London Shadow. La rivoluzione inglese da Gilbert & George a Damien Hirst

Dal 19 Ottobre 2018 al 20 Gennaio 2019
Napoli
Luogo: Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano
Indirizzo: via Toledo 185
Orari: da martedì a venerdì dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18:30); sabato e domenica dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso 19:30). Chiuso il lunedì
Costo del biglietto: intero 5 €, ridotto 3 €, gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni, clienti e dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo. Domeniche gratuite: 2 dicembre e 6 gennaio. Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole
Telefono per informazioni: 800.454229
E-Mail info: info@palazzozevallos.com
Sito ufficiale: http://www.gallerieditalia.com
La mostra London Shadow. La rivoluzione inglese da Gilbert & George a Damien Hirst racconta, attraverso ventitré opere, lo spirito di rinnovamento artistico che prende avvio in Gran Bretagna tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta sotto il nome di YBA (Young British Artists). Alla fine del decennio, poco più che ventenni e ancora studenti, questi giovani artisti intravedono finalmente la possibilità di rompere con la “vecchia” generazione e imporre con prepotenza segni, messaggi e codici espressivi davvero nuovi. Leader del movimento è Damien Hirst, personaggio carismatico, irriverente e provocatorio che nel 1988 organizza la prima mostra, Freeze, allestita negli ex uffici portuali dei Docks di Londra.
Ispirata al titolo di un’opera di Gilbert & George – il “duo terribile” attivo fin dalla fine degli anni ’60 e precursori di quelle temperature irriverenti che caratterizzeranno la seconda metà degli anni ’80 – la mostra London Shadow riassume facilmente tensioni, ambiguità, vitalismo e contaminazioni della cultura inglese degli ultimi decenni, fino a oggi.
Esposte a Palazzo Zevallos Stigliano tre opere di Damien Hirst, tra cui Problems, concessa eccezionalmente in prestito dallo stesso artista e proveniente dal suo studio di Londra, nonché le tele di Jason Martin, Ian Davenport, Marc Quinn e Julian Opie, le serie fotografiche di Darren Almond, l’installazione minimalista di Liam Gillick, la scritta Things di Martin Creed, e ancora il riflessivo lavoro di Gillian Wearing, le fotografie cieche di Douglas Gordon, gli interventi di Mat Collishaw e Gavin Turk.
A completare il percorso espositivo anche le esperienze delle giovani artiste donne della YBA che esaltano i temi del femminismo sfiorando la cattiveria e la sessualità esplicita. È il caso dei neon di Tracey Emin, delle sculture di Sarah Lucas, dell’installazione video di Sam Taylor-Wood.
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