Eugenio Giliberti. Cerimoniale

© Eugenio Giliberti

 

Dal 15 Luglio 2017 al 15 Settembre 2017

Capri | Napoli

Luogo: Palazzo Vanalesti-Centro Caprense Ignazio Cerio

Indirizzo: piazzetta Ignazio Cerio 5

Orari: lunedì dalle ore 10 alle 13; martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle 16; giovedì e sabato dalle ore 12 alle 16

Enti promotori:

  • MATRONATO della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli

Telefono per informazioni: +39 081.415702

E-Mail info: info@intragallery.it


Comunicato Stampa:
La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee ha varato nel 2013 un programma di patrocinio, denominato MATRONATO, volto al riconoscimento e alla promozione di progetti (senza scopo di lucro e aventi sede in una delle seguenti regioni italiane: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) che, per il loro valore e qualità culturale, stimolino la coesione sociale, la ricerca scientifica e umanistica, il dialogo fra diverse discipline, il supporto alla produzione e alla mediazione artistica quali fonte e stimolo di progresso collettivo.

Il MATRONATO è stato concesso all’installazione site specific di Eugenio Giliberti, dal titolo Cerimoniale, concepita appositamente per gli spazi del Palazzo Vanalesti, quale rilettura in chiave contemporanea dei luoghi che ospitano la collezione del Museo Cerio, e realizzata sotto la direzione artistica    di  Intragallery. La mostra sarà inaugurata sabato 15 luglio alle ore 19:00 presso il Palazzo Vanalesti-Centro Caprense Ignazio Cerio (piazzetta Ignazio Cerio 5, Capri).

Il titolo della mostra, Cerimoniale, allude al riconoscimento e all’incontro della sensibilità dello scienziato Ignazio Cerio con la pratica artistica di Giliberti: la mostra si articola intorno a una grande installazione, composta da migliaia di dischetti imperfetti di legno di melo, testimoni della ricerca che Giliberti conduce da alcuni anni intorno alle trasformazioni naturali e antropiche del territorio che lo accoglie da più di 10 anni (la Masseria Varco a Rotondi, nell'Avellinese).

Quattro gli elementi principali dell'intervento: gli strumenti dell’artista che convivono con i reperti paleontologici ed archeologici collezionati dallo studioso Ignazio Cerio e conservati nel museo; le tavole data-base, disegni a matita che raccontono quattro anni di vita di un albero di mele annurche della Masseria Varco a Rotondi; la sala della potatura, una grande decorazione murale composta da dischetti di legno ricavati dalla potatura del meleto dove si immagina lo svolgimento del cerimoniale a cui il titolo della mostra allude, in una sontuosa e ironica messa in scena; il pianoforte muto, uno strumento interamente rivestito da un tessuto bianco cucito sull’oggetto da un’artigiana che ricalca, in negativo, i rumori dell’isola "turistica".

Eugenio Giliberti (Napoli, 1954). Esordisce negli anni ’80 con la collettiva Evacuare Napoli (1985). Nell’aderire a quel clima napoletano caratterizzato dalla contaminazione di generi e materiali, tecniche e modalità linguistiche differenti, rifiuta la via neo-figurativa, scegliendo una posizione minoritaria. La sua ricerca artistica si distingue a partire dal 1987 con le prime superfici monocrome e la riflessione sui nessi tra opera-spazio-ambiente. Culmine di questo segmento della sua ricerca è l’opera dal titolo Seicentottantamilaquattrocentoquadratini colorati (Galleria ThE, Napoli, 1996; Galleria Occurrence, Montréal, 1998; Kunstverein di Ludwigsburg, 2001; Galleria Milano, 2006, Castello di Genazzano, 2013), opera “combinatoria” in cui, su carta quadrettata, sviluppa tutte le combinazioni possibili di 10 colori in tre trittici. Seguono: gli Oggetti platonici (in La scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2010); LP - lavoro politico (in Castelli in aria, Museo di Castel Sant’Elmo, Napoli, 2000;Futurama, Museo Pecci, 2000, Curriculum vitae, Museo di Castel Sant’Elmo, Napoli, 2003). Dal 2006, si trasferisce in campagna, a Rotondi nell'Avellinese, e fonda Selve del Balzo, una piccola comunità produttiva impegnata nella lavorazione del legname, elemento fondante della sua pratica artistica. È a partire dall’osservazione diretta della realtà culturale e ambientale della comunità contadina, che  Giliberti trasforma la sua opera in relazione al contesto. Si origina così una nuova serie di lavori, presentati nelle due mostre personali alla Galleria Giacomo Guidi di Roma (Working Class, 2008; Il senso di Walden, 2010). Costante nella sua ricerca srtistica è l’attenzione al luogo espositivo. Da alcuni anni Giliberti compie una sorta di omaggio al luogo, raccogliendo su di esso notizie e testimonianze e realizzandone piccole riproduzioni in cera o plastilina da esporre, insieme alle altre opere, proprio nel luogo riprodotto: contenitori/contenuto, gesti di “buona educazione” che costituiscono un ulteriore ciclo, autonomo ma perfettamente integrato nel discorso complessivo dell’opera. Testimoniano questo capitolo della sua ricerca le mostre: Bisbigli nelle stanze di Aurelia, personale nel Palazzo Ducale di Martina Franca (2012) e Ho le mani impegnate sto pensando al Ciac, Castello Colonna, Gennazzano, 2013), dove espone per la prima volta opere appartenenti a un nuovo ciclo “data base”, dedicato all’antico meleto nel quale è ubicato il suo studio-masseria di Rotondi. Della serie di “data base”, una grande assonometria del meleto del Varco è stata esposta in Rendez-vousdesamis (2015), mostra convegno internazionale curata da Bruno Corà nelle sedi della Fondazione Burri, in occasione della celebrazione del centenario dalla nascita di Alberto Burri. Ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee per il progetto  Orto Civile, l'ultimo dei suoi progetti di arte partecipata focalizzato intorno ai rapporti tra cura della terra e alimentazione, città e campagna, tradizione “moderna” e “riscoperte innovative“, che coinvolge più di 40 famiglie napoletane nella riattivazione del “piccolo sistema rurale” della Masseria Varco a Rotondi.

Inaugurazione: sabato 15 luglio ore 19
La mostra sarà visitabile fino al 15 settembre 2017 nei consueti giorni e orari di apertura del Palazzo Vanalesti-Centro Caprense Ignazio Ceriolunedì dalle ore 10 alle 13martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle 16giovedì e sabato dalle ore 12 alle 16.

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