauve, per poi condividere solo per un breve lasso di tempo l’estetica del Blaue Reiter. Dal 1912, l’incontro di Macke con Robert Delaunay a Parigi, rappresenta una sorta di rivelazione. Il cubismo orfico del francese influenza, infatti, la sua produzione da lì in avanti, insieme alla simultaneità dei futuristi italiani, come si evince dalle sue famose Vetrine e, in mostra, nei disegni più astratti, come in Iole nel portodel 1912/1913, o la matita Elisabeth (1912), legata a Teste futuriste (Elisabeth) del 1913 della Kunsthalle di Brema.
La rassegna propone inoltre alcune opere con scene di vita urbana, soggetto già praticato fin dagli anni in cui Macke ha guardato all’impressionismo, tutte dalla collezione di Werner Coninx di Zurigo, come la matita Uomo che legge e cani del 1911, lo studio a matita Dirigibile-caffè, del 1912, il carboncino Scena di strada del 1913. Per rendere il più ampio e completo possibile il percorso espositivo sull’artista, si può ammirare Forme astratte IV del 1913, anno in cui sceglie di trasferirsi sul lago di Thun in Svizzera, a Hilterfingen, dove accoglie gli amici Paul Klee e Louis Moilliet, con cui partirà la primavera seguente per il famoso viaggio in Tunisia.
Nel paese nordafricano, i tre si dedicarono ad approfondire la tecnica dell’acquarello; Macke, riportando a olio i disegni ad acquarello come in Paesaggio roccioso della Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten. Moilliet, trasformando le suggestioni orfiche derivate da Delaunay, nei colori terrosi d’Africa, come attestano i suoi delicati acquarelli. Le opere selezionate testimoniano l’eccellere di Moilliet in questa tecnica, che ha prediletto per buona parte di una vita spesa a ragionare in termini di colore e forma, pur senza mai abbandonare totalmente i riferimenti figurativi, e che ha precorso l’arte astratta di Kandinsky, qui documentata con il dipinto a olio Composizione di triangoli (1930) della collezione Coninx.
In esso troviamo forme geometriche primarie come i triangoli, tipiche del periodo d’insegnamento di Kandinsky al Bauhaus (1922-1933) in cui ritorna la figura triangolare del tema delle montagne tipico del Blaue Reiter, mentre le due xilografie, in bianco e nero e a colori del Kunst Museum Winterthur, testimoniano il progressivo passaggio da un’astrazione di tipo geometrico all’inserzione di forme biomorfiche e a una maggior libertà nell’uso di una linea libera e calligrafica, caratteristico del periodo parigino dell’artista.
Paul Klee, esposto accanto ai fedeli amici di una vita, Moilliet, Macke e Kandinsky, è presente con La casa rossa del 1913, donata da Werefkin al Comune di Ascona in occasione della fondazione del Museo Comunale nel 1922. Si tratta di un dipinto dal disegno grafico semplice e infantile, dai colori tenui e dalle linee sintetiche e vibranti, in cui emerge una sapiente conoscenza delle teorie dei colori complementari e in contrasto. Nei due disegni Testa (uomo con barba) (1925) e Pattinatore (1927) della collezione Coninx, le figure risultano delineate in maniera sintetica: attraverso pochi tratti (linee verticali e orizzontali, linee a zig-zag, cerchi, simboli), l’artista realizza una composizione ironica ma che, a un secondo sguardo, suscita un senso di turbamento.
 
Proseguendo lungo il percorso, s’incontrano le opere grafiche di Heinrich Campendonk, Conrad Felixmüller e Richard Seewald che, nel loro insieme, permettono di apprezzare la sapiente quanto antica tecnica della xilografia dal taglio netto molto espressivo, sia negli esempi in bianco e nero che in quelli acquarellati.
Campendonk e Felixmüller appartengono per età e formazione alla cosiddetta seconda generazione degli espressionisti tedeschi, in cui i temi a carattere etico, sociale e politico – conseguenti alla fine della prima guerra mondiale – diventano centrali nelle loro opere, tra il 1915 e la fine del 1920, per denunciare discriminazioni e drammi sociali (Campendonk), o, per esaltare i valori rassicuranti della famiglia (Felixmüller). Tra questi, s’inserisce Richard Seewald che delle arti grafiche è un maestro: fino al termine degli anni 1920, produce un numero considerevole di opere utilizzando tutte le tecniche grafiche, non solo come opere a sé stanti, ma anche in ambito editoriale, destinate all’illustrazione di libri di vari autori, nonché propri. Nella collezione della Fondazione Werner Coninx sono conservate Sodoma e Gomorra (1914) e Il Paradiso (1915), che fanno parte della serie delle 10 xilografie sulla Bibbia pubblicate nel 1916 in 250 esemplari colorati a mano.
 
La mostra si completa con le opere dello svizzero Ignaz Epper, e dei russi Andreas Jawlensky e Robert Genin, che hanno animato l’ambiente culturale di Ascona tra le due guerre mondiali.
 

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