Joan Mirò: per poi arrivare all’anima
© Successiò Mirò by SIAE 2025 | Joan Mirò, Ubu Roi, 1966
Dal 5 Dicembre 2025 al 26 Aprile 2026
Napoli | Visualizza tutte le mostre a Napoli
Luogo: Basilica si Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Indirizzo: Piazzetta Pietrasanta 17
Orari: tutti i giorni 10-19
Curatori: Achille Bonito Oliva e Vittoria Mainolti
Costo del biglietto: da € 18.50
Telefono per informazioni: +39 081 192 30 565
E-Mail info: info@polopietrasanta.it
Sito ufficiale: http://www.polopietrasanta.it
“Ho difficoltà a parlare della mia pittura, poiché nasce sempre in uno stato allucinatorio, suscitato da un contraccolpo qualsiasi, oggettivo o soggettivo che sia, e di cui non sono in alcun modo artefice.
Ǫuanto ai miei mezzi di espressione, sempre più mi sforzo di giungere al massimo grado di chiarezza, di potenza e di aggressività plastica, ossia di risvegliare dapprima una sensazione fisica, per poi arrivare all’anima.”
Così dichiara Mirò nel 1933, ed in questa dichiarazione scorgiamo una caratteristica importante dell’opera dell’artista catalano, ossia quel famoso automatismo psichico che lo aveva avvicinato ai surrealisti e alle loro pratiche pratiche. Ma in questa affermazione notiamo anche un altro fondamentale elemento della produzione di Mirò: la sua lotta continua con l’espressione, sia essa parola o gesto, la tensione per arrivare ad un significato, per se stesso, per poi tradurlo al prossimo.
A ben vedere Joan Mirò, artista schivo e riservato fino ai limiti della timidezza, è sempre stato affascinato dalla parola. Nella sua carriera non ha solo illustrato le opere di poeti e scrittori – da Tristan Tzara a Paul Éluard, da Michel Leiris a René Char, fino a Jacques Prévert, Raymond Ǫueneau e Joan Brossa – ma non ha mai neanche fatto vera distinzione tra arte visiva e letteratura, cogliendo nella parola una forza plastica e visiva paragonabile a quella della pittura e della grafia.
Comprendendo le potenzialità della calligrafia, soprattutto quella cinese e giapponese, ne inizia a fare largo uso non come elemento decorativo ma come segno autonomo, e nelle sue opere appaiono lettere, parole, frammenti calligrafici anticipando in qualche modo le tendenze della Poesia Visiva degli anni ’60 del Novecento.
Sebbene questi elementi siano presenti anche in opere pittoriche sin dalla metà degli anni ’20 (si pensi alle opere della serie Peinture-poème) è indubbiamente con il suo lavoro grafico del secondo dopoguerra che Mirò esalta il binomio parola/immagine: è del 1976 infatti una litografia addirittura titolata Peinture = Poesie, che mette tra l’altro in luce un altro aspetto importante all’interno del lavoro di Mirò, ossia quello di non fare differenza tra i diversi media e di non considerare la grafica come una sorella minore.
La grafica, infatti, nel XX secolo assume primaria importanza ed è spesso il medium di elezione per gli artisti delle avanguardie alla ricerca di sperimentazione e rinnovamento del loro linguaggio. È questo sicuramente il caso di Joan Mirò che si avvicina alla stampa artistica trattandola come una delle tante possibilità espressive all’interno del proprio eclettismo tecnico, per poi trasformarla nella forma espressiva preferita soprattutto nella seconda metà della sua carriera.
Ǫuesta mostra, attraverso un corpo importante di opere grafiche di Mirò, vuole quindi ripercorrere il rapporto dell’artista con le diverse tecniche della stampa, e soffermarsi sulla sua produzione per libri d’arte, illustrazioni e le sue collaborazioni con poeti ed editori per far conoscere un aspetto meno noto, ma centrale, della poetica del maestro catalano.
Ǫuanto ai miei mezzi di espressione, sempre più mi sforzo di giungere al massimo grado di chiarezza, di potenza e di aggressività plastica, ossia di risvegliare dapprima una sensazione fisica, per poi arrivare all’anima.”
Così dichiara Mirò nel 1933, ed in questa dichiarazione scorgiamo una caratteristica importante dell’opera dell’artista catalano, ossia quel famoso automatismo psichico che lo aveva avvicinato ai surrealisti e alle loro pratiche pratiche. Ma in questa affermazione notiamo anche un altro fondamentale elemento della produzione di Mirò: la sua lotta continua con l’espressione, sia essa parola o gesto, la tensione per arrivare ad un significato, per se stesso, per poi tradurlo al prossimo.
A ben vedere Joan Mirò, artista schivo e riservato fino ai limiti della timidezza, è sempre stato affascinato dalla parola. Nella sua carriera non ha solo illustrato le opere di poeti e scrittori – da Tristan Tzara a Paul Éluard, da Michel Leiris a René Char, fino a Jacques Prévert, Raymond Ǫueneau e Joan Brossa – ma non ha mai neanche fatto vera distinzione tra arte visiva e letteratura, cogliendo nella parola una forza plastica e visiva paragonabile a quella della pittura e della grafia.
Comprendendo le potenzialità della calligrafia, soprattutto quella cinese e giapponese, ne inizia a fare largo uso non come elemento decorativo ma come segno autonomo, e nelle sue opere appaiono lettere, parole, frammenti calligrafici anticipando in qualche modo le tendenze della Poesia Visiva degli anni ’60 del Novecento.
Sebbene questi elementi siano presenti anche in opere pittoriche sin dalla metà degli anni ’20 (si pensi alle opere della serie Peinture-poème) è indubbiamente con il suo lavoro grafico del secondo dopoguerra che Mirò esalta il binomio parola/immagine: è del 1976 infatti una litografia addirittura titolata Peinture = Poesie, che mette tra l’altro in luce un altro aspetto importante all’interno del lavoro di Mirò, ossia quello di non fare differenza tra i diversi media e di non considerare la grafica come una sorella minore.
La grafica, infatti, nel XX secolo assume primaria importanza ed è spesso il medium di elezione per gli artisti delle avanguardie alla ricerca di sperimentazione e rinnovamento del loro linguaggio. È questo sicuramente il caso di Joan Mirò che si avvicina alla stampa artistica trattandola come una delle tante possibilità espressive all’interno del proprio eclettismo tecnico, per poi trasformarla nella forma espressiva preferita soprattutto nella seconda metà della sua carriera.
Ǫuesta mostra, attraverso un corpo importante di opere grafiche di Mirò, vuole quindi ripercorrere il rapporto dell’artista con le diverse tecniche della stampa, e soffermarsi sulla sua produzione per libri d’arte, illustrazioni e le sue collaborazioni con poeti ed editori per far conoscere un aspetto meno noto, ma centrale, della poetica del maestro catalano.
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